
BOLOGNA – Il 2026 sarà l’anno delle celebrazioni per il centenario della nascita di Wolfango, tra i pittori italiani più singolari e riconoscibili del secondo novecento, volutamente appartato rispetto ai circuiti ufficiali ma amatissimo dal pubblico dei collezionisti d’arte e dai bolognesi tutti. Celebre soprattutto per le sue nature morte iperrealiste, la pittura di oggetti quotidiani come piatti, uova, salumi, bottiglie, scatole, cibi popolari e domestici. Una pittura fredda, precisa, quasi ossessiva, carica di silenzio e di ironia della quale hanno scritto Eugenio Riccomini, Federico Zeri, Vittorio Sgarbi, Philippe Daverio, Guido Armellini, Adriano Sofri e molti altri.
Grazie al riordino del suo materiale, 700 opere che saranno esposte in 16 sedi, la figlia Alighiera Peretti Poggi , che dell’intenso programma di mostre ed eventi “Wolfango 100-100 Wolfango” è instancabile animatrice, ha ritrovato un quadro singolare e di formidabile bellezza. Si tratta de “Il motore di Wolfango”, olio su tela di 150cm per 180, realizzato nel 1978 in circostanze del tutto particolari. «Wolfango non amava i motori – ci ha svelato Alighiera Peretti Poggi- al contrario di mio zio Giorgio Poggi che è stato direttore dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola fino al 1994 (oggi novantenne ndr). Tuttavia realizzò nel 1978 un lavoro interamente dedicato a un motore a quattro cilindri che si fece portare a braccio, con enorme sforzo, nel suo studio di Via Santo Stefano a Bologna».
Il piccolo propulsore ritratto è quello di una Mini Minor Innocenti, versione italiana dell’originale Mini disegnata nel 1959 dalla matita di Alec Issigonis per la British Leyland Motor Company. Un 848cc di 34 CV di potenza del peso di circa 90 Kg. Wolfango volle dipingerlo per regalarlo al fratello, dopo che quest’ultimo gli aveva prestato la Mini Minor verde bottiglia della moglie Elisa. «Mio padre era un disastro coi motori – racconta Alighiera Peretti Poggi – era rimasto senz’auto e quel sant’uomo di mio zio Giorgio gli prestò l’auto della moglie perché poteva raggiungerci al mare, al Lido degli Estensi, dove ci trovavamo in vacanza. A metà di quel giorno d’agosto del 1978, mentre mi trovavo in spiaggia, un annuncio della Publiphono, via altoparlante, mi invitò a recarmi di corsa all’apparecchio telefonico dello stabilimento balneare. Dall’altra parte del filo c’era mio padre, che mi raccontò che non avrebbe potuto arrivare perché la Mini si era rotta. Scoprimmo poi che era rimasto completamente senz’olio. Wolfango era così. Già tanto si ricordasse di far benzina ». Mentre continua l’esposizione del suo magnifico presepe di 200 statue a Villa Davia a Colle Ameno di Sasso Marconi, dal 30 gennaio alla biblioteca Classense di Ravenna sarà possibile ammirare i disegni realizzati per illustrare la speciale edizione del “Pinocchio” di Collodi, del quale nel 2026 si celebra il bicentenario della nascita.
Tra le tante iniziative sarà da non perdere la mostra “Nelle stanze della pittura” a Palazzo Boncompagni, a cura di Sonia Cavicchioli, che il 7 gennaio 2027 chiuderà il centenario di questo maestro geniale e mattacchione, scomparso nel 2017 e insignito dell’Archiginnasio d’Oro.









