Consiglio comunale, l’intervento del sindaco Matteo Lepore

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BOLOGNA – L’intervento integrale del Sindaco Matteo Lepore:

‘Gentile Presidente e Vicepresidente, Consigliere e Consiglieri,
mi fa molto piacere potervi comunicare oggi la composizione della nostra giunta, del vicesindaco, non prima di avere fatto alcune considerazioni che credo sia importante condividere all’inizio di questo nostro mandato. Intanto voglio ringraziare chi in quest’aula fino adesso si è espresso con grande amore per le istituzioni, lealtà, chi mi ha scritto in questi giorni dai banchi dell’opposizione, della maggioranza o dai Consigli di Quartiere per augurarmi un buon lavoro a me, alla nostra giunta e alla città. Ovviamente siamo come sindaco e come giunta molto orgogliosi del risultato che abbiamo ottenuto in queste elezioni, siamo orgogliosi in modo particolare della fiducia che i cittadini e le cittadine bolognesi ci hanno riservato in questa elezione. Ho avuto modo in queste ore di esplicitare in un modo un po’ particolare quanto ieri mi abbia fatto commuovere il quadro che qualcuno ha affisso fuori dal mio ufficio, con l’elenco dei sindaci che prima di me hanno servito questa città. Sono molto onorato di essere incluso tra loro e di questo devo ringraziare tutti i Consiglieri della maggioranza, tutte le persone che si sono candidate per ottenere questo importante risultato. Voglio ringraziare tutte le persone che si sono impegnate in questa lunga campagna elettorale, chi si è candidato con i partiti che stanno da una parte di questo Consiglio, che faranno l’opposizione perché anche loro hanno contributo al dibattito di questa lunga campagna elettorale che è stata una campagna elettorale non facile, che ha attraversato la pandemia, siamo partiti utilizzando gli strumenti digitali, abbiamo incontrato centinaia di cittadini attraverso le telefonate, attraverso il web, poi abbiamo iniziato con le assemblee e abbiamo riunito le persone. Come sempre in questa città abbiamo saputo far prevalere il principio più importante, che è quello della democrazia e della partecipazione. Per questo credo che vadano ringraziate tutte le persone che si sono candidate e non sono state elette, e ha fatto bene il consigliere Santori prima a ricordarlo, perché hanno contribuito a questa magia della nostra città, una cosa speciale che a Bologna ha sempre un sapore diverso rispetto al resto d’Italia. E l’elenco di quei sindaci ha un sapore diverso, vedere il primo fra loro in particolare, Dozza, che per 20 anni da quest’aula e dall’ufficio che ho scelto ha fatto uscire la nostra città insieme alla sua comunità dal periodo della guerra e della ricostruzione, fa pensare a me che ricopro questa carica ma credo che deve richiamare tutti noi al compito e alla responsabilità che abbiamo di fronte. Voglio cogliere l’occasione per ringraziare il sindaco uscente Virginio Merola che è stato per molti di noi molto importante in questo percorso e che ha avuto il compito di rompere un incantesimo ed è riuscito a governare per due mandati quando invece i suoi predecessori non erano riusciti. Io credo che da questo incantesimo, forse un maleficio, nel rapporto frainteso fra i cittadini e Palazzo d’Accursio siamo con questi due mandati che abbiamo alle spalle finalmente riusciti a rimettere le cose in ordine.

