Risorgimento e Tricolore, la Regione rafforza il proprio impegno per la storia e i valori democratici. Con la nuova legge quadro sulla cultura si estende l’attenzione, finora centrata sul Novecento, all’intero percorso della storia contemporanea. Il presidente de Pascale e l’assessora Allegni: “L’Emilia-Romagna ha vissuto da protagonista il Risorgimento, contribuendo a scrivere pagine decisive della storia nazionale e per la nostra democrazia. Vogliamo valorizzare questa eredità e renderla accessibile e attuale”
BOLOGNA – Prima che diventasse il simbolo dell’Italia unita, il Tricolore nacque in Emilia.
Era il 1797 quando, a Reggio Emilia, la Repubblica Cispadana adottò la bandiera verde, bianca e rossa, ispirata agli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità della Rivoluzione francese. Nello stesso territorio, e nella Romagna che dalla fine del Settecento fu uno dei centri nevralgici del movimento repubblicano, prese forma una storia destinata a intrecciarsi con le vicende dell’Unità d’Italia. Nel 1849, con la Repubblica Romana, quell’aspirazione democratica trovò una delle sue espressioni più avanzate. Un secolo dopo, durante la Resistenza, gli ideali di libertà e partecipazione tornarono a mobilitare persone e comunità del nostro territorio, contribuendo al percorso che avrebbe condotto alla nascita della Repubblica e della Costituzione italiana.
È questo filo che lega il Tricolore al Risorgimento, la lotta per l’indipendenza alla conquista dei diritti, la memoria delle battaglie ottocentesche ai principi della democrazia contemporanea. Un patrimonio storico e civile che la nuova legge quadro regionale sulla cultura, proposta dalla Giunta e approvata il 21 ottobre scorso in Assemblea legislativa, riconosce e rilancia, estendendo al XIX secolo gli interventi per la memoria storica e ampliando così lo sguardo, finora concentrato soprattutto sul Novecento, all’intero percorso della storia contemporanea.
La legge riconosce il valore delle vicende che, dalla nascita del Tricolore e dal Risorgimento, attraverso l’antifascismo, la Resistenza e il consolidamento democratico della Repubblica, hanno contribuito a formare la coscienza nazionale. Gli articoli 58-62 del Titolo IV della legge delineano gli ambiti di intervento: dalla ricerca storica alla raccolta di testimonianze, dalla conoscenza critica degli eventi alla valorizzazione dei luoghi della memoria, fino alla riscoperta degli uomini e delle donne protagonisti di quella stagione e al sostegno delle istituzioni e delle associazioni impegnate nella diffusione dei valori risorgimentali.
“La memoria storica è una responsabilità collettiva che le istituzioni devono assumere con impegno- dichiarano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessora regionale alla Cultura, Gessica Allegni-. L’Emilia-Romagna ha vissuto da protagonista il Risorgimento: un passaggio fondamentale per comprendere le origini della nostra comunità e i valori su cui si fonda la Repubblica. È una stagione che ha posto le basi dell’unificazione del Paese e ha alimentato quei principi di libertà, uguaglianza e partecipazione democratica che appartengono alla nostra identità repubblicana. La nuova legge quadro ci offre un’opportunità importante: mettere in relazione la conservazione del patrimonio con la ricerca, la divulgazione e la partecipazione culturale. Vogliamo sostenere progetti capaci di rendere questa eredità accessibile e attuale: una vocazione che affonda le radici nella nostra storia e che continua a tradursi in partecipazione e impegno civile. Investire sulla memoria significa costruire occasioni di conoscenza e confronto, soprattutto per le giovani generazioni, e rafforzare il legame tra cultura, cittadinanza e democrazia”.
Un patrimonio che in Emilia-Romagna attraversa città, paesi, archivi, musei e raccolte risorgimentali che custodiscono testimonianze di un immaginario nazionale e di una memoria condivisa.
Dal Museo Civico del Risorgimento di Bologna ai Musei Byron e del Risorgimento e al Capanno Garibaldi di Ravenna, dal Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea di Faenza al Museo del Tricolore di Reggio Emilia, passando per la Sala museale dell’Accademia Militare di Modena e le altre raccolte presenti nei centri maggiori e minori: la regione conserva una geografia diffusa di luoghi e testimonianze legati alla storia dell’unificazione nazionale.
Dal 1998 il patrimonio storico conservato in queste realtà è stato interessato da interventi di catalogazione informatizzata, per far conoscere le raccolte e rendere consultabili le testimonianze anche al di là delle condizioni di accessibilità delle singole sedi. Un lavoro che oggi si accompagna a nuovi interventi di riordino e inventariazione degli archivi.
Sono attualmente in corso due progetti finanziati nell’ambito dei piani bibliotecari regionali previsti dalla legge regionale 18/2000: il completamento del riordino e dell’inventariazione dell’Archivio del Museo del Risorgimento di Modena e il riordino e l’inventariazione degli archivi del Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara. Al termine degli interventi, saranno pubblicati online sul portale del Sistema informativo archivistico regionale, ampliando le possibilità di consultazione e ricerca per studiosi, studenti e cittadini.
Nel 2024, nell’ambito dell’Avviso dedicato alle Case e studi degli illustri, la Regione ha inoltre riconosciuto al Comune di Forlì un contributo per il progetto Villa Saffi, legata all’importante figura risorgimentale.
La valorizzazione della memoria passa anche attraverso iniziative culturali e occasioni di approfondimento nei territori. Nel 2025, a Forlì, il 177esimo anniversario della proclamazione della Repubblica Romana è stato celebrato con la deposizione di una corona al monumento dedicato ad Aurelio Saffi e con un convegno alla presenza del presidente de Pascale.
Dalla conservazione dei documenti alla riscoperta dei luoghi, dalla ricerca scientifica alla didattica, la nuova legge quadro offre una cornice organica per rafforzare il rapporto tra patrimonio storico e cittadinanza. L’obiettivo è fare del Risorgimento e del Tricolore non soltanto una memoria da custodire, ma una storia da conoscere, interrogare e trasmettere, affinché le radici della Repubblica continuino a essere riconoscibili e vive nella cultura delle comunità.







