Giorno della Memoria, gli interventi istituzionali

22
Palazzo Mercanti_500PIACENZA – Nella ricorrenza del Giorno della Memoria, a Piacenza ieri ci sono stati i discorsi della sindaca Katia Tarasconi, della presidente della Provincia Monica Patelli e del prefetto Paolo Ponta.
Al momento di preghiera affidato a don Davide Maloberti è seguita, infine, la consegna dell’onorificenza alla memoria di Luigi Biondi, deportato e internato dall’8 settembre 1943 e il 1° aprile 1945 presso l’azienda Hugo Schneider A.G.: alla sua figura è stata tributata la medaglia d’onore concessa dal presidente della Repubblica ai cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra e ai familiari dei deceduti.
Accanto alle autorità civili e militari, nonché alle numerose associazioni del territorio, hanno partecipato alla cerimonia la classe 3° Grafica A del liceo artistico Cassinari, alcuni componenti della Consulta provinciale studentesca e una rappresentanza di studenti per l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Giorno della Memoria, il discorso della sindaca Tarasconi

Nove ebrei stranieri. Quarantaquattro italiani. Tredici “mezzi ebrei”. Questo elenco, stilato con rigorosa precisione, è riportato sul registro del liceo Parini di Milano, nel periodo immediatamente successivo alla promulgazione delle leggi razziali. Nelle scuole di tutta Italia avveniva lo stesso, a partire proprio dalle grandi città: 65 studenti epurati dal classico Manzoni nel capoluogo lombardo, 58 espulsi dal liceo Visconti di Roma. Tra loro Giancarlo Della Seta e Lello Frascati; frequentavano entrambi la prima media e pochi anni più tardi, nell’ottobre del 1943, sarebbero stati costretti a salire su un convoglio diretto ad Auscwhitz- Birkenau con i loro cari, in seguito al rastrellamento del ghetto nella Capitale: non avrebbero più fatto ritorno.
Molti dei sopravvissuti di cui oggi possiamo ancora ascoltare la testimonianza erano, nell’epoca in cui si consumava la tragedia immane della Shoah, bambini e ragazzi. Come Gerda Weissman, che per un compleanno speciale, festeggiato l’8 maggio del 1942, aveva ricevuto il dono – quanto mai raro e insperato – di un’arancia. Solo qualche tempo dopo venne a sapere che la madre era uscita dal ghetto per procurarsela, in cambio di un anello d’oro e diamanti che custodivano da generazioni. Quel frutto sarebbe stato l’ultimo regalo ricevuto dai suoi genitori, che un mese più tardi vennero deportati dalla cittadina polacca in cui vivevano per trovare la morte in un campo di concentramento, mentre lei fu destinata ai lavori forzati in un altro lager.

Credo che nulla, come i piccoli frammenti di una quotidianità spezzata, possa farci riflettere sull’enormità indicibile dell’Olocausto e immaginare, anche solo per qualche istante, quale devastazione abbia portato il disegno della soluzione finale, nella vita di ogni persona che ne abbia subito la persecuzione, la brutalità, l’assoluta mancanza di pietà e solidarietà.
Rievocando oggi quell’orrore, consapevoli che possiamo conoscere ma non riusciremo mai a comprendere fino in fondo, rendiamo omaggio a tutte le vittime che hanno pagato come una colpa la propria fede religiosa, le radici etniche, una fragilità che li esponeva all’aggressione delle ideologie suprematiste, il loro orientamento sessuale, la ferma coerenza delle proprie idee, il coraggio di appartenere a una minoranza, di coltivare e difendere un’idea di Patria. Ebrei, Rom, disabili, omosessuali, politici di opposizione, militanti antifascisti e partigiani, internati militari, intellettuali, religiosi. Un elenco intessuto anche di sogni: quelli di chi forse si immaginava, nel futuro, medico o avvocato, insegnante o scienziato, ma all’improvviso non poté più entrare in classe, sedersi al banco tra i suoi coetanei, dedicarsi agli studi. Perché da un giorno all’altro la sua esistenza non aveva più alcun valore.
Mentre ci chiediamo, ancora una volta, come sia potuto accadere, è alla nostra coscienza di donne e uomini liberi, al nostro stesso mondo civile che poniamo questa domanda.
Coltivare la memoria, ascoltarne il monito nel presente, trasmetterne gli insegnamenti più dolorosi alle ragazze e ai ragazzi che sono qui insieme a noi in questa ricorrenza, è l’unico modo in cui possiamo tendere la mano verso quella voragine che ha inghiottito milioni di vite. Non le dimenticheremo mai, ma nel loro nome continueremo a impegnarci per costruire la pace.

Presidente Monica Patelli – Intervento di saluto

Buongiorno alle Autorità e a tutti i presenti.