Ora sta a noi, insieme, prenderci cura del bene comune, batterci per un’idea di città. Certo, con idee differenti. Io voglio essere il sindaco di tutti e come sto dicendo nei Consigli di Quartiere dove ho avuto modo di intervenire in questi giorni, quando sono state eletti le Presidenti e i Presidenti di Quartiere, io ho avuto modo di dire che voglio essere il sindaco di tutti che non significa dare ragione a tutti ma significa garantire che tutte le opinioni si possano confrontare. Nei primi cento giorni avremo un compito straordinario che è quello di approvare un bilancio pluriennale in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo, rassicurando i nostri concittadini e sapendo comunicare loro che stiamo facendo un lavoro assieme. Anche se abbiamo idee di città differenti, se abbiamo valori differenti, io credo che Bologna abbia allo stesso tempo un’identità unica che è quella della cultura della solidarietà. Io spero attraverso questa idea che in qualche modo faccio mia nel profondo riusciremo a ritrovare nelle prossime settimane, nei prossimi anni, momenti nei quali ritrovarci anche con l’opposizione. La cultura della solidarietà penso sia l’identità di Bologna. Anche nei momenti più difficili e conflittuali del nostro confronto, perché in democrazia il conflitto è una cosa sana ed importante, dovremo ritrovare la strada richiamandoci a questo, la cultura della solidarietà della nostra città che a mio parere deve avere la priorità su tutto. Voglio ringraziare i partiti che hanno partecipato a questa campagna elettorale. Noi riusciamo da dieci anni nel nostro paese, dove in molti hanno scommesso sulla distruzione di un’idea della politica come la nostra, come bene comune. Si è puntato sull’individualismo, si è puntato sulle leadership autoritarie, sulle leadership che durano quanto la scadenza di uno yogurt. Penso che a Bologna possiamo fare in maniera diversa, possiamo avere un’idea della politica come voglia di investire sul bene comune e i partiti sono importanti per questo motivo come lo sono i sindacati, come lo sono le organizzazioni intermedie, i movimenti, le varie componenti della nostra società. Bologna non sarebbe la città della solidarietà se non ci fossero forme organizzate della comunità che ogni giorno vanno ringraziate per quello che fanno nel campo del volontariato, della sussidiarietà, per quello che fanno aiutando noi e gli altri. Senza questa idea della città organizzata, dei corpi intermedi, Bologna non sarebbe la città della solidarietà. E Bologna non sarebbe la città della solidarietà se non avessimo un municipio così forte e competente e voglio cogliere l’occasione per salutare e ringraziare tutti i dipendenti del Comune di Bologna , dei Quartieri, delle società partecipate che negli anni della pandemia non hanno perso tempo, hanno lavorato insieme ai dipendenti degli ospedali, gli infermieri, i medici, le persone che guidano gli autobus, le persone che svolgono servizi anche nel campo privato, come i tanti dipendenti dei supermercati e dei negozi che sono rimasti aperti durante il lockdown. C’è a Bologna un’idea di servizio pubblico che sta dentro le istituzioni, ma che è condivisa anche dal terzo settore e dal privato. Voglio ringraziare tutte queste persone che con coraggio si sono messe a disposizione in questi due anni e che sono in fondo il segreto dal quale Bologna ha saputo ricostruirsi, e ogni volta che ricercheremo un punto d’intesa pensiamo a queste persone, ringraziandole, chiediamo loro consiglio, io da Sindaco lo farò a partire dai prossimi giorni nei quali chiederò di incontrare i dipendenti comunali ufficio per ufficio e chiederò di fare lo stesso ai membri di questa Giunta in tutti i settori. In particolare voglio citare quello della scuola, mi sono preso l’impegno durante il percorso della campagna elettorale di costruire un rapporto con il mondo della scuola, a partire dai pedagogisti, educatori, genitori, educatori precari, tutte quelle persone che fanno parte della nostra idea di città educante. Non possiamo ignorare che Bologna è la città che ha inventato gli asili nido, non possiamo ignorare che questa invenzione è nata proprio qui da questi banchi, non possiamo ignorare che questo progetto di città ha saputo fare crescere generazioni di persone, di cittadini bolognesi. È per questo che ricostruiremo un Febbraio pedagogico, o comunque un mese nel quale confrontarci con tutte le competenze. Verrà il tempo di presentare le Linee di mandato, quindi non intendo entrare troppo nei dettagli.

