«Città accessibili», alla conferenza promossa dalla Città di Torino e da Urban Lab in primo piano il percorso condiviso per il Peba di Piacenza

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PIACENZA – Piacenza tra le città di riferimento in Italia per l’accessibilità urbana: riflettori accesi, in particolare, sul primo Piano comunale per l’eliminazione delle barriere architettoniche e sulle scelte politiche che hanno dato forma al PEBA. A portare l’esperienza del nostro territorio, in occasione della conferenza “Città accessibili. Piani, progetti e azioni per trasformare gli spazi urbani” tenutasi a Torino, l’assessora alla Pianificazione per lo sviluppo urbano sostenibile e senza barriere, Adriana Fantini, insieme alla Garante comunale dei diritti delle persone con disabilità Miriam Stefanoni.

Il convegno, organizzato dalla Città di Torino in collaborazione con Urban Lab, l’Ordine degli Architetti del capoluogo piemontese e la Fondazione per l’Architettura, ha riunito amministratori, tecnici, docenti ed esperti da tutta Italia.

Due, in particolare, le sessioni in cui Fantini è intervenuta come relatrice: “Prospettive e visioni di città” – accanto all’assessore torinese Francesco Tresso e all’assessora all’Urbanistica di Genova Francesca Coppola – e “Esperienze a confronto: Torino, Lecce, Piacenza”.

«Per noi – ha spiegato – il PEBA approvato il 30 giugno 2025 non è stato un mero adempimento: se resta solo una fotografia dello stato attuale, un’immagine che fissa il punto di partenza e mette in fila tutto ciò che non funziona, il Piano può apparire scoraggiante. È per questo che ancora poche Amministrazioni lo affrontano. Se invece diventa un processo, capace di cambiare il modo di operare all’interno dell’ente e di coinvolgere anche i professionisti privati che progettano sia gli spazi pubblici, sia i luoghi privati aperti alla collettività, allora costruisce cultura dell’accessibilità e si trasforma in un volano per tutta la città».

A raccogliere apprezzamenti è stata soprattutto la molteplicità delle azioni portate avanti, unite da un’idea di accessibilità non come adeguamento tecnico, ma come “diritto alla città”, vale a dire il diritto di ciascuno a muoversi in autonomia e a partecipare pienamente alla vita della comunità. Da qui, ha rimarcato Adriana Fantini, la scelta di partire dal centro storico, cuore identitario di una città che per dimensione è naturalmente “dei 15 minuti”, leggendo i luoghi d’interesse come una rete da ricucire, non come un elenco di edifici da adeguare. Fondamentale la componente della partecipazione: gli studenti del liceo artistico Cassinari hanno dato al Piano il suo logo, la libellula, mentre le persone più direttamente coinvolte, attraverso il Tavolo Disabilità e le passeggiate urbane, ne sono state coautrici. Il Piano è diventato così uno strumento digitale e vivo, aggiornabile con il sistema GIS da tutti i servizi comunali, accompagnato da una formazione condivisa tra tecnici dell’ente e liberi professionisti.

L’approccio scientifico con cui il Piano è stato studiato trova riscontro anche nella pubblicazione promossa dall’Università Iuav di Venezia e dalla SITdA, la Società Italiana della Tecnologia dell’Architettura, che ospita il saggio “PEBA, approccio di rete e luoghi d’interesse”, firmato dall’assessora Fantini con il professor Roberto Bolici del Politecnico di Milano. Un riconoscimento che porta il contributo di Piacenza ai massimi livelli della ricerca sul tema. L’assessora ha ricordato anche la menzione speciale per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione ricevuta da Piacenza a Bruxelles nell’ambito dell’Access City Award 2026 della Commissione Europea, tra cinque città finaliste su oltre 50 candidate.

Zer0stacoli: quando la città accessibile entra nei negozi

Focus anche su Zer0stacoli, scaturito da uno specifico lavoro di gruppo del Tavolo Disabilità: un progetto corale, costruito insieme da persone con disabilità, associazioni e Amministrazione, volto a identificare e rendere riconoscibili le attività commerciali, di ristorazione, artigianali e di servizi che scelgono di sottoscrivere, con un preciso impegno per l’accoglienza e l’inclusione, un decalogo di semplici regole che vanno al di là dell’assenza di barriere architettoniche, per abbracciare in modo più ampio la sensibilità nei confronti di chi ha bisogni speciali.

«Zer0stacoli è la prova che la città accessibile non si costruisce solo con le opere pubbliche», ha concluso l’assessora Fantini: «Si costruisce quando anche chi apre la porta del proprio negozio o del proprio locale sceglie di farne parte. Perché non basta una città accessibile anche alle persone con disabilità, ma l’obiettivo è una civitas inclusiva nel senso più pieno del termine, capace di accogliere le differenze e di trasformarle in risorsa collettiva».