Bologna

La “Fame” della Compagnia della Fortezza il 24 e 25 gennaio a Teatri di Vita – Bologna

Fame

BOLOGNA – La “Fame” della Compagnia della Fortezza

Il nuovo spettacolo di Armando Punzo

dal romanzo di Knut Hamsun 

A Teatri di Vita, Bologna, 24-25 gennaio

Una nuova, intensa sfida teatrale per la Compagnia della Fortezza: il capolavoro di Knut Hamsun “Fame”, ispirazione per il nuovo spettacolo di Armando Punzo, che ha debuttato la scorsa settimana a Pontedera e approda a Bologna, a Teatri di Vita (piazzetta Sergio Secci 1, Bologna; tel. 333.4666333;teatridivita.it), sabato 24 gennaio alle ore 20 e domenica 25 gennaio alle ore 17. Del romanzo dello scrittore norvegese premio Nobel, il regista raccoglie la grandezza del desiderio e della fame di vita, una fame enorme, smisurata. Il protagonista, incarnato da Paul Cocian, attore della Fortezza e stretto collaboratore di Punzo, incarna una figura d’artista che rifiuta i compromessi della vita, scegliendo un percorso di disperata autoesclusione consapevole dai dettami del mondo.

“Fame”, che vede in scena anche il musicista Andrea Salvadori, ed è coprodotto da Carte Blanche ETS – Compagnia della Fortezza e Fondazione Teatro della Toscana, è presentato nell’ambito della stagione del Centro di Produzione Teatrale Teatri di Vita “Nutrimenti di stagione”, realizzata con il contributo di Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna | Settore Cultura e Creatività.

Fame

ispirato a Fame di Knut Hamsun

regia e drammaturgia Armando Punzo

con Paul Cocian

e con Andrea Salvadori

musica e disegno sonoro Andrea Salvadori

scene Alessandro Marzetti, Emanuela Dall’Aglio, Armando Punzo

costumi Emanuela Dall’Aglio

disegno luci Andrea Berselli

Oslo, quando ancora si chiamava Christiania. Un giovane scrittore attraversa la città divorato dalla fame, inseguendo il suo sogno letterario. È il cuore del romanzo di Knut Hamsun, Premio Nobel per la letteratura nel 1920, da cui Armando Punzo ha tratto uno spettacolo omonimo interpretato da Paul Cocian, attore storico della Compagnia della Fortezza. Nella riscrittura del regista il protagonista incarna una figura d’artista che rifiuta i compromessi della vita, scegliendo un percorso di disperata e consapevole autoesclusione dai dettami del mondo. La sua fame è congiunzione tra vita e morte, morte di un sé per la nascita di un altro sé, desiderio di essere scrittore di sé stesso fino in fondo. Una straordinaria prova d’attore e, insieme, un racconto essenziale del fare arte come necessità vitale: perché la vita va vissuta fino in fondo e l’artista cerca ostinatamente questa pienezza, per sé e per gli altri.

«La prima volta l’ho letto tutto d’un fiato, è stato come avere davanti una scala infinita che affrontavo di corsa, senza guardarmi indietro, la sua storia si intrecciava naturalmente con il mio stato d’animo, con la mia più intima necessità d’artista. Una fame simbolica che non ha nulla a che vedere con la fame prosaica, concreta, divorante, che possiede il giovane scrittore nel romanzo. Anche se sono sicuro che Hamsun alludesse a questa fame. Penso ad una figura d’artista che non si arrende alla sua natura umana, mette alla prova sé stesso per essere padrone di sé stesso, per arrivare a scrivere nuove regole per il suo essere nel mondo. Mi ripetevo: ho fame. ho fame. ho fame di non arrendermi…di spendermi, per scoprire quello che mi sfugge. Si tratta di fame spirituale, disperata auto esclusione consapevole dai dettami del mondo, fame disperatamente felice. La sua fame è per me aliena dal pensare e agire comune, se solo avesse voluto, mi dicevo, avrebbe potuto sfamarsi, poteva scendere a compromessi con la vita che aveva di fronte e in se stesso, ma non vuole farlo e non può. È congiunzione tra vita e morte. Morte di un sé per la nascita di un altro sé. Vuole essere scrittore di sé stesso fino in fondo prima di esserlo per gli altri. È storia intima della nascita di un’opera d’arte e creazione di un uomo che aspira ad essere un’opera d’arte.

Pensavo che potesse essere una lettura personale da tenere segreta, come altre letture e incontri che ho fatto sul mio cammino, ma poi ho sentito che dovevo condividere questa esperienza, farla vivere ed esplorarla con i mezzi del teatro.

Tutto è grande per il protagonista di questo romanzo. Il suo volere, il suo desiderio, la sua fame di vita è grande. La sua è una fame che appartiene agli uomini, non a lui. Enorme, smisurata. L’autore cesella parole come uno scultore, disegna ogni parola come a cercare quella più efficace. Ogni parola, ogni lettera è nella sua mente enorme, ha un peso che sulla carta non si sente. Non è una storia autobiografica, potrebbe sembrarlo, ma credo che in fondo sia la storia dell’umanità che desidera vivere il suo principio vitale, che supera il principio di morte, che non accetta l’arrendevolezza che caratterizza gli uomini non affamati di vita, che della vita hanno paura.

Paul Cocian è uno degli attori della Fortezza, uno dei miei più stretti collaboratori e compagno di strada negli ultimi sei anni. A Paul ho chiesto di intraprendere come attore protagonista questo viaggio. Da ottobre è libero, lavora agli scavi dell’anfiteatro Romano di Volterra, terminato il lavoro rientra con me in carcere il pomeriggio e il sabato e la domenica.»

(Armando Punzo)

La Compagnia della Fortezza, diretta da Armando Punzo, nasce nel 1988 a partire dal laboratorio teatrale promosso dall’associazione Carte Blanche nella Casa di reclusione di Volterra. In oltre trentacinque anni di attività la compagnia ha prodotto più di quaranta spettacoli, che hanno debuttato all’interno del carcere di Volterra, per poi svolgere importanti tourneés al di fuori dell’ambito penitenziario, ottenendo i riconoscimenti più prestigiosi in campo teatrale, fra i quali otto premi Ubu. Per la sua attività, il regista è stato insignito del Leone d’oro alla carriera della Biennale Teatro 2023 e dell’Onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana dal Presidente Mattarella (2025).

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Pubblicato da
Roberto Di Biase

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