Questa mattina, ho avuto un’esperienza unica: da Sindaco di Bologna mi è stato chiesto di testimoniare nel processo del 2 agosto, uno dei vari processi: quello che oggi si sta svolgendo nell’aula del Tribunale per individuare depistatori e mandanti. Per me è stata un’emozione unica oggi essere lì anche a nome vostro e di tutti i bolognesi, per ricordare e testimoniare il danno e la ferita che quella bomba ha causato alla nostra comunità. E non solo quella bomba, anche altri episodi che hanno toccato Bologna e la nostra storia: dalla strage di Ustica, all’Italicus, altre tragedie, atti terroristici e uccisioni, come la strage di Marzabotto. Oggi ho ricordato in aula le parole del sindaco Zangheri, che ai funerali delle vittime dell’Italicus parlò proprio dei figli dei carnefici di Marzabotto, che scesero di nuovo dai monti per andare in un altro luogo vicino, un’altra vallata, San Benedetto Val di Sambro, a compiere un’altra strage disumana. Attraverso i discorsi di Renato Zangheri questa mattina ho ricostruito un filo che collega la storia della nostra città. Ho cercato di dimostrare per come ho potuto, che quella ferita di allora è ancora aperta e chiede verità e giustizia. Credo che il nostro lavoro oggi debba essere un lavoro che non dimentica, un lavoro che si impegna quotidianamente, che fa della memoria un gesto di militanza, perché, come ci ha ricordato il Presidente della Repubblica Mattarella, con la lettera che ci ha inviato in occasione della manifestazione del 2 agosto in piazza Medaglie d’Oro, quell’attentato e quella strage di matrice fascista ha purtroppo segnato l avita di tutti noi, ma oltre la vita di tutti noi, ha segnato la storia di questo paese, ha segnato il destino politico delle nostre istituzioni, ha imbrattato la nostra costituzione, ha costretto per quarantuno anni famiglie e cittadini inermi a chiedere aiuto al Sindaco di Bologna per poter ottenere verità e giustizia nelle aule dei tribunali. Persone abbandonate dallo state che bussando alla porta dello stato hanno trovato invece le risposte di ufficiali che si sono impegnati in maniera oscura a depistare le indagini. Noi dobbiamo essere consapevoli che Bologna rappresenta questo: una città Medaglia d’Oro al Valore militare per la Resistenza, una città Medaglia d’Oro al Valore civile, grazie al Presidente Pertini, per l’impegno profuso in quelle giornate nei soccorsi, con le ambulanze che erano autobus, gli obitori erano sale dall’amministrazione comunale. Ecco, in quelle giornate Bologna ha dato tutto quello che poteva e da allora, ogni giorno, noi diamo tutto quello che possiamo per questa idea di città.

Per questo motivo ho scelto per la mia campagna elettorale un’espressione molto chiara e che mi rivendico: la città più progressista d’Italia. L’ho scelto perché penso che Bologna debba essere la città più progressista d’Italia, non che lo sia già. Come Sindaco di tutti, con delle idee chiare, ho voluto costruire una Giunte che fosse in grado di interpretare al massimo questo progetto che vedremo scritto anche nel nostro programma di mandato. Questo non è un programma di parte, perché credo che dovremo sfidarci attorno a questa espressione: cosa significa la città più progressista d’Italia? Per me significa innanzitutto la cultura della solidarietà, che nessuno debba essere lasciato indietro, come abbiamo deciso ieri insieme alla nostra Vicesindaca, quando abbiamo proposto di dare una risposta totale e integrale a tutte le 7.600 famiglie che hanno fatto una richiesta di contributo per l’affitto in uscita da questa pandemia. Nessuno deve essere lasciato indietro, questo significa una città progressista.

