Tragùdia di Alessandro Serra al Teatro Storchi di Modena il 15 e 16 novembre

Tragudia foto di Alessandro Serra

MODENA – Teatro Storchi

Largo Garibaldi, 15 – Modena

15 e 16 novembre

sabato ore 19.00 – domenica ore 16.00

Tragùdia

Il canto di Edipo

di Alessandro Serra

liberamente ispirato alle opere di Sofocle e ai racconti del mito

con Alessandro Burzotta, Salvatore Drago, Francesca Gabucci, Sara Giannelli, Jared McNeill, Chiara Michelini, Felice Montervino

regia, scene, luci, suoni, costumi Alessandro Serra

produzione Sardegna Teatro, Teatro Bellini, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Fondazione Teatro Due Parma

in collaborazione con Compagnia Teatropersona, Fondazione I Teatri – Reggio Emilia

durata 1 ora e 20 minuti

spettacolo in grecanico sovratitolato in italiano

Come compiere il tragico oggi? Come riattivare nel teatro il rito collettivo? Nella coproduzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale Tragùdia, in scena sabato 15 alle ore 19.00 e domenica 16 novembre alle 16.00 al Teatro Storchi di Modena, Alessandro Serra riscrive il mito di Edipo per il pubblico contemporaneo, affidandosi all’antichissima lingua grecanica.

Regista, autore, scenografo e light designer molto apprezzato anche all’estero (dai premi per Macbettu al successo della coproduzione ERT La tempesta), creatore di un teatro visionario che spesso si confronta con i testi classici, Alessandro Serra con Tragùdia – il canto di Edipo, che ha debuttato in prima assoluta nell’aprile 2024 a Budapest e in prima nazionale la scorsa stagione al Teatro Arena del Sole di Bologna, ha ricevuto nell’ambito del 64th International Theater Festival MESS, Tragùdia ha ricevuto tre premi Golden Laurel Wreath per le categorie miglior spettacolo, miglior regista e miglior attrice (Chiara Michelini) e il Premio Radio Sarajevo “Sound of MESS”.

Una riscrittura del mito che attraversa le opere di Sofocle interrogandosi su come sia possibile far rivivere oggi l’essenza della tragedia classica: «in un’epoca di macerie non c’è altra possibilità che lavorare su ciò che resta, soffiare sulle ceneri per riattivare il fuoco. Ciò che resta della tragedia: parole senza suono. Ciò che resta della polis: una società di estranei. Ciò che resta del rito: una drammaturgia spenta. Ciò che resta di un mito: una storiella venuta a noia. Ciò che resta di un eroe: un personaggio fuori fuoco. Il canto di Edipo si edifica sulle macerie. Come ricostruire oggi quel sapere collettivo che esonerava il poeta tragico dal dover volgere in prosa il mito e lo legittimava a sollecitare immediate visioni? – si chiede Serra – Come rendere Sofocle accessibile a tutti? Come elaborare il lutto per la perdita della polis e del sacro?».

Per riproporre al pubblico di oggi Edipo, Tragùdia si affida al grecanico, un idioma arcaico tutt’ora parlato fra Calabria e Puglia. «Come consegnare al pubblico la drammatizzazione perfetta del mito perfetto in una lingua non ostile e concettuale, ma musicale, istintiva e sensuale?», continua il regista. «L’italiano sembra abbassare il tragico a un fatto drammatico. Abbiamo perciò scelto il grecanico, lingua che ancora oggi risuona in un angolo remoto di quella che fu la Magna Grecia, una striscia di terra che dal mare si arrampica sull’Aspromonte scrutando all’orizzonte l’Etna».

Un’opera archetipo di qualsiasi tragedia, che Aristotele assume costantemente come modello, la tragedia freudiana per antonomasia. In una città ridotta al lumicino, arida, sterile e in decomposizione, espulso come capro espiatorio, Edipo cammina «verso una luce interiore che si manifesterà a Colono, nel bosco sacro in cui verrà letteralmente assorbito dagli dei», liberandosi dal mondo materiale.