Fabrizio Gifuni all’Arena del Sole di Bologna con due spettacoli dedicati a Pasolini e Moro, dal 6 al 10 maggio

Roma, Teatro Vascello 13 02 2020
Con il vostro irridente silenzio – Fabrizio Gifuni
©Musacchio, Ianniello & Pasqualini

BOLOGNA – Fabrizio Gifuni all’Arena del Sole di Bologna

con due spettacoli su Pier Paolo Pasolini e Aldo Moro

Il male dei ricci Con il vostro irridente silenzio in scena dal 6 al 10 maggio

nell’ambito del progetto

Attraversando quei corpi: Moro e Pasolini, i fantasmi della nostra Storia

Dopo le date al Teatro Storchi di Modena, Fabrizio Gifuni porta in scena al Teatro Arena del Sole di Bologna due tra i lavori più intensi e rappresentativi del suo percorso artistico di attore e regista: Il male dei ricci. Ragazzi di vita e altre visioni e Con il vostro irridente silenzio. Studio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro.

I due spettacoli, prodotti da Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, saranno in scena rispettivamente dal 6 all’8 maggio (ore 20.30) e il 9 e 10 maggio (sabato ore 19.00, domenica 16.00).

Il dittico si inserisce all’interno del progetto speciale Attraversando quei corpi: Moro e Pasolini, i fantasmi della nostra Storia, ideato e curato dallo stesso Fabrizio Gifuni e realizzato da Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale e Fondazione Cineteca di Bologna – Cinema Modernissimo, in collaborazione con Sala Truffaut di Modena. Iniziato il 30 marzo, il programma è in corso tra Bologna e Modena, intrecciando teatro, cinema e riflessione pubblica attraverso spettacoli, incontri e una rassegna cinematografica dedicata agli anni Settanta e Ottanta. Il progetto giungerà a conclusione proprio il 10 maggio con l’ultima replica all’Arena di Con il vostro irridente silenzio. Studio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro.

Gli spettacoli sono di fatto il vero e proprio fulcro del progetto intorno al quale l’attore ha creato l’intero programma: il primo è ll male dei ricci. Ragazzi di vita e altre visioni. A quasi vent’anni dal debutto di ‘Na specie de cadavere lunghissimo (2004) – spettacolo culto, andato in scena per dieci anni consecutivi, ideato e interpretato dall’attore con la regia di Giuseppe Bertolucci – Fabrizio Gifuni torna alle pagine di Pier Paolo Pasolini con una nuova drammaturgia originale. La rilettura di Ragazzi di vita (1955) – romanzo d’esordio dello scrittore – interpolata e storicizzata con altri scritti pasoliniani (poesie, lettere, editoriali, interviste) – dà vita a un racconto molto personale che l’attore-autore trasferisce in teatro, dialogando ogni sera con i “rappresentanti della città”, come lui stesso definisce gli spettatori, in un gioco di inedite prospettive e vertiginosi sdoppiamenti.

Gifuni si fa carico di portarci dentro le giornate di questi giovani ragazzi, ci restituisce la loro generosità e i loro egoismi, il comico, il tragico, il grottesco, la violenza di questo sciame umano che dai palazzoni delle periferie si muove verso il centro, in un percorso che è anche un rito di passaggio dall’infanzia alla prima giovinezza. Il corpo/voce di Gifuni ci costringe al contempo a misurarci con un fantasma poetico, una voce inquieta che oggi più che mai continua a reclamare un ascolto. Ancora in direzione ostinata e contraria.

In Con il vostro irridente silenzio. Studio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro Gifuni porta in scena il politico e giurista che parla, ricorda, scrive, risponde, interroga, confessa, accusa, si congeda. Moltiplica le parole su carta: scrive lettere, si rivolge ai familiari, agli amici, ai colleghi di partito, ai rappresentanti delle istituzioni; annota brevi disposizioni testamentarie. E insieme compone un lungo testo politico, storico, personale – il cosiddetto memoriale – partendo dalle domande poste dai suoi carcerieri. Le lettere e il memoriale sono le ultime parole di Moro, l’insieme delle carte scritte nei 55 giorni della sua prigionia: quelle ritrovate o, meglio, quelle fino a noi pervenute. Un fiume di parole inarrestabile che si cercò subito di arginare, silenziare, mistificare, irridere. Moro non è Moro, veniva detto. La stampa, in modo pressoché unanime, martellò l’opinione pubblica sconfessando le sue parole, mentre Moro urlava dal carcere il proprio sdegno per quest’ulteriore crudele tortura. A distanza di quarant’anni il destino di queste carte non è molto cambiato. Poche persone le hanno davvero lette, molti hanno scelto di dimenticarle. I corpi a cui non riusciamo a dare degna sepoltura tornano però periodicamente a far sentire la propria voce. Le lettere e il memoriale sono oggi due presenze fantasmatiche, il corpo di Moro è lo spettro che ancora occupa il palcoscenico della nostra storia di ombre.

Quest’ultimo spettacolo, andato in scena con successo in Arena del Sole, nel 2022 viene oggi ripresentato dall’attore e regista in una nuova versione che inserisce nel testo alcune lucidissime riflessioni scritte da Moro, sempre durante i giorni di prigionia, sul conflitto tra Israele e Palestina, pagine oggi più attuali che mai, considerando i fatti a noi contemporanei.