Una città che ha visto da me in prima persona portare avanti in campagna elettorale il tema della sicurezza. Certo, leggevo i sondaggi e sapevo benissimo che alcune scelte e alcuni temi fossero complicati, eppure ho scelto di andare nei caseggiati di via Malvasia e via dello Scalo, sapendo che è dai caseggiati popolari della nostra città che viene una richiesta forte di maggiore sicurezza e presidio del territorio. Voglio ringraziare le forze dell’ordine, la polizia locale e tutte le altre istituzioni che fanno un mestiere molto preciso che riguarda le indagini e la repressione dei reati. Noi facciamo un altro mestiere: siamo qui eletti dai cittadini, per prevenire, per promuovere una cultura, per educare, per organizzare i servizi socio-sanitari, certo anche, insieme alle forze dell’ordine, per contrastare i reati. Ma noi siamo qui per fare molto di più: siamo qui per dare forza alla nostra comunità, siamo qui per assegnare le case, per far sì che i cantieri si possano svolgere, che le strade siano pulite, che la città sia organizzata. Questo è il nostro compito, non fare retorica, ma essere capaci di organizzare la città all’altezza della sua reputazione.

Questo significa per me essere la città più progressista: nei prossimi anni significherà accettare la sfida della conoscenza. Noi fra poco inaugureremo un super computer che avrà dentro di sé il 90% della capacità di calcolo dell’intero paese, il 20% della capacità di calcolo del Sud Europa. Essere la città di conoscenza per noi significherà cambiare il disegno urbano, accogliere studenti e ricercatori, usare le tecnologie e usare alla capacità tecnologica valori forti, perché oggi le piattaforme governano i mercati e il lavoro delle persone.

Ecco perché in questi giorni, oltre alla decisione importante sulla casa, abbiamo deciso come Giunta di non vendere più le azioni di Interporto, perché anche se i confini amministrativi ci dicono che siamo in un altro Comune, lì è morta una persona di lavoro. In realtà ne sono morte due, perché già ad agosto una persona era stata investita mentre si avvicinava al luogo di lavoro, esattamente sempre lì, all’Interporto. Credo che noi ci dobbiamo impegnare per il lavoro, perché il lavoro è un diritto umano, perché nella nostra costituzione il lavoro è all’articolo 1 e non a caso in questa idea popolare della politica che io rivendico e che ci ha visto premiati come maggioranza in tanti quartieri popolari della nostra città, il lavoro si tiene insieme, come dice la nostra costituzione alla partecipazione democratica.

Attraverso la partecipazione democratica e a una idea della politica come quella che ho descritto noi avremo due grandissime sfide: quella della transizione ecologica e della lotta alle disuguaglianze. Qui sotto ci sono dei manifestanti, voi in quest’aula avete modificato lo Statuto comunale per ricordarci che siamo in un’emergenza climatica. Non abbiamo più tempo, certo, ma a noi non sta solo il compito di denunciare, a noi sta il compito di agire e quindi riorganizzeremo il lavoro della macchina comunale e della Giunta per darci degli obiettivi importanti sulla riduzione delle emissioni e la qualità della vita in questa città.

Così come ci riorganizzeremo per fare del municipio una macchina capace di battersi per superare le disuguaglianze. Là dove potremo lo faremo con i nostri servizi, con i nostri investimenti, con le nostre competenze. Là dove non potremo ci batteremo per avere buone leggi a livello regionale e nazionale. Questo significa per me un comune da combattimento. Come quando negli anni ’50 e negli anni ’60 i sindaci che ricordiamo si battevano affinché i bilanci del Comune di Bologna fossero approvati dallo Stato. Ho trovato in un discorso di Zangheri un racconto di come lui, incontrando i consiglieri comunali, si complimentava per il bilancio che era stato approvato dal Comune e volevano già discutere il bilancio successivo, mentre lo Stato doveva ancora approvare il bilancio dell’anno precedente, perché una volta erano le Prefetture di fatto a dettare le regole nelle città. Non c’era una vera autonomia degli enti locali, i bilanci erano dati dallo Stato, non c’era autonomia finanziaria dei comuni, come abbiamo saputo conquistare in questi anni. La città di allora decise di battersi anche se non aveva poteri. Noi ci ricordiamo di una città che spesso i cittadini ci vogliono far rivivere. Quella città di allora aveva molti meno poteri di adesso, quella città di allora aveva molti meno soldi di adesso, quella città di allora era molto meno popolata di adesso, aveva meno studenti di ora, non aveva le relazioni internazionali come quelle che abbiamo adesso, non aveva l’alta velocità, non aveva i supercomputer. Eppure tutti ci ricordano che quella era la città che vorremmo che tornasse.

