«Ho affrontato il testo con qualche timore – afferma Ivano Marescotti – attingendo dal sacro l’ho considerato subito fuori dalle mie corde. Al di là della Commedia di Dante, non sono abituato a personaggi del genere. Seguendolo tra i versi, però, ho capito che Gabriele diventa umano e si lascia andare al turbamento di fronte alla tenerezza di Maria. E il turbamento in teatro è alla base dell’interpretazione, del trasporto dell’attore sul palcoscenico». L’Arcangelo Gabriele, una volta sceso dai cieli per compiere il suo dovere,
«Accogliere significa donare parte di se stessi all’altro – prosegue Cinzia Demi – Lo sa bene ogni madre che accoglie il proprio figlio, qualunque esso sia, che si dona a lui in qualunque situazione si trovi. E questo racconta il primo capitolo, nel quale La casa di Maria ricorda al lettore di quante specie di accoglienza sia capace una madre. L’archetipo della figura materna, Maria di Nazareth, l’ho poi raffigurato con lo scorrere dei capitoli nelle varie sfaccettature di cui si compone: nella sua dimensione umana, di ragazza che cerca un abito da sposa, di donna che osserva il suo uomo e che si turba davanti alla presenza di uno sconosciuto che le piomba in casa e la guarda, di umile serva che accoglie il volere del Signore. La sua dimensione sacra
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