Regione: Protezione civile

Dalle alluvioni del 2023 e 2024 una lezione per affrontare le grandi emergenze: il coordinamento tra istituzioni civili e militari, Protezione civile e volontariato nella gestione delle calamità al centro di un confronto a Bologna tra Regione, Esercito e Agenzia regionale. Il presidente de Pascale: “L’esperienza di questi anni ci ha insegnato quanto sia decisivo mettere insieme competenze, responsabilità e capacità operative. Una collaborazione che vogliamo rafforzare consolidando una strategia di lungo periodo, dalla prevenzione alla gestione delle emergenze fino alla ricostruzione, consapevoli che la capacità di proteggere le nostre comunità dalle criticità future dipenderà dalle scelte e dalle responsabilità che sapremo assumere oggi”

logo regione emilia romagnaBOLOGNA – Affrontare una grande emergenza richiede la capacità di intervenire nell’immediato, ma anche di tenere insieme il lavoro di strutture diverse, garantire assistenza alle comunità colpite e accompagnare i territori nel percorso di ricostruzione. Le alluvioni del 2023 e 2024 in Emilia-Romagna hanno messo alla prova questa capacità, con una mobilitazione straordinaria di enti locali, Forze armate, Protezione civile, Vigili del fuoco e volontariato, impegnati contemporaneamente nei soccorsi, nella messa in sicurezza delle aree allagate e nel ripristino di servizi e infrastrutture.

Un impegno corale, che ha visto donne e uomini in divisa lavorare fianco a fianco con tecnici e volontari civili e ha mostrato il valore di un sistema fondato sulla collaborazione, sulla conoscenza del territorio e sulla capacità di mobilitare tempestivamente competenze e risorse differenti. Un modello organizzativo costruito nel tempo, che rappresenta un patrimonio di esperienze e professionalità fondamentale su cui fare leva per affrontare con sempre maggiore efficacia le emergenze future.

È su questi temi che si è concentrata la conferenza sul Sistema Paese nella gestione delle emergenze, focalizzata sull’esperienza dell’Emilia-Romagna”, promossa dalla Regione e dall’Esercito italiano. Ad aprire il confronto, il presidente della Regione, Michele de Pascale, insieme al comandante militare Esercito “Emilia-Romagna”, il colonnello Nicola Perrone, al commissario straordinario alla Ricostruzione, Fabrizio Curcio, e al direttore dell’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile, Massimo Camprini, che ha curato l’approfondimento tecnico relativo alle attività della Protezione civile.

Il confronto ha approfondito in particolare le modalità attraverso cui le diverse componenti del sistema nazionale di Protezione civile concorrono alla gestione delle emergenze, dalle procedure di attivazione dell’Esercito a supporto delle autorità civili al coordinamento delle risorse operative disponibili sul territorio. Un’organizzazione nella quale ciascuna struttura mantiene le proprie responsabilità, mettendo a disposizione personale, mezzi e capacità specialistiche in funzione delle esigenze, all’interno di un quadro di intervento condiviso. Accanto agli aspetti operativi, sono stati affrontati i temi della prevenzione, dei sistemi di allertamento, del coordinamento nazionale e della gestione delle fasi successive all’emergenza, insieme alle testimonianze dirette di chi ha partecipato ai soccorsi nei territori alluvionati.

“Le alluvioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna hanno segnato profondamente le nostre comunità e ci hanno messo di fronte a emergenze di una complessità straordinaria- afferma il presidente de Pascale-. In quei giorni abbiamo visto quanto possa fare la differenza un sistema di soccorso capace di mettere in campo competenze, mezzi e capacità operative differenti, garantendo una risposta coordinata anche nelle situazioni più difficili. La conoscenza del territorio, la condivisione delle informazioni e la rapidità delle decisioni sono state determinanti per intervenire tempestivamente, proteggere le persone e assicurare assistenza alle comunità colpite. Voglio ringraziare ancora una volta le donne e gli uomini dell’Esercito, dei Vigili del fuoco, della Protezione civile, le volontarie e i volontari, le amministrazioni locali e tutti coloro che hanno lavorato senza sosta, spesso in condizioni estremamente difficili. La loro professionalità, il senso di responsabilità e la capacità di operare fianco a fianco hanno reso possibile una mobilitazione straordinaria, nella quale ciascuno ha portato il proprio contributo al servizio delle persone e delle comunità colpite”.