Sappiate che i sindaci di allora non avevano gli strumenti che abbiamo noi – e questo non depone certamente a mio favore per il futuro – ma io credo che noi dobbiamo lavorare insieme e tornare a quella voglia di batterci per la politica buona, quella del noi, quella che sa fare di questa città una bandiera del progresso umano. E credo che la composizione di questo Consiglio comunale sia un manifesto di quello che i cittadini ci hanno voluto consegnare. Non parlo della percentuale di chi ha vinto, che è relativa, parlo da un lato dell’astensione e dall’altro della composizione di questo consiglio. È chiaro che nelle grandi città come la nostra, anche se abbiamo avuto un risultato migliore di altre, molte persone non sono venute a votare. E non c’è l’alibi del santo patrono, anche se c’era quella festa e quel ponte. Ma le persone oggi sono preoccupate per il loro futuro e noi abbiamo il compito di dialogare, prima ancora che di litigare, proprio per dare risposte alle loro preoccupazioni. Questo consiglio ha tante figure nuove, tantissimi giovani che voglio salutare e a cui voglio fare un grande bocca al lupo. Io non sono mai stato consigliere comunale quindi non vi sto a dare lezioni, è la prima volta che voterò dai banchi di quest’aula.

So però che questa città ha bisogno di una nuova generazione al governo: nelle istituzioni, nelle imprese, ovunque sia possibile. Non perché non ci servano persone sagge – anzi, io ne ho scelte tante nella mia Giunta, molte hanno anche più esperienza di me – ma perché credo che sia arrivato il momento che, in particolare nelle istituzioni, si utilizzino linguaggi nuovi. Ad esempio linguaggi non omofobi, linguaggi non carichi di odio, linguaggi che abbiamo il rispetto delle persone, che non festeggino come abbiamo visto purtroppo nell’aula del nostro Parlamento quando si vota contro per una legge sui diritti civili. Possiamo avere idee diverse ma il rispetto fra di noi lo dobbiamo portare avanti. Noi qui porteremo avanti istanze, battaglie, voi farete altrettanto – mi rivolgo all’opposizione. Non dobbiamo però far mancare il rispetto. E qui ci sono, come nei nostri Consigli di Quartiere, donne che avranno ruoli importanti, voglio fare i complimenti alla Presidente e alla Vicepresidente del nostro Consiglio comunale perché avranno un ruolo fondamentale. Così come voglio fare davvero un grande augurio alle Presidenti di Quartiere e all’unico presidente uomo dei nostri sei quartieri, anche se non sono ancora eletti, ci auguriamo che le maggioranze portino a casa questo impegno. Avere cinque presidenti donne su sei è un grande investimento, voglio usare proprio questa parola, politico. Perché in quell’elenco di sindaci ci sono solo uomini, a parte un commissario, e questa è una colpa di tutti, della politica, forse una volta non si sarebbe detto così ma adesso possiamo dirlo. Ci dobbiamo impegnare tutti affinché le donne possano partecipare con pari opportunità in tutti i luoghi delle istituzioni e dell’economia. Il nostro contributo è stato quello di individuare in particolare donne alla guida dei quartieri.

