Il saluto del sindaco Patrizia Barbieri a Mauro Molinaroli, in pensione dal 1° giugno

25

PIACENZA – Undici sindaci, da Felice Trabacchi a Patrizia Barbieri: sono tante, le figure autorevoli che hanno scandito i 43 anni di lavoro al Comune di Piacenza per Mauro Molinaroli, la quasi totalità – dal 1980 in avanti – in forze all’Ufficio Stampa, di cui è stato responsabile per tre decenni.

In pensione dal 1° giugno prossimo, ha incontrato in questi giorni il sindaco Patrizia Barbieri per un saluto istituzionale che il primo cittadino ha definito “doveroso, per esprimere il ringraziamento a una colonna portante dell’ente, punto di riferimento per gli amministratori comunali che si sono susseguiti a Palazzo Mercanti e profondo conoscitore del territorio, che il suo mestiere di scrittore e giornalista lo ha sempre portato ad osservare con sguardo critico e, al tempo stesso, con amore per Piacenza. Attraverso i suoi libri ha contribuito a raccontare la città, tra attualità e storia, rappresentando per il Comune una risorsa preziosa a garanzia della trasparenza, della promozione di iniziative e progetti nei più svariati ambiti, nonché per la realizzazione di eventi culturali di grande valore. Spero che, anche se in forme diverse, possa esserci ancora modo di collaborare”.

Proprio dalla cultura e dalla formazione, con l’impegno nel doposcuola e nell’organizzazione di corsi di aggiornamento per gli insegnanti, era partito il 21 novembre 1976 il cammino di Molinaroli, che sottolinea come “il confronto con ogni sindaco mi abbia lasciato qualcosa di importante, così come la condivisione con i colleghi tra cui voglio citare, per quello che mi ha insegnato, Mara Conti”. Voce di tante cerimonie ufficiali, Mauro Molinaroli ricorda con emozione gli incontri con personalità illustri e momenti storici per Piacenza – dalla visita di Papa Giovanni Paolo II a quelle dei presidenti della Repubblica Pertini, Cossiga, Scalfaro e Ciampi – ma a commuoverlo è la poesia di un incontro moderato nel 1981, “in un Salone degli Scenografi gremito, con Francesco Guccini e Roberto Vecchioni. L’emozione di quella sera, quando il dibattito si mescolò alle canzoni cantate da tutto il pubblico presente, la porterò dentro per sempre”.