Fonderie, il dibattito in Consiglio comunale

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Gli interventi dei consiglieri prima dell’approvazione dell’ordine del giorno sulla conferma della dismissione dello stabilimento di via Zarlati entro gennaio 2022

MODENA – Sono intervenuti consiglieri comunali di diversi gruppi nel dibattito che ha accompagnato i due ordini del giorno sulla conferma della dismissione, entro il 31 gennaio 2022, delle attività di fonderia nello stabilimento di via Zarlati a Modena. Nella seduta del Consiglio di giovedì 22 aprile è stata approvata la mozione presentata da Pd (primo firmatario il capogruppo Antonio Carpentieri) e Verdi e approvata col voto a favore della maggioranza (oltre a Pd e Verdi, Sinistra per Modena e Modena civica), mentre il Movimento 5 stelle si è astenuto e Lega Modena, Fratelli d’Italia – Popolo della famiglia e Forza Italia hanno votato in maniera contraria. È stato respinto, invece, l’ordine del giorno proposto dai gruppi di minoranza (Lega Modena, Fratelli d’Italia – Popolo della famiglia, Forza Italia e Movimento 5 stelle) e presentato dal capogruppo della Lega Alberto Bosi; la mozione ha ottenuto il voto contrario della maggioranza e quello favorevole dei gruppi di minoranza.

Aprendo il dibattito per Lega Modena, Alberto Bosi ha detto che sono trascorsi oltre due anni dalla stipula del protocollo tra Comune e Fonderie “e ora aspettiamo risposte dalla giunta”, anche perché “siamo contrari a un eventuale slittamento del trasferimento”. I residenti in zona, ha aggiunto, “sono stanchi di trovare polvere nera sui balconi” e, vista la conclusione dei lavori sulla Diagonale nei prossimi mesi, “sarebbe un controsenso se i frequentatori del corridoio ecologico venissero impattati da queste sostanze”. Giovanni Bertoldi, dichiarandosi “perplesso sul fatto che si dica che la Fonderia non inquina”, ha affermato di “non mettere in discussione i dati di Arpae, ma è possibile che un’azienda, quando sa che sono in corso i monitoraggi, faccia in modo di mantenere i livelli nei limiti”. Secondo il consigliere, il Comune avrebbe dovuto agire come “facilitatore” per velocizzare la chiusura “dal momento che lo stop all’attività era richiesto da molti cittadini, che esprimono preoccupazione”. Bertoldi ha inoltre chiesto “informazioni sull’effettiva delocalizzazione dello stabilimento: finora sul tema si è parlato molto, ma mancano i fatti”. Dopo aver richiamato un parere negativo delle autorità sanitarie legato alle emissioni nel quartiere Madonnina, risalente a diversi anni fa, Barbara Moretti si è concentrata sui monitoraggi continui dell’aria e ha ribadito l’opportunità di attivare una centralina, operativa fino alla dismissione delle Fonderie, per le rilevazioni h24 delle emissioni in zona: “A questa ipotesi – ha detto – non si possono opporre obiezioni economiche, sarebbe un investimento per la salute e il benessere di tutti”.

Per il Movimento 5 stelle, Enrica Manenti si è domandata se l’Amministrazione abbia “la capacità e la forza per anticipare la dismissione dell’attività nello stabilimento di via Zarlati, anche attraverso una contrattazione con l’azienda”, suggerendo un intervento da parte delle forze politiche “in maniera unita”. Inoltre, la consigliera ha definito la mozione proposta da Pd e Verdi “un esercizio retorico e di poca utilità”. Andrea Giordani ha aggiunto che l’ordine del giorno delle minoranze “è stato scritto assieme ad associazioni e residenti” e ha rimarcato che l’obiettivo “condiviso con le realtà del territorio” è quello chiedere “il rispetto del protocollo stipulato dal Comune, anche anticipando la data del 31 gennaio 2022”. Il consigliere ha spiegato che finora “non c’è stato, da parte dell’Amministrazione, un percorso partecipato con i soggetti portatori di interesse sul tema Fonderie”. Giovanni Silingardi ha sottolineato che la mozione propone “un impegno politico ad anticipare i tempi della dismissione, come indicato nel protocollo, che evidentemente non trova il consenso del Consiglio comunale” e allo stesso tempo ha detto che “chiedere l’installazione di una centralina, per aumentare il monitoraggio ambientale, non significa mettere in discussione i dati di Arpae”. Peraltro, ha aggiunto, le relazioni dell’Agenzia sulle emissioni hanno fatto emergere “diversi rilievi e non conformità”.

