Question Time, chiarimenti sulle tariffe dei nidi

BOLOGNA – La vicesindaco Marilena Pillati ha risposto questa mattina, in sede di Question Time, alle domande d’attualità delle consigliere Simona Lembi (Partito Democratico) e Emily Clancy (Coalizione civica) sulle tariffe dei nidi. La risposta è stata letta in Aula dall’assessore Gieri.

Domanda della consigliera Lembi
“Visti gli articoli di stampa invita cortesemente il Sindaco e la Giunta ad esprimere una valutazione politica amministrativa sulla centralità dei servizi per l’infanzia nelle politiche di sviluppo e crescita del paese, a partire dalle dichiarazioni del nuovo Governo; si chiede altresì di capire gli orientamenti della Giunta con particolare riferimento alla gratuità e di conoscere i possibili effetti della misura governativa sulla città di Bologna”.

Domanda della consigliera Clancy
“Viste le notizie circa il finanziamento regionale che permetterà una riduzione delle tariffe di accesso agli asili nido cittadini; chiede al Sindaco e alla Giunta una valutazione politico amministrativa sul tema. Se la misura sia strutturale e se abbiano ulteriori informazioni sulla rimodulazione delle tariffe in atto in termini di percentuale di sconto applicata; se la misura riguarderà anche i contributi erogati per l’accesso ai posti in convenzione presso asilo nido privati; se l’amministrazione stia valutando un’ulteriore riduzione o addirittura la copertura totale del servizio, come dovrebbe avvenire nel Comune di San Lazzaro”.

Risposta della vicesindaco Pillati letta in Aula dall’assessore Gieri
“Gentilissime consigliere, il dibattito di questi giorni sui nidi d’infanzia e, in particolare, sulla riduzione delle tariffe, a seguito della decisione della Regione Emilia-Romagna di destinare a questo obiettivo un cospicuo finanziamento, ci consente di ritornare su un tema da sempre oggetto di grande attenzione da parte di questa Amministrazione, che prima in Italia ha aperto 50 anni fa il primo nido, due anni prima che una legge istituisse gli asili nido a livello nazionale.
Bologna dunque è una città che può vantare un patrimonio di nidi frutto di una cultura dell’infanzia e dei servizi che viene da lontano e che si è sviluppata a partire da un bisogno assistenziale dei genitori.
L’alleanza tra l’Amministrazione da un lato ed esperti dell’educazione dall’altro ha permesso di affrancare da logiche assistenziali i nidi, che insieme alle altre opportunità educative, attraverso un prezioso lavoro educativo rivolto ai bambini e di relazione con i loro genitori sono diventati nel tempo servizi consolidati, un riferimento per la cultura condivisa dell’educare, luoghi di promozione delle pari opportunità, di contrasto alle disuguaglianze e di inclusione sociale.
La centralità delle politiche educative di questa Amministrazione nel corso dei decenni ha consentito di sviluppare a Bologna un sistema di servizi per la prima infanzia di qualità con un tasso di copertura dell’utenza potenziale di quasi il 40%, una percentuale tra le più alte non solo in Italia ma anche nella nostra Regione.
Oltre a mantenere alto l’impegno nella gestione diretta dei nidi, che rappresentano oltre il 70% dell’offerta, il Comune di Bologna ha contribuito alla qualificazione dell’offerta educativa di tutto il sistema integrato dei servizi per la prima infanzia e si è impegnato attraverso specifiche politiche tariffarie a garantirne l’accessibilità.
Per i nidi comunali abbiamo introdotto negli anni scorsi, lo ricorderete, un nuovo sistema tariffario che ha ridotto ulteriormente il contributo delle famiglie, introducendo linee di progressione delle tariffe con tassi di crescita rallentati nei livelli di Isee che vanno da valori medio-bassi a valori medi. Questo nuovo sistema, che prevede sconti in presenza di particolari condizioni del nucleo familiare, ha introdotto nuove e più mirate condizioni di esenzione, per individuare le famiglie da esonerare completamente dal pagamento delle tariffe, per le quali cioè il nido è gratis.
Nello scorso anno educativo sono stati 197 i bambini che hanno frequentato gratuitamente i nidi comunali.
Per i nidi comunali, le tariffe di frequenza coprono complessivamente solo il 15% dei costi del servizio.
Alle politiche tariffarie che riguardano i nidi comunali si sono poi aggiunte negli ultimi anni convenzioni con i nidi privati autorizzati al funzionamento, che consentono a quasi 540 bambini di accedervi a condizioni agevolate più vicine a quelle dei nidi comunali.
Proprio in ragione del nostro impegno a diminuire progressivamente i costi a carico delle famiglie per la frequenza ai nidi d’infanzia, non possiamo che essere contenti della decisione della Regione di destinare nuove risorse alla riduzione delle tariffe e migliorare così l’accessibilità ai servizi. Per questo abbiamo già inviato alla Regione la nostra manifestazione d’interesse.
La misura, come è noto, è rivolta a tutte le famiglie dei bambini con ISEE non superiore a 26 mila euro e che frequentano servizi educativi per la prima infanzia comunali o privati convenzionati e ogni comune, sulla base del numero degli utenti compresi in quella fascia di ISEE e in base ai propri sistemi tariffari e modalità di convenzionamento, dovrà valutare come ripartire le risorse che la Regione attribuisce sulla base del numero totale di bambini iscritti.
Le risorse che noi riceveremo saranno destinate, dunque, a ridurre le tariffe non solo degli utenti dei nidi comunali o in concessione, ma anche di chi frequenta nidi in convenzione, piccoli gruppi educativi e sezioni primavera.
Anche per questo la sua applicazione è complessa e riguarda potenzialmente tra i 2.500 e i 3.000 bambini.
A questo proposito sappiamo già che nei nidi comunali una percentuale molto alta di bambini iscritti ha un isee non superiore a 26 mila euro – sono circa il 75% – un dato che dà conto delle ottime condizioni di accessibilità dei nostri servizi.
Non siamo in grado al momento di dire con altrettanta precisione quanti saranno i beneficiari che frequentano altri servizi educativi.
Sulla durata della misura deliberata, sappiamo che è intenzione della Regione dare stabilità a questo tipo di intervento e questo è molto importante, perché le politiche educative, e non solo quelle, hanno bisogno di misure a cui venga data continuità.
È certamente molto positivo che i nidi d’infanzia, dopo che era già ritornati al centro delle politiche nazionali con il decreto legislativo 65 del 2017 che ha introdotto il sistema nazionale di istruzione da 0 a 6 anni, abbiano ritrovato in queste settimane ampio spazio nel dibattito pubblico e l’auspicio è che davvero abbiano l’attenzione che meritano nelle politiche educative e scolastiche nazionali.
Ma per garantire a tutti i bambini l’opportunità di frequentare un servizio educativo di qualità la strada è ancora molto lunga. Non dimentichiamo che a 48 anni dalla legge che ha istituito i nidi d’infanzia a livello nazionale ci sono ancora, infatti, parti del paese in cui i nidi non ci sono o, se presenti, hanno tassi di copertura bassissimi.
Anche a Bologna, nonostante le dimensioni dell’offerta e l’alto livello di copertura, abbiamo il dovere di continuare a impegnarci per sviluppare ulteriormente l’offerta, perché la domanda non ha mai subito la flessione di altri territori e abbiamo ancora una notevole lista di attesa, anche se il lavoro di questi anni ha ridotto sensibilmente la sua consistenza. A settembre 2019 abbiamo registrato il dato di lista d’attesa più basso degli ultimi anni in questo periodo, ma sono comunque 425 i bambini ancora in attesa di un posto al nido.