Lo sbadiglio materno influenza quello fetale: studio dell’Università di Parma su “Current Biology”

L’essere umano è, fin dalle sue prime fasi, un organismo intrinsecamente relazionale. Prima evidenza di “risonanza comportamentale” prima della nascita

PARMA – L’essere umano è, fin dalle sue prime fasi, un organismo intrinsecamente relazionale. Un nuovo studio realizzato all’Università di Parma, pubblicato su Current Biology e intitolato Prenatal behavioral contagion through maternal yawning and fetal resonancesegna una svolta nel modo di concepire il feto e il suo rapporto con la madre. Lo studio dimostra, per la prima volta, che il comportamento fetale non è isolato né puramente autonomo, ma può essere modulato in modo sistematico dallo stato fisiologico materno durante il terzo trimestre di gravidanza.

Lo studio è il risultato di un progetto scientifico interdisciplinare del Dipartimento di Medicina e Chirurgia, tra il Laboratorio di Neuroscienze cognitive sociali e il gruppo di Andrea Dall’Asta, docente di Ginecologia e ostetricia e Presidente del Corso di Laurea in Ostetricia. Lo studio collaborativo è stato finanziato dal progetto PRIN 2022 WombWise condotto da Vittorio Gallese, docente di Neuropsicologia e Neuroscienze cognitive, e dal progetto PRIN 2022 The Social Brain condotto da Martina Ardizzi, docente di Psicobiologia. La ricerca, la cui autrice principale è la Giulia D’Adamo, assegnista di ricerca al Laboratorio di Neuroscienze Cognitive Sociali, mostra che lo sbadiglio del feto aumenta selettivamente quando la madre sbadiglia, seguendo una dinamica temporale non casuale e specificamente organizzata all’interno della diade madre-feto. I dati rivelano inoltre una sorprendente continuità nelle caratteristiche cinematiche dello sbadiglio tra feto e adulto, suggerendo l’esistenza di pattern motori altamente conservati anche nel corso dello sviluppo fetale.

Tradizionalmente, il comportamento fetale è stato interpretato come il prodotto di programmi endogeni di maturazione. I risultati del progetto WombWise mettono in discussione questa visione, dimostrando che già in utero il comportamento si inscrive in una relazione dinamica tra la madre e il feto.

I risultati indicano che il feto è parte di un sistema relazionale già attivo prima della nascita e che la sua espressione comportamentale appare integrata in una cornice biologica condivisa con la madre, piuttosto che essere esclusivamente autoreferenziale. Lo studio suggerisce inoltre che questa forma di “contagio” prenatale non dipenda da meccanismi percettivi, ma da una risonanza fisiologica multimodale, probabilmente mediata da segnali meccanici e neuroendocrini condivisi tra madre e feto.

Sul piano clinico, lo studio apre nuove linee di ricerca per:

  • identificare marcatori precoci di sviluppo atipico nelle dinamiche madre-feto;
  • comprendere meglio il ruolo dello stato fisiologico e dello stress materno nello sviluppo fetale;
  • sviluppare approcci preventivi e diagnostici che integrino dimensioni relazionali già in epoca prenatale.

Autori e autrici sottolineano la necessità di studi longitudinali e multimodali per tracciare la continuità tra queste forme precoci di risonanza e lo sviluppo postnatale delle competenze sociali.

Nel loro insieme, i risultati contribuiscono a ridefinire il modo in cui concepiamo l’inizio della vita mentale e sociale, mostrando che l’essere umano è un organismo intrinsecamente relazionale già nel corso della vita intrauterina. Il feto è già parte di una dinamica condivisa, in cui corpo, fisiologia e relazione costituiscono un’unità fin dall’origine.