Intervista a Francesco Marini, autore de “La prima neve”

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Il primo libro dello scrittore piacentino si presenta in Coop Infrangibile, sabato alle 18

PIACENZA – Officine Gutenberg, via Giordano Bruno 6, Piacenza. Una delle nuove uscite di Edizioni Officine Gutenberg di questo inizio di 2020, nasce un anno fa quando a Storie di barriera, il concorso per giovani scrittori ed illustratori, venne eletto vincitore Francesco Marini.
Uno scrittore giovanissimo che arriverà sabato pomeriggio nella biblioteca Bruschini Ferri della Cooperativa Popolare Infrangibile, a partire dalle ore 18, a presentare il suo primo libro dal titolo La prima neve, insieme alla professoressa Noemi Perrotta e Giovanni Battista Menzani, curatore dell’edizione.

Per conoscerlo meglio, lo abbiamo cercato e gli abbiamo fatto qualche domanda sul libro, sul Francesco “scrittore”, sul concorso Storie di Barriera, e altro ancora.

Sei un giovanissimo scrittore piacentino, come ti presenteresti a chi non ti conosce?

Innanzitutto grazie per il “giovanissimo”. Sono piacentino e in effetti gran parte dei miei racconti sono ambientati tra Piacenza e Milano, in una sorta di pendolarismo che rispecchia sicuramente la mia vita e quella di tanti altri, a metà fra una dimensione internazionale e la provincia. Per quanto riguarda il mio modo di scrivere, non saprei bene come definirlo: consiglio a tutti di comprare il mio libro per potersi fare un’idea in prima persona! Scherzi a parte, posso dire che mi hanno colpito scrittori molto diversi tra loro come Beppe Fenoglio, Pier Vittorio Tondelli, Gianni Celati… Non so se posso dire di esserne stato influenzato nel modo di scrivere, ma sicuramente sono stati molto importanti per me. Comunque sono un lettore onnivoro, ad esempio ultimamente mi sono appassionato a Houellebecq e a Foster Wallace.

Sappiamo che hai avuto un percorso universitario un po’ strano, con un'”illuminazione” che ha cambiato tutto. Ce lo vuoi raccontare?

Dopo il liceo non avevo le idee molto chiare. Avendo passato il famigerato test d’ingresso di Medicina mi sono iscritto lì, pur senza sentire una particolare vocazione (anche se mi interessa molto l’ambito della psichiatria). Ho studiato per quasi due anni e mezzo, con molte difficoltà, poi sono arrivato a un punto in cui sentivo di non farcela più. Dopo qualche mese di pausa ho deciso di iscrivermi a Filosofia, seguendo la mia passione. Ora sto terminando la laurea magistrale e, nel complesso, sono soddisfatto di avere cambiato strada.

Arriviamo a La prima neve. Il libro è formato da diversi racconti: ci parlano di un largo arco temporale oppure sono nati tutti ravvicinati?

Ho scritto questi racconti nel corso degli ultimi anni, non sono stati concepiti come un “blocco unico”. Anche per questo credo siano abbastanza eterogenei tra loro.
Nei testi esce sia una vena malinconica ma anche elementi positivi. Per te è una visione che va oltre ai racconti del libro?
Sì assolutamente, credo che il libro rispecchi abbastanza fedelmente il mio modo di pensare e di vivere. Sicuramente ho una certa vena malinconica: non che mi faccia piacere ciò, spesso preferirei essere molto più spensierato! Credo però che ci siano tante cose positive nel mondo, tanti elementi di bellezza da cogliere nelle cose più piccole, inaspettate. Nel libro c’è un racconto che si chiama “Uno stupore di fronte al mondo”, che in realtà è un’espressione del filosofo Eugen Fink. È una frase che mi piace molto come “manifesto programmatico”, bisognerebbe esser capaci di avere sempre lo stesso sguardo meravigliato dei bambini che osservano per la prima volta la neve cadere.

Insieme a te sabato pomeriggio, oltre al curatore della pubblicazione Giovanni Battista Menzani, ci sarà Noemi Perrotta. Che ruolo ha avuto nel tuo percorso per arrivare a questo libro?

La professoressa Perrotta è stata mia insegnante di Italiano e Latino al liceo “Gioia”, ora è in pensione. Sicuramente è stata determinante nell’insegnarmi a scrivere in modo corretto e non banale. A parte gli aspetti più “tecnici”, però, ricordo le sue lezioni di italiano come davvero stimolanti, anti-convenzionali, appassionate e spesso anche molto divertenti. Erano lezioni quasi universitarie, secondo me, per taglio e approfondimento: probabilmente non sempre le comprendevamo fino in fondo, essendo abituati ad altri stili di insegnamento più “lineari” e nozionistici. Mi è sembrato naturale chiederle di accompagnarmi nella presentazione del libro.

A proposito di ruoli importanti, di Storie di Barriera cosa ci vuoi dire?

È stata un’esperienza davvero bella e formativa, oltre che divertente! Non avrei mai pensato di cimentarmi nella creazione di un vero e proprio fumetto; è stato parecchio impegnativo ma sono soddisfatto del risultato. Peraltro, a illustrare il mio racconto “Lo stadio dello specchio” è stato il mio carissimo amico, nonché artista di fama ormai internazionale, Giulio Moroni.

Questo primo libro ha il sapore di un traguardo o di un punto di partenza?

Sinceramente direi un traguardo. Per me è una grande soddisfazione avere prodotto un oggetto tangibile, un libro, che raccoglie quello che ho scritto nel corso degli anni. Io amo le librerie, ci passerei ore: è stata davvero una bella emozione vedere il proprio libro in vetrina.