Rimini: Nel 2016 accolte da Rompi il Silenzio 191 donne che hanno subito violenza

Registrati alla Casa delle donne 606 accessi

_palazzo-del-municipio-riminiRIMINI – Nella giornata in cui in tutto il mondo si celebra l’amore, in piazza Tre Martiri oggi pomeriggio c’è un’iniziativa, ‘One billion rising’ che ci ricorda come troppe volte proprio l’amore diventi una scusa o il pretesto per giustificare violenza, fisica o piscologica, abusi e soprusi. Un’iniziativa che nasce dalla volontà di dire no alla violenza su donne e bambine, ribadendo l’urgenza di una rivoluzione prima di tutto culturale, che scardini mentalità e pratiche basate su omertà e sopraffazione.

Dietro al cosiddetto “troppo amore” – concetto di per sé errato – altro non c’è che possesso e incapacità di lasciare libertà all’altro, utilizzando catene spesso difficili da spezzare. Il 2017 a Rimini si è aperto con un caso gravissimo ed eclatante, quello di Gessica Notaro, ma c’è una quotidianità fatta di piccoli o grandi abusi, fotografata dai numeri forniti dalla Casa delle donne. Nel corso del 2016 infatti sono stati 606 gli accessi registrati dalla Casa delle donne, rispetto ai vari servizi e sportelli messi a disposizione per chi necessita supporto per violenze, per problemi legati alla casa e al lavoro, o per avere un aiuto di tipo psicologico.

Gli accessi ai servizi gestiti direttamente dal Comune – che vanno dal supporto psicologico, alle consulenze di tipo legale ed economico – e che poi consentono di indirizzare le donne allo sportello maggiormente indicato a loro, sono stati 346: ben 75 gli accessi (telefonici o di persona) di donne che si sono presentate dopo aver subito una violenza, spesso per mano del compagno. Sono stati invece 77 gli accessi al punto di ascolto, per conoscere i tanti servizi presenti sul territorio e trovare quindi una risposta concreta ai loro problemi. A questi numeri si deve aggiungere l’attività degli sportelli pomeridiani presenti alla Casa delle donne e curati da Rompi il silenzio, l’associazione Onlus della Provincia di Rimini: nel 2016 sono stati registrati 56 accessi allo sportello antiviolenza, 134 allo sportello di sostegno psicologico, 64 allo sportello legale.

L’attività di “Rompi il silenzio” alla Casa delle donne si inserisce nel più ampio quadro di servizi che il centro antiviolenza offre a livello provinciale e che ci consegna altri numeri: nel corso del 2016 hanno contattato il centralino del Centro 213 donne, di cui 191 hanno subito una qualche forma di violenza. Sono 168 i ‘nuovi contatti’, le donne cioè che si sono rivolte per la prima volta al centro. Le donne accolte sono in gran parte italiane (121 su 168) e hanno subito violenze di tipo fisico e psicologico e in alcuni casi vessazioni di tipo economico. Chi per la prima volta si rivolge a Rompi il silenzio lo fa soprattutto per richiedere informazioni, per consigli o semplicemente per sfogarsi, oltre che per chiedere consulenze di tipo psicologico e legale. Infine è di 918 il totale di notti di ospitalità fornite alle donne e ai loro figli nelle strutture a disposizione.

Numeri che danno il senso di una importante attività messa in campo da Comune e dalle associazioni del territorio, ma che soprattutto nascondono delle storie. Ci sono di diverse fasce d’età: si va dalle ragazze appena maggiorenni, fino alle donne più mature: nel 2016 infatti si è rivolta agli sportelli comunali anche qualche donna ultrasettattenne. “Donne diverse per esperienze, status, formazione, accomunate però dall’aver trovato il coraggio di uscire dal silenzio, di parlare, di raccontare il loro vissuto e quindi di chiedere aiuto per poter ricominciare a vivere senza aver più paura – sottolinea il vicesindaco Gloria Lisi – In questo senso è necessario proseguire nella campagna di sensibilizzazione e informazione della cittadinanza, innanzitutto per far conoscere alle donne i tanti servizi a disposizione e dunque per non farle sentire sole. Inoltre è necessario proseguire in questo impegno per sviluppare una nuova cultura per il rispetto di genere, a tutela della libertà individuale e contro ogni forma di sopruso. A tal proposito ritengo simbolicamente significativo l’ordine del giorno ‘posto occupato’ proposto e approvato dal consiglio comunale nell’ultima seduta. L’ordine del giorno, oltre ad impegnare l’amministrazione a continuare nell’attività di sensibilizzare dell’opinione pubblica rispetto alla violenza di genere e rafforzare la rete territoriale di contrasto al fenomeno, prevede di riservare nei luoghi di spettacolo aperti al pubblico (in particolare al Fulgor, al Galli e alla biblioteca Gambalunga) un posto a sedere nelle prime file con un cartello affisso con la scritta: “posto occupato”, dedicato a tutte le donne vittime di violenza. Un gesto semplice, ma di impatto, utile per ricordarci ogni giorno di quelle donne che quotidianamente subiscono violenza e a cui quel posto è stato negato. Una bellissima iniziativa dei consiglieri”.