“Vasco Ascolini. Un’autobiografia per immagini” dal 29 aprile a Reggio Emilia

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In occasione del festival Fotografia Europea la biblioteca Panizzi celebra il fotografo reggiano con una mostra antologica curata da Massimo Mussini

M. Montanari, Ritratto di Vasco Ascolini, 2021 © Marco Montanari

REGGIO EMILIA – Vasco Ascolini. Un’autobiografia per immagini. Stucco, cornici, passepartout in cartone, didascalie, distese di pluriball. La sala mostre della biblioteca Panizzi si prepara ad accogliere una nuova esposizione che, in occasione della nuova edizione del festival Fotografia Europea, porta sotto i riflettori uno tra i protagonisti della storia della fotografia in città, con un’esposizione che ne percorre la vita e l’opera.

La biblioteca Panizzi è infatti pronta ad aprire (ingresso libero), da venerdì 29 aprile alle 18 Vasco Ascolini. Un’autobiografia per immagini, la mostra antologica dedicata al fotografo reggiano Vasco Ascolini(1937). L’intento è quello di far conoscere al pubblico la donazione che il fotografo ha fatto alla città: una collezione di circa 500 fotografie a stampa di diversi formati, che, insieme a quelle già catalogate nel patrimonio della Fototeca, tracciano una vera e propria biografia per immagini della vita artistica e lavorativa di Ascolini, che, come sappiamo, ha attraversato con i suoi scatti almeno 40 anni di storia della fotografia e lavorato in diversi paesi, dall’Italia alla Francia, passando per gli Stati uniti, Austria e Germania.

L’inaugurazione della mostra Vasco Ascolini. Un’autobiografia per immagini è prevista per sabato 30 aprile alle 10.30 in sala mostre e partecipano il fotografo Vasco Ascolini, il curatore Massimo Mussini, il responsabile della biblioteca Panizzi Alberto Ferraboschi e la dirigente dei servizi culturali Valentina Galloni. La partecipazione all’inaugurazione è libera, previa presentazione del Green Pass rafforzato e l’utilizzo di mascherina FFP2.

“Sono molto felice e grata a Vasco Ascolini – dichiara l’assessora alla cultura del Comune di Reggio Emilia Annalisa Rabitti – per questa mostra preziosa e per la ricca donazione che ha scelto di fare alla città. Vedere il mondo attraverso gli occhi di un grande fotografo è sempre un’occasione speciale per trovare nuovi punti di vista e nuovi mondi all’interno della realtà che conosciamo. Questa mostra, ospitata dalla nostra biblioteca, è un regalo per tutta la comunità reggiana e non solo, e credo che la decisione di inserirla nel cartellone di un festival importante come quello di Fotografia Europea sia un’ulteriore conferma del respiro internazionale dell’opera di Ascolini.”

L’autobiografia è considerata un genere letterario con il quale l’autore si racconta, allo scopo di raggiungere fini differenziati e che ha una lunghissima storia alle spalle, quasi quanto l’invenzione della scrittura. Vasco Ascolini da qualche anno affianca alla sua vasta produzione fotografica la creazione di una breve autobiografia inedita in cui, più che ricostruire le sue esperienze esistenziali, traccia la storia dei suoi incontri con critici e studiosi che hanno analizzato il suo lavoro: un vero e proprio diario di viaggio in cui ha appuntato i momenti che ha considerato importanti per la sua crescita intellettuale e artistica. Il lavoro che Ascolini testimonia con questa donazione alla sua città e con quelle precedenti, rivela una continuità evolutiva che consente di seguirne le orme nel tempo e individuare i momenti di passaggio con i quali ha progressivamente arricchito il suo linguaggio espressivo. Questa mostra è la narrazione di questo percorso coraggioso, fatto di incontri importanti e di grande determinazione.

La mostra Vasco Ascolini. Un’autobiografia per immagini è organizzata in cinque sezioni che, come cinque tappe di un viaggio, delineano il percorso del fotografo attraverso il mondo della fotografia, rigorosamente in bianco e nero.

