Ferrara, ‘Ens rationis’ al Museo di Storia Naturale

elemetto-con-volatileL’inaugurazione in programma martedì 10 novembre alle 18: in mostra la raffigurazione della metafisica secondo Mustafa Sabbagh

FERRARA – Propone un viaggio tra vita e morte, ispirato ai principi della metafisica, la mostra di Mustafa Sabbagh dal titolo ‘Ens rationis’ che sarà inaugurata martedì 10 novembre alle 18 al Museo di Storia Naturale di Ferrara (via Filippo de Pisis 24). La rassegna, realizzata in occasione della grande esposizione al Palazzo dei Diamanti ‘De Chirico a Ferrara. Metafisica e Avanguardie’, è curata da Maria Livia Brunelli e Stefano Mazzotti e organizzata in collaborazione con le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea ed i Musei di Arte Antica del Comune di Ferrara.
Rimarrà aperta al pubblico fino al prossimo 10 gennaio tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 9 alle 18. L’ingresso alla mostra è compreso nel biglietto del Museo.
Inoltre, il biglietto di ingresso all’esposizione di Palazzo dei Diamanti dà diritto all’accesso sia alla mostra ‘Ens Rationis’ al Museo di Storia Naturale sia alla mostra ‘Il manichino e i suoi paesaggi’ alla Palazzina Marfisa d’Este

LA SCHEDA a cura degli organizzatori

L’artista – il cui fine e mezzo di ricerca è da sempre l’uomo – ha riflettuto sullo spazio e sul tema propostigli: lo spazio è un museo di storia naturale, il tema è la metafisica.
L’arte di Mustafa Sabbagh fotografa ciò che la mente è in grado di immaginare, azzerando la dicotomia tra visto e vissuto. In nome del pensato; dunque, in nome della vera meta-fisica.
Sabbagh ha effettuato un sopralluogo nei depositi del Museo, riportandone in vita volatili in uno stato di sospensione artefatta grazie a quell’artificio umano, che ha le suggestioni dell’alchemico, proprio della tassidermia. Quella mezza morte che cantò Savinio, nei suoi lirici ‘Chants de la mi-mort’; uno stato di morte – o di vita – apparente, di una natura non-morta, ma che sceglie l’eutanasia come sospensione da una realtà tragica, perpetrata dal suo più grande colpevole: ancora l’uomo.
Il risultato è un intervento multimediale site-specific che mette in rilievo la verità nuda, cruda e ancestrale propria della condizione animale, o del ‘noble savage’ di Rousseau. Un viaggio che ibrida morte e vita, umano e animale, reale e virtuale, contesto e sostanza, usando i linguaggi della fotografia, dell’installazione, della video-art – perché nessun linguaggio si presta alla comunicazione tra possibile e impossibile, più dell’arte.
In un percorso espositivo che si snoda attraverso le sale museali disseminate delle opere che lo hanno reso celebre nei musei e nelle gallerie di tutto il mondo, Mustafa Sabbagh parla di habitat contaminati, di creature ibridate, di micromondi contestualizzati a partire dall’ens rationis: un essere esistente solo nella mente che lo considera, in contrapposizione all’ens reale o naturae il quale, invece, esiste fuori della mente (sia attualmente, sia potenzialmente); un ens rationis può essere sia una chimera, sia un’idea impossibile (un circolo triangolare), sia un qualcosa che ha un fondamento nel reale, come ad esempio le privazioni, che non sono essere, ma modi dell’essere