Consiglio comunale, gli interventi d’inizio seduta del consigliere Francesco Errani

12
BOLOGNA – Di seguito, gli interventi d’inizio seduta del consigliere Francesco Errani (Partito Democratico).

“Il Covid ci ha insegnato l’importanza dell’investimento sulla sanità pubblica: prevenzione, medicina territoriale diffusa e domiciliarità.

Quanti morti e quante sofferenze potevano essere evitati se negli anni non si fosse proceduto a tagli negli investimenti per la sanità?

Nella situazione di crisi sanitaria e economica che stiamo attraversando, credo importante riflettere sull’importanza di investire sulla nostra sanità pubblica e su un nuovo piano di organizzazione della salute. La pandemia ha reso visibile l’importanza non più trascurabile di una medicina territoriale diffusa. Anziché servizi in cui concentrare chi ha bisogno di cure, servizi che devono andare verso chi ha bisogno di cure: medicina scolastica, poliambulatori di territorio, superare la soluzione delle RSA per gli anziani e pensare ad opportunità alternative, poiché le RSA sono una istituzionalizzazione e quindi una separazione dal vissuto quotidiano.
La cura della pandemia richiama la convergenza più aspetti: cura delle regole, cura dell’educazione, cura di un’organizzazione di servizi che siano intessuti con la vita quotidiana delle persone.
Il ministro della Salute Roberto Speranza ha sottolineato l’importanza dell’assistenza domiciliare, dichiarando che “l’Italia deve diventare il Paese con il più alto investimento in assistenza domiciliare”.
Secondo l’OCSE, le persone anziane e gli operatori sanitari sono stati colpiti in modo sproporzionato dalla pandemia, e in questo l’Italia è in prima fila. La pandemia da Covid 19 ha messo in luce tutti i problemi della sanità italiana e dell’assistenza a lungo termine, facendo emergere problemi strutturali preesistenti. In Italia, la spesa sanitaria pro-capite è del 15% inferiore alla media dei paesi OCSE e dobbiamo interrogarci anche sul modo in cui vengono utilizzate le risorse pubbliche.
La pandemia da Covid ha mostrato l’importanza di avere un sistema sanitario capace di reagire anche ad emergenze impreviste, ma ora c’è la necessità di un maggiore sforzo e impegno nazionale e internazionale per migliorare il nostro sistema sanitario, dando priorità alla sanità pubblica.
Basta tagli. Dobbiamo investire, ripensando il SSN, con le parole prossimità e vicinanza ai bisogni delle persone:

  • collaborazione tra Stati e Regioni a livello europeo per sviluppare e condividere buone pratiche e innovazione cliniche e organizzative;
  • rete degli Ospedali pubblici per adeguare capacità e adattabilità del SSN, evitando ulteriore riduzione di posti letto ospedalieri (rinnovando tutti gli ospedali e costruendo di nuovi);
  • medicina di territorio, con MMG/PLS orientati alla presa in carico delle persone (prossimità);
  • cure domiciliari: cure domiciliari ospedaliere, territoriali e socio-sanitarie, con particolare attenzione alle persone fragili e non autosufficienti.
  • collaborazione con le persone assistite, le loro famiglie, i cittadini e le Associazioni: partecipazione delle persone, delle famiglie, dei Caregiver e delle Associazioni, per disegnare le politiche per la salute.

La sanità costa, ma non averla costa di più.

Il Covid ci ha insegnato l’importanza dell’investimento in educazione, sulla scuola pubblica

La nostra scuola è stata travolta dalla pandemia, la prima a chiudere e l’ultima a riaprire. La pandemia ha aumentato enormemente i problemi strutturali della nostra scuola e trasformato le differenze in nuove disuguaglianze.

Negli anni, le misure di riduzione degli investimenti per la scuola hanno portato anche alla riduzione del tempo scolastico e all’aumento del numero degli alunni per classe. Le conseguenze sulla didattica sono sotto gli occhi di tutti: aumento delle disuguaglianze in relazione alle situazioni personali e sociali, una didattica sempre più addestrativa, essendo incompatibile il numero degli alunni con una didattica per gruppi di lavoro e di ricerca.
Durante la pandemia Covid, abbiamo perso un anno (non solo di scuola) che poteva essere impegnato per costruire una nuova proposta culturale e educativa.
La proposta di una modalità didattica praticabile in sicurezza, una didattica per piccoli gruppi, offre una metodologia di insegnamento-apprendimento partecipativa e, quindi, meno addestrativa; una didattica inclusiva, in quanto richiede un apporto ed il conseguente riconoscimento del contributo di ciascuno; una didattica solidale, offrendo l’opportunità di scoprire che il gruppo può avanzare e realizzare dei risultati solo se ci si aiuta reciprocamente.
Una scuola in piccoli gruppi, in sicurezza, permetterebbe la ricerca e la partecipazione attiva.
Inoltre, se non vogliamo continuare a chiudere, riaprire e richiudere ancora le nostre scuole, dobbiamo garantire sicurezza e qualità per le nostre scuole:

  • il piano vaccinale per tutto il personale scolastico deve essere accompagnato da un monitoraggio continuo dei tracciamenti;
  • il miglioramento della didattica a distanza, rendendola accessibile a tutti, grazie a tablet, pc e chiavette, e realizzando a un sistema di infrastruttura tecnologica (a gestione pubblica) per la didattica digitale integrata (DDI);
  • la formazione dei docenti e una proposta seria per una nuova didattica che permetta la partecipazione attiva degli studenti”.