Il Museo civico di Modena presenta ricerche a convegni e webimar

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Cristiana Zanasi racconta gli anni modenesi dell’evoluzionista Giovanni Canestrini, mentre Silvia Pellegrini ha presentato metodologie di ricerca a un webinar di archeologia tuniso-italiano

MODENA – Il Museo civico di Modena, chiuso al pubblico per l’emergenza sanitaria, prosegue, insieme alla predisposizione di progetti per la ripartenza, l’attività di ricerca e quella di relazione con importanti istituzioni culturali nazionali e internazionali. Rientra in questo ambito la partecipazione a due convegni online nella settimana in corso.

Giovedì 25 marzo dalle 9.30 in modalità telematica si svolge “Sulle tracce di un evoluzionista: Le ‘cose’ di Giovanni Canestrini”, un convegno dell’Università di Padova su Giovanni Canestrini (1835-1900), evoluzionista eclettico, tra i più rilevanti del panorama scientifico europeo della seconda metà dell’Ottocento. Nel 150° dalla fondazione del Museo civico di Modena, Cristiana Zanasi (curatrice della sezione archeologica etnologica) con Andrea Cardarelli della Sapienza di Roma, presenta un contributo su “Gli anni modenesi di Giovanni Canestrini”, ripercorrendo le tappe fondamentali della sua attività di ricerca, pioneristica della paletnologia italiana, in contatto con i padri fondatori degli studi preistorici nel Belpaese. Attività che fin dal 1863 lo portò a indagare le Terramare modenesi, grazie a un cospicuo finanziamento del Comune di Modena. I materiali trovati negli scavi costituiranno il primo nucleo del Museo civico di Modena, fondato nel 1871 da Carlo Boni.

In contatto epistolare con i principali esponenti delle scienze naturali del tempo, in primis Charles Darwin, Canestrini fu zoologo, paletnologo, antropologo, divulgatore e traduttore di Darwin. Proprio a Modena ebbe un ruolo chiave nell’affermazione del pensiero evoluzionista. Ventisettenne, cominciò la sua attività di docente di Storia Naturale all’Università di Modena nel 1862. L’approccio che connetteva la Filosofia alla Storia Naturali è alla base della sua adesione all’evoluzionismo, che si consolidò durante gli anni modenesi. Nel 1864 pubblicò, insieme a Leonardo Salimbeni, la prima traduzione italiana della “Origine della Specie” con l’editore modenese Zanichelli, e fondò la Società dei Naturalisti di Modena, che ebbe per anni come presidente onorario lo stesso Charles Darwin.

Il convegno si segue online gratuitamente, previa registrazione sul sito www.unipd.it.

Tra il 22 e il 23 marzo è stata invece Silvia Pellegrini (archeologa del Museo civico) a parlare delle metodologie di ricerca modenesi al webinar “Dal Mediterraneo al Sahara. La cooperazione Tuniso-Italiana in Archeologia e nel patrimonio culturale” promosso da istituti internazionali in collaborazione con Università Sapienza Roma.

Il metodo di ricerca applicato nell’ambito modenese dal 2015, in occasione degli studi per “Mutina Splendidissima”, poi avviato in siti di area vesuviana, verrà “esportato” in Tunisia su siti di età romana. Le ricerche del Museo modenese si caratterizzano per la metodologia pluridisciplinare e per un approccio di ricerca integrato, grazie anche alle numerose collaborazioni con Università, enti di ricerca e imprese. “Archeologie Alibi” è il progetto di cui il Museo è partner assieme all’Università di Bologna (Pellegrini è co-direttrice scientifica, Antonella Coralini di UniBo è direttrice della missione) e ha come obiettivo lo studio e la valorizzazione dei “vecchi scavi”, patrimoni spesso dimenticati nei depositi, in archivi e biblioteche, autentiche miniere della memoria di un territorio. Il webinar resta visibile sul canale Youtube del Cnr (www.youtube.com/channel/UCtsBKMrBGwa-ubIL1iw4OMQ).

Foto: Bulla Regia citta romana nel nord della Tunisia- vicino all’attuale citta di Jendouba