Nel 1938, all’entrata in vigore delle leggi razziali, gli Abenaim, antica famiglia ebraica di origine pisana, precipitano dal prestigio professionale dei padri e dalla gloria militare dei figli, alla segregazione sociale. Con l’entrata in guerra dell’Italia e in particolare dopo l’8 settembre del ’43 ha inizio per la famiglia la stagione dell’abbandono e della disperazione: perduto tutto il loro patrimonio e costretti a cancellare i segni della loro esistenza in vita, gli Abenaim si disperdono nell’Italia occupata nel tentativo continuo di fuggire alla cattura che porterebbe alla deportazione e ai campi di concentramento. In uno scenario di violenza e inumano furore è Carlo Abenaim, già ingegnere civile di talento e decorato al valore militare in Africa, futuro direttore dell’Arsenale Militare di Piacenza, a incarnare per i famigliari la speranza di salvezza. Egli infatti non si rassegna a sparire e trova giorno per giorno un posto al riparo, un camuffamento, una protezione che consenta alla famiglia di sopravvivere. Così gli Abenaim, di rifugio in rifugio, passeranno da Pisa a Roma, da Firenze a Torino approdando infine a Piacenza, città militare e avamposto della Resistenza, dove la Liberazione ritroverà attoniti e increduli i sopravvissuti alla furia della storia.
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