Agricoltura. Castagneti custodi della montagna e alleati nella sfida al cambiamento climatico

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La fotografia del settore all’incontro ieri in Regione. Biodiversità, mercato, evoluzione della coltivazione in Emilia-Romagna e il punto di vista dei castanicoltori

logo regione emilia romagnaBOLOGNA – La coltivazione delle castagne e il recupero  di castagneti secolari come presidio del territorio di montagna e risorsa ambientale, senza dimenticare le prospettive di mercato di un prodotto di grande valore per la tradizione agricola e culturale dell’Appennino.

Sull’economia castanicola, la Regione ha costituito un Tavolo di lavoro per trovare soluzioni tecniche e prospettive concrete per il comparto. Oggi la prima riunione, in modalità a distanza, con la partecipazione degli assessori regionali alla Montagna Barbara Lori e all’Agricoltura Alessio Mammi.

“Con l’incontro di oggi prende il via il lavoro di un Tavolo operativo, in accordo con le Istituzioni e le associazioni del territorio- hanno affermato Lori e Mammi strategico per coordinare gli impegni a favore del settore e progettare la pianificazione anche a livello europeo, in vista della programmazione del nuovo Piano di sviluppo rurale”.

“Sosteniamo con forza lo sviluppo di tecniche innovative per il mantenimento e la difesa dei castagneti ha continuato Lori- ma anche il loro recupero, in chiave economica e ambientale, per il grande valore che hanno nel presidio della montagna”.

“Il mondo della castanicoltura- ha aggiunto Mammi- ha avuto la capacità di mettere insieme un percorso di grande condivisione tra obiettivi e territori, un modo di operare strategico e collegiale che ha prodotto importanti effetti”.

Nel corso della mattinata sono stati presentati i due progetti Goi, i gruppi di lavoro di aziende e ricerca sull’innovazione, “Castani-co” e “Biodiversamente castagno”, sulla biodiversità agricola e forestale.

Tra i temi affrontati nell’incontro di oggi, come qualificare, in termini di valore e sostenibilità, i castagneti attualmente coltivati e prevenirne l’abbandono; estendere la coltivazione dei castagneti in terreni agricoli vocati, affrontare le problematiche fitosanitarie, non perdere il patrimonio umano storico e culturale legato alla castanicoltura da frutto. Dalla voce dei coltivatori anche la richiesta di certezze sulla gestione e il recupero dei castagneti da frutto e strategie per migliorare i processi di trasformazione e le opportunità di commercializzazione.

I progetti realizzati: dal sequestro di carbonio alla tutela della biodiversità

Due i progetti regionali che hanno visto protagonista la castanicoltura ad opera dei Gruppi operativi per l’innovazione (Goi). Il primo, ‘Castani-co’, finanziato con 198mila euro, valorizza il castagneto da frutto come sistema seminaturale vocato al sequestro di carbonio e come fonte produttiva di cibo di qualità.  L’impegno è quantificare quanto carbonio è sequestrato nel suolo e nella pianta a seconda dell’ambiente pedologico e della gestione del castagneto e produrre linee guida delle buone pratiche agronomiche e colturali. Un altro obiettivo è di “fare rete” e condividere strategie di qualità e sostenibilità del settore castanicolo.

Il secondo, ‘Biodiversamente castagno’ finanziato dalla Regione con 155mila euro, nasce in risposta all’esigenza di conoscere la biodiversità del castagno e del suo agro-ecosistema e valorizzare e promuovere il ruolo del castanicoltore come ‘custode’ della tutela della biodiversità e del territorio. È nel segno di questi obiettivi che è nato il sodalizio tra ricercatori, aziende agricole produttrici di castagne, consorzi e associazioni di castanicoltori che hanno dato vita al gruppo operativo.