Tra i poeti e gli scrittori ospitati, anche Maurizio Cucchi, Isabella Leardini e Fabrizio Lombardo, finalisti al Premio Strega, e la nascita di un nuovo premio letterario
FERRARA – Alcune città si leggono come un libro e alcuni libri riescono a restituire intere città; Ferrara appartiene a entrambe le categorie, e non soltanto per la prosa. Domani, mercoledì 7 ottobre, dalle 16 alle 19, Palazzo Roverella ospiterà la terza edizione dell’ “Omaggio alla Poesia. Per Giorgio Bassani e Roberto Pazzi”, un incontro che prende le mosse da due scrittori ferraresi – per nascita o per elezione – per accogliere la poesia italiana contemporanea attraverso le letture di cinque autori, e il confronto con studiosi e critici. In ordine, leggeranno i loro testi: Maurizio Cucchi, Salvatore Jemma, Isabella Leardini, Fabrizio Lombardo e Maria Luisa Vezzali. Il pomeriggio aprirà i battenti con i saluti istituzionali di Teresa Corda, vicepresidente della Fondazione “Giorgio Bassani”, e a seguire Valerio Cappozzo, Sergio Parussa e Matteo Bianchi inquadreranno criticamente la produzione in versi dei due intellettuali omaggiati, precisamente con gli interventi “Dal particolare all’universale” bassaniano e “I talismani immaginifici” nelle opere di Pazzi. Invece a introdurre gli ospiti saranno Marcello Azzi, Carlo Antonio Gobbato e Paolo Valesio. L’iniziativa è promossa dalla Fondazione “Giorgio Bassani” e dal Centro Studi “Roberto Pazzi”, in collaborazione con l’associazione ebookpoetry di Bologna.
Poeti prima di tutto
«Mio padre si è sempre sentito un poeta – esordisce Paola Bassani – e lo è stato fino all’ultimo: nei testi della vecchiaia, come Rolls Royce, ha guardato la morte con una lucidità che ancora mi sorprende. Mi commuove che prima Bologna poi Ferrara tornino annualmente a rendergli omaggio con la poesia e, soprattutto, con quella di chi scrive oggi; a cominciare da un maestro per intere generazioni come Cucchi, e da due finalisti al Premio Strega, Leardini e Lombardo, di cui si saprà il vincitore il prossimo 13 ottobre. Mio padre non avrebbe voluto un monumento, avrebbe voluto lettori appassionati, capaci di mettersi in dubbio e alla prova su di una pagina ancora da scrivere». L’omaggio prenderà il largo da un dato spesso sottovalutato; prima di essere i narratori che conosciamo, Bassani e Pazzi sono stati poeti degni di alloro.
«Se Giorgio Bassani – incalza Stefano Baldrati del Centro Studi – esordì in versi con Storie dei poveri amanti (1945) e tornò alla poesia per tutta sua la vita, sino alla raccolta complessiva In rima e senza (1982), Roberto, nato ad Ameglia e ferrarese di adozione, approdò al romanzo dopo un lungo apprendistato lirico, e proprio la poesia rimase il basso continuo della sua scrittura. Ricordarli come poeti significa riconoscere una linea ferrarese novecentesca che non si è interrotta, ma continua a interrogare chi scrive oggi».
Una parola definitiva?
Da questa eredità l’incontro su focalizzerà sulla letteratura più attuale, affidando la parola ai poeti stessi: cinque voci diverse per generazione, provenienza e poetica, accostate non per comporre un canone, ma per restituire la pluralità della poesia italiana, per indagare le contraddizioni di un presente che si sfilaccia.
«Per Bassani – aggiunge Gobbato – fare poesia significava interrompere il flusso incessante del tempo e assumere una distanza interiore necessaria nonostante le doverose invettive, quasi “entrare nella tomba e parlare con i morti”; lo dichiara la conversazione tra Micol e il narratore su Emily Dickinson. Per questo i suoi sono “romanzi da poeta”. È sufficiente rammentare il discorso che lo scrittore tenne alla consegna del premio Nelly Sachs: la missione dei poeti, da Omero a Virgilio a Dante, è “risuscitare i morti”; oppure l’epigrafe del Romanzo di Ferrara del 1974, presa dal XXI Canto del Purgatorio XXI, “trattando l’ombre come cosa salda” – la trascrizione dice “santa”, sebbene il verso dantesco sia “salda”». Durante l’evento sarà presentato il bando nazionale di concorso dedicato ai due intellettuali.
Un nuovo premio letterario
La Fondazione e il Centro Studi in questione hanno deciso di indire congiuntamente un concorso letterario dedicato ai due intellettuali scomparsi per vivificare il loro lascito immateriale quanto inestimabile. Le sezioni saranno due: la prima intitolata a Bassani e rivolta alle raccolte edite negli ultimi tre anni, di cui sarà premiata una terna e poi un vincitore assoluto; la seconda intitolata a Pazzi e rivolta a una sola silloge inedita meritevole di pubblicazione. Il bando in questione sarà ufficializzato nel gennaio 2027. La giuria tecnica, presieduta da Paola Bassani, sarà composta da Roberta Antognini, Alberto Bertoni, Matteo Bianchi, Valerio Cappozzo, Sonia Gentili, Carlo Antonio Gobbato, Sergio Parussa e Massimo Raffaeli. Le sezioni saranno due: la prima intitolata a Bassani e rivolta alle raccolte edite negli ultimi tre anni, di cui sarà premiata una terna e poi un vincitore assoluto; la seconda intitolata a Pazzi e rivolta a una sola silloge inedita meritevole di pubblicazione. Il bando sarà ufficializzato nel gennaio 2027. Con la chiusura del Premio “Gianfranco Rossi” per gli esordi e la dilatazione a cadenza settennale del Premio Niccolini, già limitato a scrittori con i natali ferraresi o con opere di argomento strettamente locale, manca di fatto un riconoscimento cittadino alla poesia contemporanea di livello nazionale. Soltanto il Caput Gauri si conferma un avvenimento di tradizione che, tuttavia, rimane confinato alle zone del Delta.
«In Italia i concorsi letterari sono centinaia – precisa Bianchi – e spesso funzionano come un’economia di scambio: quote di partecipazione, giurie che si conoscono tra loro anche troppo bene, allori che servono più a chi li dà che a chi li riceve. Un premio nuovo si giustifica solo se fa qualcosa che gli altri non fanno. E qui la risposta sta nella struttura. Le due sezioni non sono due elogi accostati: sono le due metà di un unico ciclo. A prima vista, Bassani va con l’edito poiché è lo scrittore consacrato, già premiato all’epoca (Strega 1956, Viareggio 1962). Ma il suo gesto editoriale più celebre resta l’investimento su un inedito di valore, quando con Feltrinelli fece uscire Il Gattopardo (1958), un manoscritto che altri avevano respinto. Invece Pazzi si affidò alla narrativa dopo un lungo apprendistato in versi, incoraggiato da Sereni a pubblicare la sua prima silloge. Dunque chi ha creduto in un inedito dà il nome all’edito e chi è stato scoperto dà il nome all’inedito. È un passaggio di testimone già scritto nelle due biografie, prima ancora che nel bando». L’ingresso a Palazzo Roverella è gratuito fino a esaurimento posti. Per info: Fondazionegiorgiobassani.it









