Commemorazione dei Caduti del 9 settembre, il discorso della sindaca Tarasconi

Palazzo Mercanti_500PIACENZA – Il 9 settembre 1943 è una data incisa per sempre nella memoria della nostra città. Un’alba scossa dal boato dei colpi di mortaio mentre le truppe tedesche, dirette verso il centro, avanzavano  nel  cuore  della  città.  All’indomani  dell’armistizio  proclamato  dal  generale Badoglio alla radio, si annunciava così l’avvio di una nuova, drammatica fase della guerra, che in sé recava l’inizio di un cammino ancor più grande: il seme della Resistenza.

Per la prima volta, in quella strenua lotta per la difesa del nostro territorio, militari e civili si trovarono a combattere fianco a fianco, nello scontro impari che li opponeva alle milizie naziste supportate, nel loro incedere, dalla flotta aerea levatasi da San Damiano. Furono 34, i soldati italiani che pagarono con la vita la scelta di onorare con coraggio e dignità gli ideali e i princìpi più alti che sarebbero stati posti, negli anni a venire, a fondamento della nostra Costituzione. Tra loro, anche il tenente colonnello Dante Coperchini, al comando degli uomini del 4° Reggimento Artiglieria di Piacenza.

Ottantadue anni dopo, ci ritroviamo in questo luogo per rendere il tributo della comunità e delle istituzioni a quel sacrificio, in memoria di coloro che non cedettero di fronte al nemico e di coloro che – sebbene non legati al dovere di una divisa – scelsero di non fuggire. Nel loro nome, ricordiamo oggi le donne e gli uomini che, spesso senza lasciare traccia della propria  identità  nei  libri  di  storia,  diedero  un  contributo  silente,  ma  inestimabile  e determinante, alla conquista della libertà e della democrazia.

Nella solennità semplice e sentita di questa cerimonia, dedicata ai Caduti di Barriera Genova e alle 49 persone che quel giorno rimasero ferite, non significa solo coltivare la coscienza del passato, ma assumere un impegno verso il futuro, innanzitutto nei confronti delle giovani generazioni che ci chiedono, ora più che mai, di proteggere quel patrimonio collettivo per cui tante esistenze, lungo la spina dorsale del Paese, sono state spezzate: la pace, la solidarietà, il rifiuto della violenza e di ogni forma di sopraffazione.

Valori  che  in  questo  nostro  tempo  vengono  offesi  e  calpestati  nella  sofferenza  di un’umanità inerme e violata nella striscia di Gaza, in Ucraina e in Cisgiordania, nella viltà degli attacchi terroristici e nel teatro di ogni conflitto che insanguina il mondo. E’ una geografia  che  non  conosce  latitudini, né  coordinate,  ma  unisce  i  puntini di  un  unico, incommensurabile dolore.

Non possiamo restare in silenzio, di fronte a questa barbarie. Come in quel settembre del 1943,  quando  a  Piacenza  e  in  molte  altre  città  italiane,  cominciò  a  farsi  strada  una consapevolezza nuova: che resistere era necessario. Un dovere morale. Fu quell’impulso, fu quella luce a far germogliare, nelle settimane e nei mesi successivi, la lotta per la Liberazione.  Ed  è  con  uno  sguardo  al  nostro  tempo,  così  duramente  segnato  dalla tragedia  indicibile  della  guerra,  che  oggi  rendiamo  l’omaggio  delle  istituzioni  e  della cittadinanza tutta a quegli eroi che per primi seppero scegliere da che parte stare, anche quando  ciò  significava  esporsi  alle  conseguenze  più  gravi.  Che  il  loro  esempio,  cui guardiamo con profonda riconoscenza, ci accompagni e ci ispiri sempre.