“L’esperienza di questi anni ci consegna soprattutto una consapevolezza: la sicurezza dei territori richiede una visione di lungo periodo, nella quale la prevenzione, la gestione delle emergenze e la ricostruzione siano affrontate come parti di una stessa strategia- prosegue de Pascale-. I cambiamenti climatici stanno modificando profondamente gli scenari di rischio e ci impongono di ripensare strumenti, priorità e modalità di intervento, rafforzando la capacità delle istituzioni di anticipare le criticità e di agire in maniera coordinata. In Emilia-Romagna abbiamo assunto la messa in sicurezza del territorio come una delle priorità centrali dell’azione amministrativa, anche attraverso una riorganizzazione delle strutture regionali per integrare maggiormente le attività di prevenzione, gestione delle emergenze e ricostruzione. Ma sappiamo che una sfida di queste dimensioni richiede un impegno che coinvolga l’intero sistema istituzionale. Servono programmazione pluriennale, risorse adeguate, capacità progettuale e strumenti che consentano di intervenire con tempestività, valorizzando le competenze e le responsabilità di ciascun livello di governo. È in questa prospettiva che l’esperienza dell’Emilia-Romagna può offrire un contributo al confronto nazionale: rafforzare un modello di collaborazione che ha dimostrato sul campo la propria forza e continuare a migliorarlo, affinché la tutela delle persone, delle comunità e delle infrastrutture sia sempre più al centro delle politiche pubbliche. Perché la capacità di affrontare le emergenze future dipenderà in misura decisiva dagli investimenti, dalle scelte organizzative e dalle responsabilità che sapremo assumere oggi”.

“La conferenza odierna, condivisa con il presidente de Pascale e la Regione, nasce per analizzare il sistema che ha permesso di affrontare le drammatiche alluvioni del 2023 e del 2024. Di fronte a eventi così eccezionali, nessuna struttura avrebbe potuto fare tutto da sola: la chiave è stata ‘fare squadra’- sottolinea anche il colonnello Perrone-. Il concorso dell’Esercito Italiano in caso di pubbliche calamità fa parte della nostra identità storica, ma oggi questo impegno si inserisce pienamente all’interno del quadro della ‘Quarta Missione’ che la legge e il Ministero della Difesa affidano alle Forze armate: la salvaguardia delle libere istituzioni e il concorso in caso di pubbliche calamità.  In questo contesto il nostro compito istituzionale è intervenire nei casi di straordinaria necessità e urgenza per aiutare la popolazione in coordinamento con le strutture civili, integrando il sistema con uomini, mezzi e capacità speciali quando l’emergenza supera le forze ordinarie. In Emilia-Romagna l’Esercito Italiano conta su una rete capillare da Piacenza a Rimini con differenti capacità e assetti specialisti prontamente impiegabili. Questa presenza sul territorio significa conoscerlo a fondo e avere relazioni solide con le istituzioni. Dietro i mezzi ci sono le persone: il ‘modello Emilia-Romagna’ dimostra che la cooperazione immediata tra militari, Protezione Civile, Vigili del Fuoco e volontari crea una risposta forte e coordinata al servizio della collettività”.

“L’azione commissariale, nella fase della ricostruzione post emergenza, dipende in modo molto stretto dal contesto nel quale si sviluppa- afferma il commissario Fabrizio Curcio-. Per questo, quando siamo subentrati, il nostro compito è stato aggiornare il percorso impostato dalla struttura precedente, adeguandolo a un quadro in evoluzione, anche nel rapporto tra Governo e Regione. Abbiamo seguito una sequenza precisa: prima una valutazione sul territorio, poi la modifica normativa, quindi l’attuazione. In questo modo siamo passati dalle 39 ordinanze emanate in precedenza alle 64 di oggi, che hanno attualizzato l’intero impianto e hanno consentito di avviare i percorsi di semplificazione, per la ricostruzione privata e per quella pubblica, e di razionalizzare le procedure. È un percorso dove ogni fase ha reso possibile la successiva, e che conferma il tema di questa giornata: la ricostruzione è parte di un’unica strategia con la prevenzione e la gestione dell’emergenza, e funziona quando ogni livello istituzionale svolge il proprio ruolo all’interno di un quadro condiviso”.

La mobilitazione della Protezione civile: i numeri del 2023 e del 2024

Oltre 10mila persone impegnate quotidianamente nei territori alluvionati, più di 14.300 volontarie e volontari mobilitati nel corso dell’emergenza, il sostegno di tredici colonne mobili provenienti da altre Regioni e l’attivazione del Meccanismo europeo di Protezione civile. Sono i numeri della straordinaria mobilitazione che ha accompagnato l’alluvione del maggio 2023 in Emilia-Romagna, quando alla risposta delle strutture regionali si è affiancata quella dell’intero Servizio nazionale di Protezione civile, con il contributo di Forze Armate, Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco, organizzazioni di volontariato e amministrazioni territoriali.

