Ogni volta, da quando ho l’onore e la responsabilità di servire la mia città come sindaca, è un’emozione nuova, ma è anche un’occasione per guardarsi indietro e vedere la strada percorsa. Sono convinta che Piacenza stia crescendo: nei servizi, nella vivibilità, nella capacità di attirare eventi di rilievo, nell’orgoglio con cui si racconta all’esterno. E al tempo stesso, cresce anche nel custodire ciò che la rende unica: il senso profondo della comunità, che si esprime come non mai in questa giornata.
Anche quest’anno sono numerose le iniziative che arricchiscono l’estate piacentina – dai grandi eventi di Piacenza Summer Cult con nomi di rilievo nazionale, ai Venerdì Piacentini, alla Notte Blu, fino ai tanti appuntamenti sportivi che vedono protagonista il nostro territorio – ma nulla è paragonabile alla festa del nostro Patrono, nel sentire comune. Perché è la festa di tutti, radicata nella nostra identità più profonda.
In questo spirito, un ruolo centrale lo ha come sempre il Premio Antonino d’Oro, promosso dal Capitolo dei Canonici della Basilica di Sant’Antonino e patrocinato dalla Famiglia Piasinteina. Un riconoscimento prestigioso, che da quarant’anni esprime la gratitudine della nostra città verso persone o realtà che hanno saputo distinguersi – anche fuori dal nostro territorio – nel segno del servizio, dell’impegno, della testimonianza di valori universali.
Quest’anno il premio viene assegnato alla Congregazione dei Missionari Vincenziani del Collegio Alberoni, che da oltre due secoli e mezzo rappresenta un presidio formativo, culturale e spirituale con pochi paragoni. Il Collegio Alberoni è l’unico seminario vincenziano rimasto in Italia: da lì sono passati, e continuano a formarsi, seminaristi da tutto il mondo. È un luogo che educa al pensiero, all’ascolto, alla responsabilità verso gli altri, secondo il carisma di San Vincenzo de’ Paoli. E tutto questo accade da quasi trecento anni a Piacenza, nella nostra città.
Ecco perché ci tengo a rivolgere un ringraziamento, a titolo personale e a nome di tutta la città, alla Congregazione dei Missionari Vincenziani e a tutte le persone che, nel silenzio quotidiano, continuano a portare avanti questo patrimonio di umanità e fede. Ed è giusto che Piacenza lo riconosca e lo celebri pubblicamente.
Buona festa, dunque. A chi la vive come giorno di fede, a chi la aspetta per incontrare amici tra le bancarelle della fiera, a chi semplicemente si sente parte di una storia comune. Il 4 luglio è, e sarà sempre, il nostro giorno.
Katia Tarasconi
Sindaca di Piacenza
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