Scuola in presenza: il dibattito in Consiglio comunale

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Numerosi gli interventi dei consiglieri sui tre ordini del giorno presentati

MODENA – Sono stati diversi gli interventi dei consiglieri comunali nel dibattito sui tre ordini del giorno presentati sul tema della ripresa in presenza delle attività didattiche.

Elisa Rossini (Fratelli d’Italia-Popolo della famiglia) ha sostenuto che “la gestione della scuola durante la pandemia è stata un totale fallimento sia a livello del governo centrale sia a livello regionale: la scuola è stata trascurata e nessuno si è preso cura dei nostri ragazzi”. È vero che “non ci sono soluzioni semplici – ha aggiunto – ma dopo un anno non possiamo avere ancora gli stessi problemi con il trasporto e con le strutture scolastiche. E il segnale di questa incapacità lo vediamo anche a Modena dove si pensa a far ripartire la movida invece di montare tensostrutture in piazza per metterci i ragazzi. I ristoratori devono lavorare, ma non è questo l’esempio da dare ai ragazzi”. Per la consigliera infine, prevedere uno sportello di sostegno psicologico gratuito significa “colpevolizzare le persone”.

Aprendo gli interventi per il Pd, Irene Guadagnini ha richiamato la situazione “inimmaginabile” di una scuola che ha dovuto chiudere all’improvviso, sottolineando il lavoro degli insegnanti per far sì che “la chiusura fisica non fosse una chiusura e basta”. Soluzioni semplici non ci sono, ha detto, ma “questo anno orribile ci ha messo davanti le due priorità imprescindibili: salute e istruzione. Sanità e scuola. Su quelle dobbiamo concentrarci e come istituzioni, a qualsiasi livello, abbiamo il dovere di dare gli strumenti perché funzionino”. Ferdinando Tripi si è concentrato sull’assenza delle attività motorie e sportive “patita dagli studenti” che ha reso evidente la “cronica carenza di attenzione a questo tema nella nostra scuola anche se è centrale come elemento educativo e di socializzazione”. L’auspicio è, quindi, “che nella ripresa l’esperienza sportiva sia ampliata in termini quantitativi e qualitativi”. Replicando in particolare a Rossini, Vittorio Reggiani ha affermato che gli errori in una crisi di queste dimensioni “sono inevitabili. Ci si preoccupa tantissimo di cercare responsabilità e non ci si chiede come far riprendere la vita a studenti che sono stati chiusi in casa per mesi, e non per tutti stare a casa è una fortuna”. Sullo sportello di aiuto psicologico, il consigliere ha detto che “è un segnale di attenzione alle fragilità, di una comunità dove ci si interessa gli uni degli altri”. Questo è il tempo di “pianificare il ritorno a scuola non solo ora ma soprattutto a settembre” ha detto Federica Venturelli per la quale “è necessario assicurare a tutti i livelli, dal nazionale al locale, il diritto all’educazione e all’istruzione per tutti”. Specificando che i problemi strutturali della scuola, “che durano da vent’anni e sono stati amplificati dai tagli lineari subiti”, non si risolvono in un anno, la consigliera ha ricordato l’impegno dell’amministrazione locale e regionale per far fronte all’emergenza adattando le strutture, intervenendo sul trasporto, sul prolungamento estivo, sull’abbassamento delle rette.

Anche Katia Parisi (Modena civica) ha ricordato che la scuola sconta problemi di lunga data “che il Covid ha fatto emergere: ora è necessario sfruttare tutte le possibilità di finanziamento per adeguare le scuole facendo investimenti sugli edifici, perché i ragazzi possano andare a scuola in sicurezza, e nella stabilizzazione del personale. Bisogna anche fare in modo di abbattere il digital divide e che tutte le famiglie abbiano pari accesso agli strumenti digitali”.

Per Sinistra per Modena, anche Vincenzo Walter Stella ha concordato che “nelle incognite generate dall’emergenza ci sono stati errori e ritardi. Ma tanti hanno dato giudizi col senno di poi, senza fare proposte concrete. Se la riapertura delle scuole è un auspicio di tutti – ha proseguito – in molti è mancata la condivisione degli intenti e la volontà di lavorare per il bene comune”. Camilla Scarpa ha precisato che l’ordine del giorno di maggioranza “cerca di ricostruire la complessità del problema che riguarda una scuola in difficoltà già prima della pandemia, anche per precise responsabilità dei governi che hanno tagliato i fondi per l’istruzione”. La mozione, secondo la consigliera, individua gli ambiti nei quali intervenire sia per rendere sicuro ora il rientro in presenza sia per programmare i prossimi anni”.

Paola Aime (Verdi) ha affermato che il modello scuola andrà rivisto “ridefinendo cosa è irrinunciabile rispetto al compito di preparare i giovani alla vita”. Sugli sportelli di aiuto psicologico ha detto che è “impensabile credere che diano delle colpe: sono invece l’esempio dell’ente pubblico che si fa carico del disagio di ragazzi e famiglie e li aiuta”.

Enrica Manenti (Movimento 5 stelle) ha condiviso la visione “ampia” dell’ordine del giorno di maggioranza, “che in una situazione molto complessa, pensa anche al post Covid”, soprattutto per quanto riguarda l’obiettivo del contrasto alla povertà educativa.

In un’emergenza “è importante essere pratici, fare di tutto per trovare soluzioni, anche sperimentali, e adottare le strategie necessarie per ripartire in sicurezza” ha detto Piergiulio Giacobazzi (Forza Italia). In tempo di pandemia, ha proseguito, “non bisogna ragionare per dogmi ma essere fluidi, perché la stessa pandemia è fluida, e le amministrazioni devono esser in grado di misurare se il loro operato risponde davvero alla pandemia”.

Per Lega Modena Giovanni Bertoldi si è concentrato sul tema dei test per tenere monitorati gli studenti ricordando che ora ci sono a disposizioni nuovi test, “meno traumatici per i più piccoli e quindi più adatti alle scuole. Se si trovasse il modo di adottarli – ha detto – si potrebbero aumentare i controlli, dando la possibilità agli studenti di frequentare con maggiore sicurezza”.