Giorno della Memoria, seduta solenne del Consiglio comunale. L’intervento del Sindaco Virginio Merola

29

BOLOGNA – Questa mattina, il Consiglio comunale si è riunito in seduta solenne in occasione del Giorno del Ricordo. Il Sindaco Virginio Merola è intervenuti in chiusura. Di seguito il suo intervento.

“Ringrazio in particolare le ragazze e i ragazzi presenti per celebrare questa importante giornata del Ricordo. Io vorrei sottolineare che condivido profondamente le parole del nostro vice presidente Piazza alle quali aggiungerò alcune considerazioni prendendo spunto dalle parole del nostro Presidente della Repubblica. Ringrazio davvero il prof. Luciano Monzali per come ci ha relazionato su quella che è stato il contributo degli esuli alla vita del nostro paese e della nostra città. E poi concluderò ringraziando Marino Segnan e, attraverso di lui tutta l’attività dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia.

Lo ha detto ieri il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: per troppo tempo la strage degli italiani di Istria e Dalmazia è stata dimenticata, rimossa. Per decenni non si è voluto ricordare quello che accadde ai nostri confini orientali, la pulizia etnica contro gli italiani che la Jugoslavia del maresciallo Tito volle come rappresaglia alla fine della guerra, identificando nell’appena sconfitto nazi fascismo tutti coloro che erano e si sentivano italiani di Istria e Dalmazia. Il Capo dello Stato ci ha ricordato che il negazionismo è un male insidioso e profondo, profondo come le foibe in cui furono gettati senza pietà migliaia di civili. Per troppo tempo cancellati dal nostro ricordo, dimenticati per scelta politica, per le opportunità del momento, per necessità del contesto storico in cui si avviava la ricostruzione del nostro paese.
Certo, fra quelli italiani, ce n’erano molti che al fascismo avevano aderito come tanti bolognesi, in quel periodo. Come ce n’erano tanti che avevano la sola colpa di essere italiani e di avere popolato terre che per molto tempo sono state terre italiane. Oggi che ritornano le ombre pesanti del razzismo, dell’antisemitismo, dell’odio, delle contrapposizioni che ci sono state anche attorno alla giornata del Ricordo -perché gli estremismi non cessano mai il loro lavoro poco intelligente -, bisogna che su questa data del 10 febbraio ci aiuti ancora di più a riflettere, a rifiutare logiche così distanti dal mondo in cui siamo e vogliamo vivere, quello che vogliamo continuare a costruire per noi e per i nostri figli.
E allora occorre fare un passo in avanti e portare il ricordo nell’attualità per affermare che non dobbiamo disperdere l’antidoto principale che in questi 75 anni dalla fine della seconda guerra mondiale abbiamo voluto e saputo darci per evitare il ripetersi di quelle tragedia. Quell’antidoto si chiama convivenza e per noi tutti si chiama Europa. L’Europa che oggi accoglie tra i suoi membri la Croazia e la Slovenia oltre che noi. Paesi amici, uniti a noi nell’obiettivo di costruire una comunità di stati europei impegnati nella pace e nello sviluppo.
Penso dunque che la maniera migliore per ricordare quello che accadde allora in Dalmazia e sul Carso, sia affermare che la memoria deve piuttosto accomunare che dividere e coltivare un nuovo spirito di collaborazione e di amicizia tra i popoli europei. Per questo vorrei che il ricordo oggi fosse anche e soprattutto una nostra riflessione sul presente e un nostro impegno per il futuro. Perché quel grande sforzo di amicizia nato dal sangue della guerra torni a essere attuale e sentito da tutti noi. Per lasciarsi alle spalle gli odi del passato, per contenere gli odi che alcuni ancora oggi vogliono continuare ad alimentare, lasciarsi alle spalle le dittature fasciste e comuniste in nome della democrazia, perché non tornino le vesti odiose della discriminazione etnica o di qualsiasi altro genere…Per fare tutto questo bisogna crederci in questa Europa, ragazze e ragazzi. Bisogna credere nella ricchezza culturale della diversità, nella ricchezza delle diversità sociali e politiche che formano la nostra comunità europea. E credo che questa costruzione che è ancora incompleta e oggi in sofferenza abbia bisogno della nostra fiducia, del nostro impegno. Il soggetto che oggi manca nel mondo, il soggetto federato e unito capace di bilanciare le spinte autoritarie, capace di fermare la costruzione di nuovi muri nelle menti e nella vita delle persone. Per allargare invece che restringere la democrazia, per rispettare l’indipendenza e il valore della nazionalità nella costruzione di una comune patria europea. Io vorrei davvero ringraziare gli esuli, sulla base della relazione del prof. Monzali e sulla base di quello che sta facendo da tempo l’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia, vorrei ringraziarli per il fatto di aver scelto di essere bolognesi. Perché si sceglie di essere cittadini e noi abbiamo la fortuna che viviamo in pace da 75 anni e possiamo sceglierlo con tranquillità. Spero che non ricapitino quei momenti in cui si è costretti a scegliere e un impegno che dobbiamo prendere tutti e quindi, quando Marino Segnan dice ‘noi siamo orgogliosi di noi’ come sindaco di questa città dico ‘noi bolognesi siamo orgogliosi di voi’.

E ho un regalo per Marino Segnan; facendo il sindaco colleziono cose strane che mi colpiscono. E allora ti regalo volentieri questi tre francobolli commemorativi emessi nel 1919 che ripropongono la storica annessione della Venezia Giulia all’Italia. A te, li meriti”.