
Dal processo per direttissima si scopre che è ricercato per furto e che si è sottratto ad altri controlli di polizia, liberandosi anche dalle manette
RIMINI – Spacciandosi per cittadino rumeno con documenti falsi mostrati dal cellulare, un trentenne aveva eluso per mesi ogni tentativo di identificazione da parte delle forze dell’ordine, fuggendo persino con i polsi ammanettati. La sua corsa è finita lunedì 20 aprile, a Rimini, dove gli agenti in borghese della Squadra Giudiziaria della Polizia Locale lo hanno fermato in una struttura ricettiva della zona di Miramare.
Nel corso del controllo degli ospiti dell’albergo, alla richiesta di esibire i documenti l’uomo (classe 1996) ha mostrato agli agenti, sul display del proprio telefono, l’immagine di un documento di nazionalità romena, dichiarando che l’originale si trovava in camera. Il dettaglio non ha convinto gli operatori, insospettiti dall’immagine. Accompagnato in stanza per un riscontro diretto, il documento non è mai saltato fuori. Durante la perquisizione dell’alloggio sono invece emersi un pugnale di circa 25 centimetri, un tirapugni e altri oggetti da scasso ritenuti sospetti.
L’uomo è stato quindi condotto negli uffici del Comando di Polizia Locale, in via della Gazzella, per l’identificazione foto-dattiloscopica prescritta dalla legge. Qui ha perso il controllo, con calci, gomitate agli agenti e colpi agli arredi. Una reazione scomposta che ha fatto scattare l’arresto per il reato di “resistenza e violenza a pubblico ufficiale”. In aggiunta, è stato denunciato in stato di libertà per “porto abusivo di armi e oggetti atti ad offendere” e per detenzione del tirapugni, in violazione alle norme (art. 4 della Legge 110/1975 e 697 del Codice Penale). Trattenuto nella camera di sicurezza del Comando, la mattina seguente è comparso davanti al Giudice del Tribunale di Rimini nel processo per direttissima.
È stato proprio il dibattimento ad aprire uno squarcio sulla sua vera identità: la presenza di un interprete di lingua romena, proposto dal Tribunale, ha fatto emergere immediatamente incongruenze nella comunicazione. Solo dopo circa un’ora di interrogatorio il trentenne ha ceduto, rivelando le proprie reali generalità e la propria effettiva cittadinanza. Le banche dati delle forze di polizia hanno fatto il resto: l’uomo risultava ricercato per una serie di furti in abitazione e ricettazione commessi in diverse città. In due circostanze distinte, in particolare, era riuscito ad allontanarsi, durante i controlli di polizia, dai locali della Questura di Modena e dalla Stazione dei Carabinieri di Sant’Agata Feltria, dove si trovava per rispondere nel primo caso per “furto in appartamento” e nel secondo per possesso di monili in oro risultati provento di furto. In uno di questi episodi si sarebbe addirittura liberato fisicamente dalle manette.
All’esito delle formalità di rito, per il trentenne è stato chiesto un patteggiamento a dieci mesi di reclusione con obbligo di presentazione per la firma alla Polizia Giudiziaria, in attesa del processo fissato per il prossimo 27 aprile.