La prima sezione, dedicata agli esordi, permette di scoprire, attraverso un racconto per immagini, i primi passi di Ascolini nell’universo della fotografia contemporanea, dagli anni Sessanta all’incarico come fotografo ufficiale del Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia approfondendo i contatti con i suoi maestri, primo tra tutti il fotografo Stanislao Farri, con cui ha condiviso esperienze importanti all’alba della sua esperienza nel mondo della fotografia.

Un’altra sezione della mostra è dedicata al teatro, ambiente fondamentale per il lavoro di Vasco Ascolini, che nel corso del tempo scatta fotografie che smettono di essere solo il ricordo di uno spettacolo o la testimonianza di ciò che avveniva davanti e dietro le quinte del teatro Valli, ma diventano un’interpretazione che ne modifica il rapporto tra visione fisiologica e reazione mentale, costruendo immagini capaci di suscitare inaspettate suggestioni interiori.

Negli anni Ottanta Ascolini inizia a ricevere incarichi da diverse città in Italia e in Europa e ciò che deriva da queste commissioni sono raccolte di scatti di città, musei e monumenti che raccontano attraverso l’immagine in bianco e nero un tempo sospeso, le cosiddette città invisibili a cui è dedicata la terza sezione della mostra.

Si passa poi a un tematica approfondita largamente da Ascolini nel corso della sua ricerca e che ricopre un ruolo molto significativo della sua carriera: l’indagine sulla malattia mentale attraverso i luoghi che nel corso dei secoli l’hanno segregata. Partendo dall’ospedale San Lazzaro di Reggio Emilia e muovendosi successivamente per la penisola italiana, Ascolini racconta un universo interessantissimo e denso di significati.

Infine, l’ultima sezione della mostra, Sconfinamenti, approfondisce uno scarto importante nel lavoro di Ascolini, il quale all’improvviso sconfina dal territorio della fotografia tradizionale e dà vita un nuovo tipo di immagine. Queste fotografie, chiamate Inquietudini e Persistenze, imprimono sulla carta soggetti poco riconoscibili, grazie a un lavoro sulla pellicola che ne altera fortemente le condizioni. La fotografia diviene un linguaggio diverso da sé, non restituendo più una rappresentazione della realtà, ma trasformandola e proponendo nuove apparenze.

L’ingresso alla mostra è gratuito negli orari di apertura della biblioteca. Nel weekend inaugurale la mostra è aperta venerdì 29 aprile dalle 18 alle 20, sabato 30 aprile dalle 9 alle 20 e domenica 1 maggio dalle 10 alle 20. Per accedere alla biblioteca è obbligatorio indossare la mascherina chirurgica.

Vasco Ascolini

Vasco Ascolini nasce a Reggio Emilia nel 1937. Dopo un approccio amatoriale alla fotografia, verso il 1965 inizia la frequentazione di Stanislao Farri, suo primo maestro. Dal 1973 al 1990 è fotografo del Teatro Municipale Valli: le sue fotografie di genere teatrale sono oggi conservate presso molti prestigiosi musei in Europa, America e Giappone. Ascolini insisterà sulla sua caratteristica “cifra al nero” e sulla poetica del frammento anche quando, dalla seconda metà degli anni ‘80, riceverà numerose commissioni pubbliche per fotografare monumenti, musei e centri storici in Italia e Francia. Proprio l’incarico di fotografare Arles lo farà approdare nel 1991 ai “Rencontres internationales de la photographie”, offrendogli visibilità internazionale e dando inizio ad un legame profondo con la Francia e con i suoi più importanti musei. La passione per la ricerca non lo abbandona e nel nuovo millennio, grazie anche a interventi off camera in fase di stampa, si adopera “per creare apparenze informi, con il gesto guidato dall’automatismo inconscio, oppure visioni oniriche di certa pittura surrealista” (M. Mussini). A lui tutt’oggi continuano ad essere dedicate mostre personali e collettive.

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