Io credo che sarà solo l’inizio di un percorso politico e culturale che dobbiamo sapere portare avanti nella nostra città. Il nostro destino è l’Europa, il nostro destino è essere una città italiana. Non saremo più solo l’isola felice, anzi noi non siamo più l’isola felice. Noi siamo una città che vuole vivere nella realtà e in questa realtà, attraverso il dibattito in questo Consiglio comunale, noi dovremo vivere una piena dimensione europea, contro qualsiasi forma di nazionalismo, di populismo. Questo è il vero confronto che in Europa si è già aperto e mi auguro che almeno a Bologna tireremo una riga fra di noi, fra ciò che è un’idea della solidarietà e ciò che invece è un’idea della società che alza muri, che porta avanti odio e rancore. Bologna non è questo e credo che questo voto l’abbia dimostrato perché nel dibattito che abbiamo avuto, lo riconosco in questo caso ai candidati, come il consigliere Battistini che saluto, abbiamo saputo svolgere un confronto leale dove abbiamo saputo avanzare proposte e mi dispiace che lui abbia annunciato che non sarà più tra noi, rimarrà comunque per me un interlocutore così come lo saranno gli altri consiglieri, ai quali auguro buon lavoro. Spero che potremo mantenere questo stile e questa voglia di lavorare assieme. Vedete, ci sono tanti discorsi che si potrebbero citare del passato, dei sindaci importanti. Io voglio soltanto citare questa parte di un discorso del 1970 che Renato Zangheri scrisse. Poche parole, devo dire, un discorso molto più breve del mio e assolutamente molto più importante: “Il Comune non è solo a Palazzo d’Accursio, è e dovrà essere nelle fabbriche, nei quartieri, nelle scuole, negli ospedali dove donne e uomini lavorano, stentano e soffrono. Là noi troveremo, perché li cerchiamo, una unione interiore fra elettori ed eletti, fra amministratori ed amministrati. Vogliamo costruire dal basso un percorso di decisioni democratiche, tali da consentire che l’attività comunale sia lo sbocco più immediato delle esigenze popolari”.

Ecco perché ho scelto di fare una Giunta metropolitana, perché a Bologna non basta occuparsi dei soli residenti. Abbiamo bisogno di occuparci di tutto il milione e centomila abitanti insieme ai sindaci del territorio metropolitano. Sono contento di avere qui una Vicepresidente che ha citato la montagna nel suo percorso di insediamento. Penso che Bologna sia metropolitana, penso che Bologna abbia bisogno di essere grande per non lasciare indietro nessuno, ci sono fragilità importanti nello spopolamento della montagna così come nei processi di deindustrializzazione che hanno fatto soffrire il nostro territorio e ancora lo faranno soffrire. Bologna non è solo i suoi residenti, sono gli studenti universitari, gli studenti fuori sede, le persone che l’hanno scelta come luogo di vita, penso ai migranti che vengono da altri paesi, ai tanti giovani italiani che la scelgono portando avanti le loro aspettative di vita. A noi starà il compito come Giunta allargata di portare avanti un progetto, di presentarvi un programma di mandato. A voi starà il compito di giudicarlo, di indirizzarlo, di controllarlo. Ma tutti insieme saremo giudicati per quello che avremo fatto in questi cinque anni. Per quello avremo fatto e non per quello che avremo impedito di fare soltanto. Io credo che questo dovrà essere un mandato nel quale nei primi cento giorni ci confronteremo al massimo e useremo il resto del mandato per lavorare, per mettere a terra le tante risorse che avremo a disposizione. Ieri il presidente Draghi, presentando la legge di bilancio, ha presentato un numero che in Italia nessuno ha mai visto, se non nel dopoguerra: +6% di crescita del paese. Io non so dove ci porterà questo 6%, se è un falso mito di progresso e di sviluppo. So che avremo circa 8,5 miliardi di fondi pubblici da investire da qui ai prossimi cinque anni. Risorse che possono anche uccidere un territorio, non solo salvarlo. Quindi abbiamo un enorme responsabilità: investire bene queste risorse, riorganizzare la macchina comunale e metropolitana per farlo, chiamare a raccolta tutti quanti, le imprese, il mondo del Terzo Settore e tutto ciò che ci potrà essere utile per mettere a terra queste risorse con l’idea di migliorare la vita delle persone. Vi ringrazio per la vostra attenzione. Viva Bologna. Viva l’Italia’.

Al termine il Sindaco ha riepilogato le deleghe assegnate nei giorni scorsi alla Giunta.