Elisa Rossini (Fratelli d’Italia – Popolo della famiglia) ha affermato che i cittadini “temono per la propria salute: è una preoccupazione legittima, perché la giunta ha già disatteso un protocollo del 2017 che prevedeva l’individuazione di un nuovo sito produttivo – ha sostenuto –. Quell’iter non è giunto a definizione e quindi è stato rinnovato nel 2019”. Sollecitando “maggiore condivisione sul percorso”, la consigliera ha chiesto “che la dismissione avvenga prima possibile, con l’obiettivo di limitare i disagi per i residenti”.

“Non vorremmo che la dismissione della fonderia slittasse, magari anche a causa del Covid”, ha affermato Piergiulio Giacobazzi (Forza Italia). Il consigliere ha riconosciuto che “il percorso verso la chiusura è stato svolto con serietà e competenza”, ma i cittadini, il comitato locale e gli stakeholder “non hanno avuto riscontri col Comune” e si domandano “a che punto sia arrivato l’iter della delocalizzazione, visto che mancano solo nove mesi alla data prevista di fine gennaio 2022”.

Per il Pd, Diego Lenzini ha sostenuto che da parte di alcuni gruppi di minoranza “non c’è consapevolezza del percorso svolto finora dall’Amministrazione” e, in particolare, “il positivo sforzo di mediazione” che ha impegnato il Comune con l’azienda per lo spostamento delle attività di fonderia, rilevando che la richiesta di anticipare la chiusura denota “una mancata percezione dei processi urbanistici in corso in città”. Il consigliere ha poi invitato chi mette in discussione i riscontri sui monitoraggi “a rivolgersi alla Procura”. Anche Antonio Carpentieri ha ribadito l’importanza del protocollo, “capace di contemperare più diritti – ha dichiarato – ovvero quello dell’azienda a fare impresa, quello dei lavoratori a mantenere l’impiego e quello dei cittadini che chiedono un’aria accettabile e garanzie sulla salute”. Inoltre, ha messo l’accento “sulle azioni messe in campo in questi anni per il monitoraggio dell’aria”. Il capogruppo, precisando di aspettarsi che “i patti vengano rispettati”, ha auspicato la ripresa dei “laboratori con i cittadini, rallentati a causa dell’emergenza sanitaria”. Serietà, competenza ed equilibrio sono le tre parole chiave individuate da Alberto Cirelli “che stanno caratterizzando l’attività dell’Amministrazione”. Chiarendo che “Asl e Arpae hanno rilevato che i valori delle emissioni sono al di sotto dei livelli di legge” e che è necessario “salvaguardare l’azienda e i lavoratori”, il consigliere ha indicato l’urgenza di “un percorso urbanistico, condiviso con i cittadini, che dovremo avviare tra pochi mesi con l’obiettivo di riprogettare un’area privata”.

Secondo Camilla Scarpa (Sinistra per Modena) domandare di anticipare la data della dismissione equivale a “mettere in discussione un percorso avviato e, soprattutto, le garanzie messe in campo dai vari soggetti per il raggiungimento dell’obiettivo”. Sollecitando il rispetto degli accordi, “tenendo informato il Consiglio comunale su eventuali aggiornamenti”, la consigliera ha fatto presente che “in quest’ultima fase sarà importante il confronto con azienda, sindacati e cittadinanza col fine di tutelare l’ambiente e favorire la rigenerazione del territorio”.

Ricordando “l’attenzione dell’intero Consiglio comunale verso le sollecitazioni dei cittadini modenesi sul diritto al benessere”, la consigliera Paola Aime (Verdi) ha sottolineato la necessità di “rispettare le valutazioni di un ente riconosciuto come Arpae” sulle emissioni dallo stabilimento, che sono state riscontrate al di sotto dei valori di legge, e sui parametri di riferimento sull’aria fissati dalle normative vigenti.