Il ricordo delle vittime della Shoah, in occasione del Giorno della Memoria, è un momento fondamentale per riaffermare con forza ciò che ci unisce dal punto di vista civile ed etico.
L’anniversario dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz del 27 gennaio 1945 ci riporta a un evento decisivo nel corso del Novecento, ma deve anche fungere da monito per il presente e per l’avvenire, soprattutto per le nuove generazioni.
Lo sterminio del popolo ebraico e le persecuzioni dei deportati militari e politici italiani, su cui siamo chiamati a riflettere oggi, ci mettono di fronte al fatto che perfino l’atrocità più inimmaginabile può farsi realtà.
Chi non conosce la storia è condannato a ripeterne gli errori, pertanto è necessario sensibilizzare ragazze e ragazzi sugli eventi del passato, raccontando i fatti con chiarezza e indicando gli esempi delle persone che hanno lottato con coraggio contro la barbarie e hanno messo a rischio le proprie vite per salvarne altre.
Purtroppo – anche oggi – persistono pregiudizi, fanatismi e parole di odio.
Si tratta di semi maligni sui quali tutti abbiamo la responsabilità di vigilare, per riconoscerli e per contrastarli unendo le forze: è un dovere che richiede una disponibilità personale da destinare ad un impegno condiviso a ogni livello.
A tenere alta la nostra attenzione e farci da guida sono alcuni fari luminosi, come la Costituzione Repubblicana.
Nel rispetto di essa – come Istituzioni e come cittadini – non possiamo concederci tentennamenti o pigrizia: è indispensabile, invece, preservare e rinnovare ogni giorno il patrimonio di valori dei quali la Costituzione è sintesi e sorgente, perché altrimenti la nostra casa comune si indebolisce e si ammalora.
Per salvarci dall’apatia morale e dall’indifferenza è essenziale l’esercizio della Memoria: se la perdiamo annientiamo il nostro domani, ma se ne facciamo buon uso – come in questa cerimonia – rendiamo il miglior servizio ad un futuro libero e democratico, illuminato dalla speranza che, nonostante tutto, portava Anne Frank a scrivere “Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità”.

Giardino della Memoria, Piacenza, 27 gennaio 2024 Schema intervento Sig. Prefetto

Rivolgo un cordiale saluto alla Signora Sindaca della Città di Piacenza, alla Signora Presidente della Provincia, alle Autorità Civili, Religiose e Militari, ai rappresentanti dell’Università Cattolica, delle Scuole e della Consulta degli Studenti, alle Associazioni combattentistiche, d’Arma e di Categoria, alle Associazioni di Volontariato, a tutte le Cittadine e a tutti i Cittadini intervenuti.
Con una lungimirante decisione, anticipando di ben cinque anni l’analoga risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il Parlamento italiano approvò la Legge n. 211, promulgata il 20 luglio 2000, che istituiva il Giorno della Memoria nell’anniversario della liberazione del Lager di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche, il 27 gennaio 1945, “al fine di ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.
Non, quindi, una semplice cerimonia o celebrazione, ma la trasmissione del ricordo delle vittime e di quanti hanno avuto il coraggio di seguire la propria coscienza, rifiutando di diventare complici di una macchina di morte spietata e tristemente efficiente, in quella quotidiana “banalità del male” sottolineata da Hannah Arendt.
In particolare, a poco più di 80 anni dall’armistizio dell’8 settembre 1943, ricordiamo in questa Giornata gli Internati Militari Italiani, che pagarono con la prigionia, gli stenti, e spesso con la vita, la scelta di non schierarsi con la Repubblica Sociale fascista e con le forze di occupazione della Germania nazista. Scelta che ha compiuto anche il Sig. Luigi Biondi, alla cui memoria consegneremo tra poco la Medaglia d’Onore concessa dal Sig. Presidente della Repubblica.
Purtroppo, gli eventi occorsi il 7 ottobre 2023 in Israele hanno tragicamente riportato alla cronaca attuale fatti e circostanze che, forse ingenuamente, ritenevamo definitivamente consegnati alla Storia.
Per questo, pur richiamando il dovere di tutti i belligeranti al rispetto del Diritto internazionale umanitario e auspicando una pacifica conclusione dei conflitti in atto, non possiamo sottrarci all’imperativo morale e civile di rigettare con il massimo rigore ogni rigurgito di razzismo, di terrorismo e di antisemitismo, da qualsiasi parte provenga.
È il nostro modo di onorare una memoria condivisa e sempre attuale: la Memoria delle Vittime e dei “Giusti”. Solo così potremo essere degni di gridare con tutte le nostre forze, ancora una volta e per sempre: “MAI PIU!”