Parma

27 gennaio – Giornata della Memoria

L’intervento del Presidente Massari alla celebrazione, alla Casa della Musica

PARMA– Il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria per ricordare le vittime dello sterminio e chi ha rischiato la vita per proteggere i perseguitati.

Ieri mattina, nella Sala dei Concerti della Casa della Musica, si è tenuta la Cerimonia ufficiale alla presenza del Sindaco Federico Pizzarotti, del Presidente della Provincia Andrea Massari, del Sindaco di Felino Filippo Casolari, della Sindaca di Collecchio Maristella Galli, del Sindaco di Traversetolo Simone dall’Orto, del Prefetto Antonio Garufi, del Consigliere Regionale Matteo Daffada’, del Presidente del Consiglio Alessandro Tassi-Carboni, del Presidente della Comunità Ebraica Riccardo Joshua Moretti, della Presedente ISREC Carmen Motta, delle massime autorità, dei Consiglieri del Comune di Parma.

Di seguito l’intervento del Presidente Massari.

“Mentre a Roma i mille grandi elettori stanno votando per il nuovo Presidente della Repubblica, tutt’Italia scopre che un ragazzino è appena stato picchiato da altri coetanei, che gli urlavano “devi stare zitto, sei un ebreo, devi morire nel forno”.
È avvenuto a Campiglia Marittima pochi giorni prima di questo 27 gennaio, data nella quale tutto il mondo abbraccia la Memoria come unica arma in grado di sconfiggere l’Orrore. Quello di ieri, quello di oggi e quello di domani. Quello che ha sterminato ebrei, omosessuali, portatori di handicap, prigionieri politici e di guerra. Quello che ha incenerito migliaia di italiani con l’aiuto, criminale, di altri italiani.
Lo stesso orrore delle pulizie etniche nel cuore dell’Europa durante la guerra dei balcani, lo stesso orrore sperimentato dai curdi perseguitati tra Turchia e Siria o da chi non si piega all’ottusità talebana nelle strade dell’Afghanistan.

Si dirà che quello che ho ripreso è un solo fatto di cronaca, che generalizzare non va bene e che quando si parla di Orrore occorre stare lontani mille miglia dall’isteria dei social e delle tv, perché non serve esasperare gli animi.
Non sono d’accordo.
La riflessione collettiva spesso inizia quando si sbatte a muso duro contro la cronaca della violenza e i fatti di quella cronaca divengono così potenti da essere posti a base di un nuovo impegno civile.
In questo Paese dalla memoria così corta da sembrare evanescente, dove il video di un maltrattamento su un animale commuove più dei cadaveri di bambini naufragati in mezzo al mare dominato dagli scafisti, in questo Paese dove è semplice buscarsi del “buonista” quando si ricordano ovvietà come questa, spero arriverà il momento in cui smetteremo di pensare che tutto è lontano da casa nostra e quindi non ci tocca.

Celebro il 27 gennaio, ogni anno, con la speranza di vedere un mondo migliore e non mi rassegno.
In questo Paese abbiamo tante brave persone costrette a vivere sotto scorta perché nei loro mestieri, nella loro vita pubblica, nelle loro riflessioni scelgono di proteggere e dire la verità, che è una verità, se ci fate caso, sempre contro l’uso della violenza per mettere a tacere le idee prima ancora che i corpi.
Il caso più incredibile è quello di Liliana Segre, sopravvissuta al più tremendo dei lager nazisti, dal 2019 protetta dai Carabinieri a causa delle minacce antisemite che ha subito. Oggi come allora.

Se crediamo che il 27 gennaio sia solo un ripasso di storia farcito di buone intenzioni, condividiamo sulle nostre bacheche social qualche bel pensierino, un piccolo video de “La vita è bella” e da domani chissà.
Se crediamo che il 27 gennaio sia qualcosa di vivo, che sussurra alle nostre coscienze, rimbocchiamoci le maniche, c’è tanto da fare. Punto numero uno: smettere di tollerare l’intollerabile.”

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Pubblicato da
Roberto Di Biase

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