Tra le oltre 10mila persone impegnate quotidianamente nelle operazioni, 1.141 Vigili del fuoco, 455 militari dell’Esercito e della Marina, 926 Carabinieri, 70 donne e uomini della Guardia costiera, 592 agenti della Polizia di Stato, 159 della Guardia di Finanza e 442 operatrici e operatori della Croce Rossa. A questi si aggiungevano 851 volontarie e volontari nazionali impegnati nell’assistenza alla popolazione, nelle attività di ricognizione e nel soccorso, 764 volontari regionali e altro personale operativo, insieme a tecnici e funzionari di Comuni, Province, Prefetture, enti territoriali e strutture regionali di Protezione civile.

Un impegno che ha richiesto anche un dispiegamento eccezionale di mezzi e attrezzature. I Vigili del fuoco hanno effettuato quasi 12mila interventi, impiegando 350 mezzi, tra cui sei elicotteri. Le Forze armate hanno messo a disposizione 26 elicotteri, 109 mezzi, 45 gommoni, 22 escavatori e sette motopompe. La Capitaneria di porto ha contribuito con tre elicotteri, un aereo, due battelli e 12 subacquei; il 118 con quattro elicotteri e i Carabinieri con altri due. Carabinieri e Guardia di Finanza hanno inoltre assicurato il presidio delle aree colpite attraverso squadre antisciacallaggio. Nel momento di maggiore mobilitazione si è arrivati a coordinare, nell’arco della stessa giornata, oltre 1.300 mezzi e 29 elicotteri.

Fondamentale il contributo del volontariato di Protezione civile. Degli oltre 14.300 volontarie e volontari complessivamente intervenuti, 7.650 provenivano dai coordinamenti dell’Emilia-Romagna, 5.130 dalle tredici colonne mobili di Toscana, Lombardia, Marche, Veneto, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Umbria, Lazio, Valle d’Aosta, Abruzzo e delle Province autonome di Trento e Bolzano. Altri 1.520 facevano riferimento alle organizzazioni nazionali.

Alla mobilitazione italiana si è aggiunto il sostegno internazionale. Attraverso il Meccanismo europeo di Protezione civile sono arrivate offerte di aiuto da nove Paesi, quattro delle quali accolte: Slovacchia, Slovenia, Francia e Belgio. Il 22 maggio i primi moduli slovacco e sloveno hanno raggiunto il canale Magni, a Ravenna, seguiti nella notte tra il 22 e il 23 maggio dalle squadre francesi. Il contingente belga è stato successivamente destinato a Conselice (Ra), dove è stato affiancato dalle altre squadre al termine delle operazioni nel capoluogo ravennate. Complessivamente il dispositivo europeo ha messo a disposizione 118 operatrici e operatori e 55 mezzi, con 38 unità slovene, 25 slovacche, 41 francesi e 14 belghe.

Un impegno particolarmente rilevante ha riguardato anche l’assistenza alle persone costrette a lasciare le proprie abitazioni. Il 20 maggio 2023 è stato raggiunto il picco di 36.600 sfollati. Per accoglierli sono stati attivati 54 centri di prima accoglienza, allestiti in palestre, scuole, centri civici e conventi, affiancati da 52 strutture ricettive tra alberghi, agriturismi e bed and breakfast. Operative anche dieci cucine mobili di emergenza.

Nell’autunno del 2024, con una nuova ondata di maltempo, la rete di Protezione civile è tornata a mobilitarsi, questa volta con un impiego particolarmente rilevante di squadre tecniche e personale specializzato nel soccorso acquatico, nelle operazioni di pompaggio e nella rimozione di fango e detriti. Circa mille le volontarie e i volontari operativi, di cui oltre 500 messi in campo dall’Emilia-Romagna, quasi 200 dalle organizzazioni nazionali provenienti da fuori regione – Associazione nazionale Alpini, Supporto nazionale emergenze, Croce Rossa italiana, Prociv-Arci, Misericordie e Associazione nazionale delle Pubbliche assistenze – e oltre 300 tra funzionari e volontari delle colonne mobili di Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Provincia autonoma di Trento, Lazio, Lombardia, Campania, Veneto e Valle d’Aosta. Sul campo anche circa 400 volontarie e volontari specializzati delle colonne mobili interregionali, dotati di macchine operatrici e attrezzature pesanti per la rimozione di fango e detriti.

Anche in questa occasione Esercito, Carabinieri e Polizia di Stato hanno contribuito alle operazioni, garantendo supporto logistico, presidio delle aree evacuate, gestione della viabilità d’emergenza e recupero delle persone isolate con l’impiego di elicotteri, in coordinamento con il Comando operativo di vertice interforze. Rispetto al 2023, la natura degli interventi ha richiesto soprattutto l’impiego immediato di idrovore, mezzi anfibi e attrezzature specialistiche, confermando l’importanza di poter attivare risorse e professionalità differenti in relazione alle caratteristiche di ciascuna emergenza.