PIACENZA – Nonostante i conflitti che talvolta ci hanno diviso, ho sempre provato una profonda amicizia e vicinanza per Goffredo Fofi. A unirci, innanzitutto, la comune adesione all’esperienza di Danilo Dolci: per me totale, anche nella sua componente gandhiana, per Goffredo più incentrata sull’aspetto sociale dei diritti, del lavoro e della resistenza delle classi oppresse e subalterne.
Conobbi Fofi con La linea d’ombra, la rivista da lui diretta e per la quale scrissi diversi interventi. All’epoca nutrivo una passione inesauribile per gli insegnanti e quando gli confidai di voler invece diventare pedagogista, il suo atteggiamento cambiò, diventando più freddo e con alcune telefonate concluse bruscamente. Ma lo sappiamo, Goffredo, era un maestro anche del dissenso: la divergenza non degenerava mai in rancore.
Critico lucido, cantore delle minoranze, rimase sempre refrattario all’establishment e a ogni forma di riconoscimento pubblico. La sua coerenza, di questi tempi, resta un esempio cristallino.
Vorrei ricordare il suo enorme interesse per i temi educativi, nato con l’esperienza montessoriana condivisa con Danilo Dolci e Grazia Honegger Fresco, amicizie che mantenne per tutta la vita, e culminato nella straordinaria esperienza della “Mensa dei bambini proletari” a Napoli negli anni Settanta: una delle pagine più intense e preziose della pedagogia critica di quell’epoca.
Ci sentimmo un anno fa per preparare il convegno dedicato al centenario della nascita di Dolci. Con mia sorpresa, ebbe per me parole di grande elogio, quasi inusuali per il suo carattere. Mi fece molto piacere.
La vita di Goffredo Fofi è di grande complessità. Basti citare la sua importanza come critico cinematografico, in particolare nel riconoscimento artistico di Totò, che la cultura italiana aveva relegato a mera maschera comica. Restituirgli il valore di artista straordinario fu un grande dono.
I suoi meriti sono enormi. Sono felice di averlo conosciuto e sono convinto che, per la cultura italiana, la sua scomparsa rappresenti una perdita unica. Goffredo è stato e resterà una figura indispensabile.
Daniele Novara






