
“Il silenzio non è consenso”
RAVENNA – Questa mattina Piazza del Popolo si è riempita di presenze e di responsabilità condivisa. Donne e uomini, associazioni, organizzazioni sindacali e realtà femministe hanno partecipato alla mobilitazione nazionale contro il DDL Bongiorno, promossa da D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, Non Una Di Meno e dalla campagna No Sui Nostri Corpi.
A Ravenna l’iniziativa è stata sostenuta da Linea Rosa ODV insieme a Arcigay Ravenna, Arci Ravenna, Associazione 8 marzo di Porto Fuori, Casa delle Donne Ravenna, CGIL Ravenna, Donne Democratiche PD Ravenna, Terreaudaci APS, UDI Ravenna, UIL Ravenna.
Al centro della manifestazione, la modifica dell’articolo 609-bis del Codice penale, che sostituisce il principio del “consenso libero e attuale”, approvato all’unanimità dalla Camera lo scorso 19 novembre, con il riferimento al “dissenso”.
“Quel testo votato all’unanimità è stato modificato introducendo il dissenso al posto del consenso”, ha dichiarato la presidente di Linea Rosa Alessandra Bagnara. “Un ribaltamento che non tiene conto della condizione psicologica in cui spesso si trovano le donne che subiscono violenza sessuale. Molte si congelano, si estraniano dal proprio corpo per sopravvivere. Con questa riformulazione rischiano di essere nuovamente colpevolizzate, perché non avrebbero espresso un dissenso esplicito”.
Secondo le realtà promotrici, il DDL rischia di riportare l’attenzione sul comportamento della vittima, invece che sulla responsabilità di chi agisce la violenza. In molti casi il dissenso esplicito non è concretamente esprimibile: accade quando una persona resta paralizzata dalla paura (la cosiddetta condizione di freezing), in presenza di disabilità, in condizioni di dipendenza economica o abitativa, sotto effetto di alcol o sostanze, o dentro relazioni segnate da forti squilibri di potere.
“La violenza non sempre permette di dire NO ad alta voce. Per questo ribadiamo che il silenzio non è consenso”, aggiunge Bagnara.
I dati Istat indicano che circa una donna su quattro (24%) nel corso della vita subisce una forma di violenza sessuale, mentre le denunce restano poche migliaia ogni anno. Denunciare è un percorso complesso e spesso segnato da forme di rivittimizzazione. Chi accompagna ogni giorno le donne nei percorsi di uscita dalla violenza sa quanto sia difficile intraprendere un procedimento giudiziario e quanto sia importante non introdurre ulteriori ambiguità o ostacoli normativi.
All’8 febbraio, secondo l’Osservatorio di Non Una Di Meno, si contano 7 femminicidi e 11 tentati femminicidi dall’inizio dell’anno.
Nel frattempo si registrano resistenze sull’educazione affettiva e di genere nelle scuole, mentre crescono episodi di violenza tra tra le ragazze e i ragazzi più giovani e riemergono stereotipi sessisti nello spazio pubblico.
La violenza sessuale riguarda donne e uomini, ma colpisce in modo strutturale e sproporzionato le donne. È una questione che interroga la qualità della nostra democrazia e la tutela effettiva dei diritti. Per questo chiediamo il ritiro del DDL Bongiorno.
La mobilitazione proseguirà con la manifestazione nazionale del 28 febbraio a Roma e con le iniziative previste per l’8 e 9 marzo.









