Strage di Bologna: un Archivio di Memoria storico-processuale da rendere consultabile, insieme

Ultimi giorni per partecipare al crowdfunding per sostenere la digitalizzazione dell’archivio del Processo di Bologna

BOLOGNA – Ultime ore per partecipare alla raccolta fondi per sostenere Archivio di Memoria, il progetto che intende conservare i documenti audio e video del Processo della Strage di Bologna del 2 agosto 1980, grazie alla digitalizzazione di cassette magnetiche che custodiscono segreti e verità rimaste per anni illeggibili. Per custodire la memoria e rendere consultabile in futuro quelle pagine di 40 anni di storia italiana, che oggi vedono più chiarezza. C’è tempo fino a martedì 30 settembre per donare e aiutare nella copertura dei costi tecnici, su Produzioni dal Basso (tutte le informazioni per partecipare alla raccolta fondi sul sito: http://www.produzionidalbasso.com/project/il-processo-di-bologna-archivio-di-memoria/).

Il progetto è stato lanciato in occasione del 45° anniversario della Strage lo scorso agosto da BO FILM, l’associazione ABC e Ponte d’Archimede Produzioni, con il sostegno della Presidenza della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Bologna: i lavori sono già in atto sulle registrazioni audio-video dell’intero dibattimento del processo penale RGNR 2/18, RGGIP 4818/20 (inizialmente denominato Processo ai mandanti alla Strage di Bologna del 2 Agosto 1980), che si è celebrato davanti alla Corte d’Assise di Bologna dal 16 aprile 2021 al 6 aprile 2022, su cui anche la Cassazione si è da poche settimane pronunciata in ultima voce.

Alla raccolta fondi hanno partecipato finora oltre 150 donatori e manca un ultimo sforzo per il traguardo dei 6 mila euro. “Il desiderio è che questo progetto si realizzi insieme a quante più persone possibili, – ha dichiarato Serena Gramizzi, produttrice cinematografica di BO FILM, promotrice dell’iniziativa – che diventi testimonianza concreta della volontà collettiva della società civile di costruire un archivio di memoria. Un archivio ha nel tempo la sua forza: giovani, studiosi, professionisti del futuro prossimo o più lontano, in questo modo potranno avere accesso a fonti chiare e certe, che spiegano il passato, anche nei suoi lati più oscuri e difficili. Le generazioni di domani potranno ricordare che a volerlo è stata una moltitudine di individui, che solo insieme formano la comunità”.

La copia del girato finale – l’inquadratura del totale dell’aula processuale – sarà conservato presso l’Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage della Stazione di Bologna del 2 agosto 1980 (Bologna) e all’Archivio Flamigni (Roma), in modo da poter permettere a chiunque di richiederlo e visionarlo, da marzo 2026. Inoltre, presso la sede di BO FILM a Bologna sarà possibile visionare la totalità del girato nelle sei inquadrature. Chi parteciperà con una donazione, vedrà il suo nome nei titoli di coda dei file delle singole udienze e nella pagina dedicata al progetto sul sito delle case di produzione coinvolte, presto online. 

Si tratta di 76 udienze per 450 ore di processo (ma sono più di 2500 le ore complessive di girato da diverse camere): il processo in questione ha avuto il merito di seguire il filo nero del sangue e dei fiumi di denaro, portandoo attenzioni e chiarificazioni sulla “Strategia della tensione”.  Questo processo, ultimo in ordine storico sui fatti di Bologna del 1980, ha una sua particolare importanza: è stato voluto dai familiari delle vittime, dopo 40 anni di ricerca e richiesta della verità, ed è un evento giudiziario che, per collocare nella Storia i tre imputati (oggi condannati in via definitiva), ripercorre e rilegge i fatti accaduti dal 1947 al 1993.

La necessità di conservare le testimonianze del processo ha portato a un ingente investimento da parte dei co-produttori, sia finanziatori che lavoratori. Grazie al Fondo di digitalizzazione per Imprese Culturali e Creative del territorio emiliano-romagnolo della Regione Emilia-Romagna, ottenuto da BO FILM, l’archivio consultabile è oggi in fase di digitalizzazione. Il materiale audio e video è stato conservato per anni in cassette magnetiche – non visibile né leggibile – e in questi mesi sta vedendo la luce grazie a ore di lavoro di tecnici che lo stanno copiando e sincronizzando su hard disk.