Consiglio comunale, gli interventi d’inizio seduta del consigliere Francesco Errani

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BOLOGNA – Di seguito, i due interventi d’inizio seduta del consigliere Francesco Errani (Partito Democratico).

“Rivolta Pride: approvare la legge Zan contro l’omofobia.
30mila persone hanno sfilato sabato pomeriggio per le vie di Bologna per il “Rivolta Pride”, per chiedere molto di più del Ddl Zan, contro la violenza che colpisce le vite di persone lgbtqia+. Una festa, ma anche una manifestazione politica che ha invaso Bologna di colori, da Villa Angeletti ai Giardini Margherita.

Proprio in questi giorni, anche Italia Viva come la Lega, chiede di modificare il Ddl Zan. Dopo aver approvato le unioni civili e aver approvato il Ddl Zan alla Camera come sintesi condivisa di diverse proposte compresa quella di Italia Viva, rifare tutto significherebbe affossare la legge, il cui iter va avanti oramai da troppi mesi.
L’Italia è l’unico tra i paesi fondatori dell’UE senza una legge contro i crimini d’odio, una legge che deve combattere discriminazioni e bullismo.
Il Ddl Zan punta a contrastare reati di razzismo, estendendo le pene anche a chi istiga alla violenza omofobica, ma vuole anche a diffondere una cultura della tolleranza, in particolare viene istituita una data italiana, il 17 maggio, quale “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”.
Gentile Presidente, il Ddl Zan è una legge che estende nuovi diritti e promuove progetti anche nelle scuole contro le discriminazioni, per attuare il principio di parità di trattamento tra le persone, indipendentemente dal colore della pelle o dall’orientamento sessuale.
L’Italia è uno Stato laico che non discrimina, ora bisogna dimostrarlo. Dopo l’approvazione alla Camera, il Ddl Zan si è arenato in commissione al Senato: diamo la possibilità ai senatori di votare la legge in Parlamento, senza modifiche”.

“G8 Genova, vent’anni dopo, Bologna non dimentica.
Dopo vent’anni ha senso ricordare Genova? La Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per tortura per i fatti della Diaz al G8 di Genova. Secondo i giudici, è stato violato l’articolo 3 della convenzione europea dei diritti umani sul “divieto di tortura e di trattamenti disumani o degradanti”.

La politica hai mai chiesto scusa? Per la morte di Carlo Giuliani, per le violenze alla scuola Diaz, le violenze presso la caserma di Bolzaneto, che oggi richiama i pestaggi e le violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere?
Sono passati vent’anni di ricostruzioni fasulle e, ancora oggi, resta il buco nero delle responsabilità politiche. Nessuno ha pagato per le violenze del G8 e molti sono stati invece promossi.
Grazie alle inchieste della magistratura, alle centinaia di testimonianze raccolte, alle migliaia di immagini scattate da videocamere e fotocamere indipendenti, emerge chiaramente la strategia della tensione nella gestione del G8 di Genova e, quindi, le responsabilità della politica.
Credo importante ricordare i fatti del G8 di Genova perché si è trattato di un elemento di stortura della nostra democrazia, incompatibile con lo stato di diritto.
È importante ricordare Genova anche perché, oggi come allora, è necessario ripensare a un altro mondo possibile: serve una riflessione sulle conseguenze che ha avuto sul nostro presente la drammatica sottovalutazione delle domande poste dai movimenti nel 2001, con soluzioni che avrebbero potuto cambiare in meglio la vita delle persone e del mondo, se fossero state ascoltate.
Dobbiamo riflettere sulle politiche di welfare, sul diritto alla salute e sulla priorità di investimento in politiche pubbliche. Delle relazioni tra crisi climatica, pandemia e giustizia sociale. Dell’importanza della partecipazione dei cittadini e della società civile alla costruzione delle politiche. È importante riflettere anche sul deterioramento dei diritti umani fondamentali, e di quelli economici, sociali e culturali.
L’urgenza è di ricercare, ieri come oggi, una logica e delle strategie che permettano di mettere tutti e ciascuno su un piano di uguaglianza delle opportunità e di progettare un modello di società che abbia come obiettivo quello di consentire ai propri cittadini di soddisfare i propri bisogni, secondo le proprie capacità. L’attenzione deve essere, in particolare, ai bisogni delle persone che rischiano la marginalità e l’esclusione sociale.
Ripensare un nuovo modello di sviluppo deve consentire di realizzare contesti di vita più inclusivi, e comporta la necessità di educare a una società umanizzante, che sappia valorizzare le persone e le risorse della comunità. La sfida è di riuscire ad individuare le strategie per ricostruire dal basso un nuovo modello di sviluppo che sia sostenibile e rispettoso della dignità delle persone, un modello di sviluppo che convenga a tutti, uno sviluppo compatibile con i limiti ambientali e umanizzante.
A Bologna, Pratello R’Esiste ha scelto di tramandare il ricordo del G8 di Genova attraverso la cultura.
Ieri sera, in piazza San Rocco, si è tenuto lo spettacolo teatrale “20 anni – Cronache di inizio millennio dal G8 di Genova”, della compagnia “Area Teatro” di Augusta. Venerdì 9 luglio, al Vag61 in via Paolo Fabbri, Zerocalcare presenterà il libro “Nessun rimorso. Genova 2001”, una raccolta di immagini e racconti: la vendita dei libri servirà per sostenere le spese processuali di chi è stato condannato dopo i fatti di Genova.
Ripartire da Genova, dal 2001, perché un mondo diverso è oggi più mai necessario”.