Vernice nuova collettiva di scultura alla Fondazione Sabe. Il pieno di pubblico

RAVENNA – Con il pieno di pubblico, tra appassionati, critici e operatori d’arte, si è aperta ieri alla Fondazione Sabe per l’Arte di Ravenna “Molteplice senza disordine”, la collettiva di Alice Cattaneo, Elisabetta Di Maggio e Remo Salvadori, che debuttano nell’ex capitale bizantina, esponendo per la prima volta insieme. Fil rouge della mostra la scultura declinata in varie forme da tre artisti appartenenti a generazioni diverse: Cattaneo e Di Maggio, sono nate a Milano rispettivamente nel 1976 e nel 1964, mentre Salvadori a Cerreto Guidi nel 1947.

Non poteva esserci cornice migliore per questo incontro della Fondazione Sabe per l’Arte, nata nel novembre 2021, con l’obiettivo di promuovere e diffondere l’arte contemporanea, con particolare attenzione alla scultura, attraverso mostre, incontri, proiezioni e altre attività culturali. «Accogliamo con piacere tre artisti noti in campo nazionale e internazionale – afferma Norberto Bezzi, presidente e fondatore della galleria insieme alla moglie e artista Mirella Saluzzo –. Provo un bel senso di empatia, per la vicinanza che avverto al loro sentire. Per la Fondazione è la quattordicesima mostra in quattro anni e mezzo, un tempo in cui la galleria ha ospitato nel complesso 40 eventi, molti dei quali di approfondimento sull’arte, ma anche performance di danza, piccoli concerti e conferenze».

«In poco tempo, la Fondazione Sabe ha saputo gettare un seme a Ravenna, grazie alla passione e allo sforzo quotidiano. Un ottimo lavoro per arricchire di nuovi linguaggi e visioni la città con visioni di qualità», commenta l’assessore comunale alla cultura Fabio Sbaraglia. «È bello vedere riuniti per l’evento tanti critici, galleristi e docenti – aggiunge Pasquale Fameli, direttore artistico della Fondazione Sabe –. Quella che abbiamo allestito è una mostra diverse dalle altre, riflessiva nel complesso, per valorizzare la poetica di tre diversi artisti che da anni dialogano amorevolmente in una dimensione di amicalità. Fra l’altro tutti e tre sono reduci, di recente, da mostre personali: Cattaneo e Di Maggio alla GAM di Torino, Salvadori a Palazzo Reale di Milano».

Il coordinamento della mostra è stato affidato a l giovane curatore Enrico Camprini, che si è formato all’Università di Bologna prima in Filosofia e poi in Arti Visive, da due anni parte della direzione collettiva del project space ‘Gelateria Sogni di Ghiaccio’. Con alle spalle diverse mostre e progetti con gallerie e spazi indipendenti, ha una predilezione per la scultura. «La mostra è nata in modo spontaneo, passo dopo passo, per ragionare sulla singolarità dell’opera – racconta –. Non mira quindi a tematizzare concetti o istanze in relazione alla scultura, ma a mettere in dialogo le pratiche singolari e ben delineate di ciascun artista. Le opere presentate, alcune delle quali realizzate per l’occasione, abitano lo spazio espositivo come presenze autonome. La relazione tra loro, infatti, non si esplicita tanto sul piano formale quanto su una reciproca tensione poetica che si risolve in una connessione peculiare tra opere e spettatore». Alice Cattaneo, che da sempre lavora dal punto di vista spaziale con forme e materiali spesso intesi nella loro essenza, presenta due opere di tipo ambientale in dialogo con lo spazio circostante. Elisabetta Di Maggio ama utilizzare la scultura in formato minuto con un approccio che prevede tecniche pseudo artigianali. Per l’occasione presenta due opere in cui evidenti sono le connessioni, a volte inattese, che legano il mondo naturale a quello artificiale. Da decenni, Remo Salvadori, sviluppa un lavoro che pone al centro la relazione, tra opera e spettatore. Le sue opere sono sempre mutevoli in relazione al luogo in cui vengono collocate, per riconnettere lo spazio fisico del qui e ora con la dimensione dell’eterno

Secondo Francesco Tedeschi, coordinatore del comitato scientifico della Fondazione Sabe, l’opera “Continuo infinito presente” di Salvadori, un cerchio a terra di cavi d’acciaio senza inizio né fine, è “un punto di intersezione tra le tre diverse visioni proposte dagli artisti”. «È il virtuale incontro, il segno del forte legame che la mostra vuole avere con la realtà di Ravenna, il tempo individuale, il tempo dell’opera, il sentimento del tempo. I segni nello spazio diventano anche segni nel tempo e questi momenti di incontro possono diventare fecondi se qualcuno che guarda ne resterà colpito».

La mostra resterà aperta in via Giovanni Pascoli 31 fino al prossimo 28 giugno, a ingresso libero, nelle giornate di giovedì, venerdì, sabato e domenica dalle 16 alle 19.