Nota del Sindacato Nazionale Infermieri Nursing Up del 28 marzo 2022

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Sanità, De Palma: «Il Sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, in risposta ad una recente interrogazione di Forza Italia sulla cronica carenza infermieristica che affligge il Paese, fa notare come finora siano stati assunti “ben 29mila” operatori sanitari»

ROMA – Non può che lasciarci insoddisfatti, per usare un eufemismo, la risposta che nei giorni scorsi, il sottosegretario alla Salute, On. Andrea Costa, ha fatto pervenire in merito all’interrogazione che il Deputato di Forza Italia, Raffaele Novelli, aveva inviato all’attenzione del Ministro Speranza.

Argomento spinoso e quanto mai attuale, a cui si riferisce l’interrogazione, è quello della cronica carenza infermieristica che, ad oggi, rischia di tramutarsi, sempre di più, in una piaga assai difficile da debellare.

I 29mila infermieri fin qui assunti a cui il Sottosegretario Costa fa riferimento, evidenziando in tal senso “l’impegno” del Governo per porre rimedio alla fragilità del nostro impasto sanitario, meritano le nostre doverose riflessioni e ci spingono ad una nostra conclusione della quale, naturalmente, proveremo a dare conto.

«Poca cosa, così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up, commenta le cifre evidenziate dal Ministero della Salute, che non arrivano a coprire nemmeno per metà quella voragine di infermieri che affligge il nostro sistema sanitario.

Al Ministro Speranza e all’On. Costa vorremmo ricordare che questo sistema sanitario, che sotto il profilo del personale fa acqua da tutte le parti, per ripartire ha bisogno di un coraggioso piano di assunzioni, da Nord a Sud, rispetto al quale i 29mila infermieri di cui si parla sono davvero una cifra esigua».

Proviamo insieme a capire quali sono i punti chiave, che per noi  vanno opportunamente valutati.

1. Esiste una carenza strutturale di 63mila infermieri, che hanno toccato quota 85mila con l’emergenza sanitaria, fino a raggiungere l’acme di 100mila nei momenti peggiori, con gli ospedali al collasso. Di per sé, già questi dati basterebbero a comprendere che con 29mila assunzioni abbiamo risolto davvero poco.

2. I pensionamenti degli infermieri, nel servizio sanitario nazionale, sono stati 37.744 nel periodo 2014-2018 rispetto a 37731 assunti: se pensiamo che all’epoca eravamo alle prese con una carenza di 53mila infermieri, si può notare come in fondo, già allora, si è fatto ben poco per tappare la falla.

Il PNRR, con un report dello scorso anno, stimava che che tra il 2021 e il 2026 andranno in pensione altri 26.018, ma attenzione tutto ciò senza contare  gli esodi per quota 100, il cui criterio in vigore appunto fino al 2021, appesantisce di ben 13mila unità, ulteriori, la carenza infermieristica.

3. Il Piano di stabilizzazione poteva essere una soluzione importante ma, quando si parla di infermieri, non ci ha certo regalato grandi passi in avanti, visto che limitiamo il numero di assunti solo a quel gruppo insufficiente di 23mila unità che ha lavorato per almeno 6 mesi durante il periodo di emergenza. Non si risolve in questo modo una carenza strutturale di 85mila unità.

E poi, quale destino avrà, ce lo siamo sempre chiesti, quella pletora di precari che, “figli di un Dio minore” pur vantando i 18 mesi di collaborazione (discontinua o continua) con gli Enti e Aziende del SSN, non sono stati chiamati in servizio durante i famosi e limitanti 6 mesi ricompresi nel periodo di emergenza?

4. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) nella missione 6 Salute prevede una serie di investimenti sia nella sanità territoriale sia in quella ospedaliera che, una volta realizzati, richiederanno la disponibilità di un numero aggiuntivo e significativo di infermieri. Le nuove case della comunità, gli ospedali di comunità, il potenziamento dell’assistenza domiciliare, le centrali operative territoriali e il completamento della nuova rete delle terapie intensive ospedaliere richiederanno la disponibilità di 30.485 infermieri in più rispetto alla dotazione attuale. Quindi, pure tenendo in doverosa considerazione i numeri forniti dall’On. Costa, sia ben chiaro che non si può solo pensare di  tappare le falle che appaiono come le più gravi, ma è necessario assumere professionisti in numero maggiore, se davvero si vuole dare un senso alle ingenti risorse a disposizione.

5. Non si dimentichino, da ultimo,  le oltre 2mila dimissioni volontarie di infermieri avvenute, di cui abbiamo certezza, solo tra il primo e secondo trimestre del 2021.

«In conclusione, continua De Palma, solo un nuovo contratto degno di tal nome, che dia il via ad una meritata valorizzazione economica dei professionisti sanitari del SSN, e che faccia il paio con un piano di assunzioni che va ben oltre le cifre fin qui evidenziate, potrà consentire al nostro sistema sanitario di andare avanti, senza se e senza ma.

Del resto il contratto in corso d’opera non è certo fermo al palo per responsabilità dei sindacati, visto che il tavolo è ancora in attesa delle direttive per lo stanziamento di quelle risorse “aggiuntive già previste dalla Legge di Bilancio”, che si riferiscono allo 0,55 % (per il nuovo ordinamento) e allo 0,22% (per il trattamento accessorio), senza le quali i lavori non possono certo chiudersi.

Auspichiamo quindi che il Sottosegretario Costa sostenga le richieste che Nursing Up ha già consegnato nelle mani del Presidente del Comitato di Settore in occasione dell’ultimo incontro del 24 marzo, per le ulteriori risorse necessarie alla chiusura di un contratto nazionale dignitoso, e per una concreta valorizzazione economica dei professionisti sanitari,  in nome della quale tutte le parti, politica compresa, dovrebbero trovare una reale unità di intenti».