Istituzione Bologna Musei: La finestra sul cortile

65

Dal 23 maggio il nuovo format digitale con video sul patrimonio artistico dei musei civici, su Facebook, a bacheche incrociate.

BOLOGNA – Mentre le sedi dell’Istituzione Bologna Musei continuano progressivamente a riaprire al pubblico con misure e standard di sicurezza allineati alle più recenti linee guida governative, non si fermano le attività on line fruibili a distanza, con un ruolo complementare alla visita in presenza.

L’offerta di accessibilità digitale al patrimonio storico-artistico civico prosegue con nuove proposte trasversali ad ogni area disciplinare dell’Istituzione Bologna Musei, grazie all’impegno delle professionalità museali impegnate quotidianamente nelle attività di promozione e divulgazione.

Dal 23 maggio il format, pensato per Facebook, dal titolo La finestra sul cortile, che si propone di stabilire un dialogo tra le collezioni permanenti dei quattordici musei dell’Istituzione. Una serie di “finestre” aperte sul “cortile” comune dell’Istituzione Bologna Musei per sbirciare con occhi nuovi nelle collezioni degli altri.

I molteplici collegamenti e le tante storie che legano tra di loro le migliaia di oggetti ed opere custodite nei musei verranno raccontate in una serie di brevi video, della durata di 5 minuti circa, in cui si sveleranno questi intrecci, aprendo “finestre” su tematiche condivise.

I video saranno postati sulle bacheche Facebook “scambiate” dei musei, a partire da domani, ogni sabato e domenica alle ore 12, per le prossime settimane.

Di seguito il programma del weekend:

sabato 23 maggio, h 12.00

Marinella Marchesi, Museo Civico Archeologico racconta La stele del suarius sulla pagina Facebook del Museo del Patrimonio Industriale https://www.facebook.com/MuseodelPatrimonioIndustriale/

Una delle più antiche testimonianze della produzione della mortadella a Bologna è rappresentato da due stele “gemelle”, poste all’ingresso del Museo Civico Archeologico.

Le due stele, databili al I sec. a.C., facevano parte di un recinto funerario dedicato a un ignoto personaggio, di cui possiamo ricostruire il mestiere grazie alle decorazioni poste sulle stele stesse. La prima presenta infatti la rappresentazione di un suarius, ossia di in pastore di maialini, l’altra un grosso contenitore cilindrico con all’interno uno strumento che potrebbe essere un pestello. È probabile dunque che il nostro personaggio si occupasse proprio della trasformazione della carne di maiale per la produzione di insaccati.

Alessio Zoeddu, Museo del Patrimonio Industriale ci parla dell’Origine e della storia della produzione della mortadella sulla pagina Facebook del Museo Civico Archeologico https://www.facebook.com/MuseoCivicoArcheologicoBologna/

La produzione di mortadella ha origini antichissime: il nome stesso ci riporta infatti all’epoca romana e alla consuetudine di pestare con il mortaio la carne di maiale con bacche di mirto per insaporirla e successivamente insaccarla. Nel Rinascimento e nel corso del Seicento, la produzione di mortadella rappresentava una voce fondamentale per l’economia cittadina; si trattava tuttavia di un prodotto di lusso, che veniva a costare ad esempio nove volte più del pane. La forte correlazione identitaria fra la città e il “suo” prodotto prosegue anche nell’Ottocento e nel Novecento, quando la meccanizzazione dei processi produttivi ne modificano i costi, rendendola un prodotto più popolare e accessibile e pertanto esportabile in tutto il mondo, dove è molto conosciuta ancora oggi.

domenica 24 maggio, h 12.00

Lorenza Selleri, Museo Morandi descrive L’ultima dimora di Giorgio Morandi presso la Certosa sulla pagina Facebook del Museo civico del Risorgimento
https://www.facebook.com/museorisorgimentobologna/

Il monumento funerario a Giorgio Morandi, progettato da Leone Pancaldi e realizzato in marmo bianco, è coronato da un busto in bronzo che raffigura l’artista, opera di Giacomo Manzù. Dalla corrispondenza intercorsa fra lo scultore e le sorelle del maestro – Anna, Dina e Maria Teresa – si apprende che furono proprio loro a commissionare allo scultore, amico del fratello Giorgio, l’opera, che fu completata nel 1964. Ma non tutti sanno che il bronzo che si trova attualmente sulla tomba di Morandi non è la prima scultura che fu realizzata da Manzù. Egli infatti nel marzo del 1972 aveva inviato alle sorelle Morandi una scultura raffigurante un giovane san Giorgio nell’atto di togliersi il cappello per rispetto di fronte alla salma del grande artista. L’opera, che suscitò grande entusiasmo nelle sorelle, venne collocata sulla tomba negli ultimi mesi di quello stesso anno, ma già all’inizio del successivo le sorelle iniziarono a ripensare sull’opportunità che l’opera rimanesse in situ. Dopo circa tre anni, il ripensamento definitivo che porterà alla sua rimozione dal sepolcro.

Roberto Martorelli, Museo civico del Risorgimento traccia un personale ritratto di Giorgio Morandi sulla pagina Facebook del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
https://www.facebook.com/MAMboMuseoArteModernaBologna/

Giorgio Morandi segna la storia dell’arte bolognese, e non solo, del Novecento. Nato nel 1890, si forma all’Accademia di Belle Arti. Fra i compagni di classe figurano Osvaldo Licini e Severo Pozzati, una generazione che romperà con la tradizione accademica. Pur lavorando in totale solitudine, l’artista non fu mai isolato dal contesto storico artistico a lui contemporaneo. Soggetti delle sue opere sono gli oggetti dello studio e i paesaggi che poteva osservare dalla sua casa di via Fondazza o da quella di Grizzana. Tali soggetti sono ripresi, come è noto, in moltissime varianti, sia in pittura che nella parallela attività incisoria.