I Rifugiati di Rimini rifiutano il trasferimento fuori Regione

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Rifugiati Trasferiti

Ancora in 700 negli Hotel

RIMINI – È partita alle otto del mattino di sabato l’operazione di trasferimento che avrebbe dovuto portare 400 rifugiati ospitati negli Hotel di Rimini in 7 diverse regioni italiane (Liguria, Piemonte, Molise, Abruzzo, Marche, Basilicata e Puglia) per disposizione del Ministero dell’Interno.
Riviera Sicura e Prefettura di Rimini avevano lavorato congiuntamente fino a notte inoltrata per individuare i nuclei familiari da trasferire, evitando in tutti i modi smembramenti di famiglie o di trasferire soggetti con problematiche di salute o di altra natura.
L’opera di convincimento dei volontari di Riviera Sicura e di alcuni albergatori ha però fatto si che in 128 accettassero il trasferimento, ma quasi 700 hanno rifiutato categoricamente spiegando che erano giunti a Rimini per ricongiungimento con familiari o amici.
“Diciamo da sempre – spiega Giosuè Salomone, Presidente di Riviera Sicura – che quasi nessuno dei rifugiati a Rimini è arrivato qui per caso o attirato dall’ospitalità degli Hotel. A Rimini risiede una comunità ucraina estremamente ampia e quasi tutti hanno un parente o una amica che scappa dalla guerra. Stimiamo, infatti, in almeno 2.000 il numero di rifugiati attualmente ospitati da amici e parenti. Sapevamo già delle resistenze che avremmo trovato e lo avevamo preannunciato alle Istituzioni; il risultato era assolutamente scontato fin dalla vigilia”.
Alta la professionalità mostrata dai funzionari della locale Questura, che hanno operato in stretta collaborazione con Riviera Sicura, riuscendo a mantenere una atmosfera serena consentendo di evitare disordini ed evitando il panico tra i rifugiati.
Non sembra quindi praticabile la strada dell’alleggerimento del carico sul territorio con spostamenti in altre regioni. Anche di fronte al fatto che, trasferendosi, avrebbero percepito pure una paga diaria pochissimi i rifugiati che hanno accettato. Probabile quindi che si debba pensare a soluzioni alternative, che, per la peculiarità di questa migrazione, deroghino alla distribuzione su base regionale, visto che, tra l’altro, i rifugiati si stanno bene includendo nei luoghi di arrivo e che ne il territorio ne il tessuto socioeconomico ne stanno minimamente risentendo. Un’altra caratteristica esclusiva di questa emergenza è data dal probabile breve periodo della permanenza: secondo una indagine, infatti, oltre il 90% dei rifugiati farà immediatamente ritorno nel proprio paese non appena le condizioni lo consentiranno.
Inoltre, molte delle soluzioni individuate dal Ministero dell’Interno in varie regioni si sono rivelate del tutto inadeguate o non ancora pronte per l’accoglienza; fin da subito sulle chat telegram dei rifugiati e su quelle degli albergatori sono giunte immagini e video di sistemazioni precarie, sporche, infestate da insetti, non riscaldate e con evidenti problemi strutturali. Solo una incessante raccolta di informazioni e di segnalazioni, vagliate immediatamente da Riviera Sicura e dalla Prefettura ha consentito di risolvere immediatamente alcune criticità, mentre altre appaiono al momento ancora irrisolte e si spera trovino soluzione nelle prossime ore. Si ha notizia di alcune decine di rifugiati che hanno abbandonato gli alloggi assegnati già nelle ore immediatamente successive all’arrivo e nella giornata di domenica.
“Le destinazioni erano state individuate direttamente dal Ministero dell’Interno – aggiunge Giosuè Salomone – e ne noi ne la Prefettura di Rimini conoscevamo nemmeno il nome delle strutture prescelte. Dopo un mese di totale assenza dello Stato non si capisce perchè nessuno al Ministero abbia preventivamente effettuato le necessarie verifiche per valutare la vivibilità degli alloggi assegnati. Fortunatamente altre sistemazioni in altre destinazioni si sono rivelate valide e siamo ben felici che tante famiglie abbiano trovato un alloggio valido e duraturo. E la stessa Prefettura di Rimini, anche se domenica, si è adoperata, pur con tutti i limiti di competenza, per risolvere le problematiche che, man mano, ci venivano segnalate”.
Intanto l’accoglienza di Stato a Rimini non decolla e le soluzioni, come quella dello spostamento in altre regioni appaiono vane, inefficaci ed inapplicabili. Circa 700 rifugiati continuano ad essere ospitati gratuitamente dalle strutture ricettive, per una spesa, a totale carico degli albergatori, che ha già superato i 150.000 euro in un mese di accoglienza e che ogni giorno lottano per reperire generi alimentari e di prima necessità. Una situazione che sta portando allo sfinimento, morale ed economico, gli imprenditori diventati modello di accoglienza in tutta Italia.