
Appuntamento a giovedì 4 dicembre nell’Aula Magna della Malatestiana
CESENA – Giovedì 4 dicembre, alle ore 17:00, l’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana ospiterà la presentazione del nuovo volume di Marino Biondi, ‘Sul Fascismo. Siamo il paese che lo ha inventato’, pubblicato da Helicon nel 2025. L’incontro, a ingresso gratuito, si inserisce nel calendario delle iniziative dedicate alla riflessione storica e alla divulgazione culturale promosse dalla Malatestiana e rappresenta un’importante occasione per confrontarsi su uno dei temi più sensibili e dibattuti della storia e dell’identità nazionale.
Durante l’appuntamento interverranno l’autore Marino Biondi, docente all’Università di Firenze, e Ines Briganti, presidente dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Forlì-Cesena. Il dialogo tra i relatori consentirà di approfondire i contenuti del volume e di esplorare le diverse dimensioni, storiche, politiche e culturali, che attraversano il tema del fascismo e della sua eredità.
Il libro di Biondi offre infatti una lettura articolata su due piani. Da un lato, analizza l’attuale scenario politico italiano, soffermandosi sul governo guidato da Giorgia Meloni, in carica dal 22 ottobre 2022, e sulle forme con cui il Ministero della Cultura ha cercato di rafforzare il proprio ruolo nella definizione dell’egemonia culturale nazionale. La narrazione prende forma attraverso un’attenta lettura del giornalismo contemporaneo, da cui emergono dinamiche, interventi e strategie che, secondo l’autore, mirano a ridefinire il rapporto tra politica e produzione culturale, in un contesto tradizionalmente considerato di prevalenza della Sinistra.
Dall’altro lato, il volume dedica un’ampia sezione alla storia del fascismo del Novecento, affrontato attraverso un intento dichiaratamente didattico. Con l’ausilio di una ricca ‘biblioteca’ di titoli fondamentali, Biondi ricostruisce le radici e le trasformazioni del fascismo storico, mettendone in luce l’impatto indelebile, sia sul piano politico sia su quello simbolico. L”impronta mussoliniana’, come la definisce l’autore, continua infatti a essere un elemento imprescindibile per comprendere l’evoluzione dell’immaginario collettivo italiano e il modo in cui il Paese si confronta ancora oggi con il proprio passato.









