Nota del sindaco Alan Fabbri in risposta all’Arcivescovo di Ferrara e Comacchio Gian Carlo Perego sul tema dell’assegnazione delle case popolari

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municipio-ferraraFERRARA – Le parole del Vescovo sono evidentemente frutto di un grave pregiudizio politico nei confronti della nostra Amministrazione. Dispiace e lascia davvero stupiti veder riesumato il concetto di “razza” nel 2021 e in un momento tanto drammatico per il mondo intero, causato dalla pandemia.

I dati parlano chiaro: con il nuovo regolamento riusciremo finalmente a dare una risposta a cittadini in difficoltà e a categorie fino ad ora penalizzate nell’accesso alla casa popolare, a partire proprio dalle persone più avanti in età e dagli anziani. Tra i primi 157 assegnatari infatti ben 90 hanno più di 60 anni e, di questi, 33 sono over 65. Tra i primi assegnatari, poi, ci sono 21 nuclei monogenitoriali con uno o più minori a carico. Vale a dire una mamma o un papà soli con il proprio figlio che, come è possibile immaginare in questo periodo di grave crisi economica, sono tra le categorie a più alto rischio sociale. Tre saranno, invece, i padri separati a cui riusciremo a tendere la mano fornendo loro un alloggio da cui ripartire nella costruzione della propria vita economica dopo la separazione. Due sono, inoltre, le famiglie di immigrati che hanno ottenuto cittadinanza italiana e che si trovano in posizione molto alta, anche grazie agli anni di permanenza a Ferrara.

Come Sua eccellenza certamente ha compreso, dunque, a rivoluzionare la graduatoria per l’assegnazione degli alloggi popolari di Ferrara, è stato il principio di “residenzialità storica” che abbiamo introdotto nel regolamento. La “residenzialità storica” valorizza gli anni di residenza nel nostro Comune di chi fa domanda, a prescindere dalla provenienza, dalla nazionalità o da qualsiasi altro criterio che non riguardi l’effettivo bisogno di un alloggio.

Si tratta di un concetto a tal punto trasversale che la stessa Regione Emilia Romagna lo ha introdotto, nel 2015, come condizione necessaria per presentare la domanda dell’alloggio popolare (servono almeno tre anni di residenza sul territorio regionale).

Applicare questo principio significa aiutare le famiglie che hanno la necessità di essere aiutate, che da più tempo hanno scelto Ferrara per vivere e che, probabilmente, da più tempo sono in attesa di alloggio popolare.

Tutto il resto sono gravi illazioni che rischiano di fomentare, quelle sì, le divisioni e le tensioni sociali su un tema molto delicato com’è il diritto alla casa.

Sono tanti i referenti del territorio che si occupano di sociale, tra cui molti parroci che, sullo stesso tema, ci hanno confermato la bontà del nostro intervento, necessario per andare in soccorso a tante famiglie ferraresi in gravissime difficoltà economiche e da troppo tempo senza casa.

Siamo e rimaniamo comunque a disposizione del Vescovo o di chiunque altro voglia confrontarsi nel merito delle nostre scelte, fatte in nome del buon senso e dell’urgenza di dare ascolto alle esigenze troppo a lungo sottovalutate.

Alan Fabbri, sindaco di Ferrara