L’apprendistato al cinema e poi teatro e arte questa sera a Cuore d’Italia

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BOLOGNA – Un istituto alberghiero e un nuovo allievo di 14 anni: sono i protagonisti del documentario “L’apprendistato” di Davide Maldi in programma al festival “Cuore d’Italia”. Il film del 2019, presentato al Festival di Locarno, ha vinto il premio della giuria al Torino Film Festival: una vera chicca che arricchisce la serata di Teatri di Vita, che prevede anche la replica di due spettacoli teatrali: “I fatti. L’aria infiammabile delle paludi” del Teatro delle Albe, tra narrazione e musica con Luigi Dadina e Francesco Giampaoli, e “Love Car” delle Macellerie Pasolini con la regia di Ennio Ruffolo. E negli spazi del parco è ancora visibile l’installazione di “arte tessile” di Elvezia Allari. L’appuntamento è a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 333.4666333; www.teatridivita.it; app scaricabile dal sito).

Il festival “Cuore d’Italia” rientra nel festival “Bologna Estate 2020” del Comune di Bologna, ed è sostenuto con il contributo della Regione Emilia Romagna e della Fondazione del Monte.

L’apprendistato

(Italia 2019, 84’)

regia Davide Maldi

con Luca Tufano, Mario Burlone, Lorenzo Campani, Enrico Colombini, Cristian Dellamora

Il quattordicenne Luca, cresciuto in alta montagna, tra caccia e mungitura, viene spinto dalla famiglia a intraprendere la professione di cameriere di hotel. Si iscrive quindi a una scuola alberghiera estremamente rigida, dove l’insegnamento della professione si accompagna a quello educativo e disciplinare. Quanto il giovane dovrà sacrificare della propria libertà e adolescenza per lavorare al servizio dei clienti? Un documentario che si contamina con la fiction, portando lo spettatore ad accompagnare Luca nel suo avventuroso viaggio di crescita. Il film è stato presentato al Festival di Locarno.

D’ora in avanti i capelli devono essere corti e ben pettinati, le unghie devono rimanere pulite e le dita non devono diventare gialle per la nicotina. Il lavoro impegnerà molto sia mentalmente che fisicamente, il consiglio che viene dato è quello di venire il meno possibile influenzati dall’atmosfera festaiola che regna attorno. Queste sono alcune delle regole che Luca, un quattordicenne timido e dall’animo selvaggio, deve imparare a rispettare per sopravvivere all’interno del collegio Alberghiero. La famiglia lo ha spinto a iscriversi nell’istituto perché lui possa imparare il più rapidamente possibile il mestiere e il suo carattere ne risulti forgiato. Luca proviene da un villaggio di montagna tra le Alpi, è cresciuto badando al bestiame di famiglia e andando in giro nei boschi. L’apprendistato porterà il giovane a fare i conti con se stesso e con ciò che dovrà fare nella vita: quanto dovrà sacrificare della propria libertà e adolescenza per lavorare al servizio dei clienti?

I fatti. L’aria infiammabile delle paludi

di e con Luigi Dadina e Francesco Giampaoli

produzione Ravenna Teatro / Teatro delle Albe

in collaborazione con Brutture Moderne

E’ una ballata blues. Due sgabelli. Un narratore, Luigi Dadina, e un bassista, Francesco Giampaoli. Voce e musica per tessere una storia, fuori e dentro la biografia del protagonista, avvenimenti reali o immaginati, oppure semplicemente sognati, che una volta raccontati acquistano lo spessore della verità, diventando più veri del vero. Nella memoria ci sono i trebbi della tradizione romagnola, ma anche i griot africani del Teatro delle Albe. Trebbo dal latino trivium, crocicchio, o crossroads, il crocicchio della tradizione blues. Il crocicchio come luogo degli incontri, ma anche come simbolo della possibilità di cambiare strada.

Luigi Dadina attraversa il Novecento, il secolo operaio. La narrazione si apre il 30 giugno 1916, quando nel cuore dell’estate, sul Monte Colombara, muore Dadina Vincenzo Antonio, colono. Dopo millenni non erano più i buoi a tirare l’aratro, comparivano le prime macchine agricole. Il successivo trasferimento della famiglia a Ravenna è legato all’enorme sviluppo industriale della pianura padana, all’estrazione del metano, l’aria infiammabile delle paludi che alimenta il boom economico, che permette la rinascita del porto di Ravenna. La narrazione si chiude il 13 marzo 1987 con la tragedia della nave gasiera Mecnavi dove tredici persone persero la vita in uno dei peggiori incidenti sul lavoro in Italia.

Love Car

progetto: Macellerie Pasolini

regia e drammaturgia: Ennio Ruffolo

drammaturgia sonora: Fabio Fiandrini

con Cristina Matta e Romano Treré

e con la partecipazione di Nico Pelletti

produzione: Nove Punti / Unità Centrale perAspera

Spiare una vita attraverso il finestrino di un’auto: “Love Car” racchiude la parabola di una coppia all’interno di un’automobile, mentre il pubblico, tutt’attorno, osserva dall’esterno gli attimi della gioia e del dolore, dell’amore e della malattia. L’unità dello spazio è data proprio dall’interno dell’auto, da cui i protagonisti non escono mai. Un uomo e una donna, nell’arco di poche decine di minuti, trascorrono un’esistenza intera, quella della loro relazione. Una voce registrata porta fuori scena il messaggio dell’atrocità di una vita attaccata al respiratore, che non è vita. Tutto potrebbe sembrare ridotto alla rappresentazione di un’intimità coniugale in cui il pubblico è meramente voyeur, ma l’approccio del reality qui è svuotato e rovesciato, sfidando lo spettatore tra empatia e riflessione. Lo spettacolo ha vinto il Premio del Pubblico al Festival Spoleto Off.

Elvezia Allari, “Siamo semi al vento”

installazione di “fiber art” nel Parco dei Pini

La rassegna delle artiste della “fiber art” prosegue con l’installazione creata da Elvezia Allari, che da tempo lavora sul rapporto tra arte tessile e natura. I suoi materiali d’elezione sono il silicone, i polimeri a caldo, il filo di ferro cotto, la carta, impiegati in modo inconsueto, piegati a ordire trame leggere ma resistenti, accessori aerei, tele di ragno che catturano tessere musive o cristalli, pellicole d’oro o piccoli oggetti del quotidiano, che insieme guardano alle antiche cotte delle armature e al macramè orientale. Il suo lavoro punta al recupero di un rapporto autentico e rispettoso con la Terra: lontano dalla rappresentazione di una natura addomesticata e progettata per il gusto e le necessità dell’uomo, è un inno alla poesia della vita in tutte le sue manifestazioni.

“L’apprendistato”, premio della giuria

al Torino Film Festival

tra documentario e storia di formazione

In replica gli spettacoli “I fatti” di Luigi Dadina con il Teatro delle Albe;

“Love Car” delle Macellerie Pasolini.

Nel parco, l’installazione di fiber art di Elvezia Allari

A Bologna, Teatri di Vita 12 luglio 2020