Regione: Biomedicale

La Regione Emilia-Romagna chiede al Governo il superamento del payback per i dispositivi medici e una sanatoria sui debiti maturati dal 2019, che non possono essere sostenuti solo dal mondo produttivo e dal sistema sanitario. La proposta, discussa con associazioni di categoria e sindacati. Il vicepresidente Colla e l’assessore Fabi: “Questo modello non regge più, cambiare non è più rinviabile. Le imprese e le Regioni non possono più sostenere questi costi e continuando così si mette a rischio il distretto biomedicale dell’Emilia-Romagna, tra i più importanti d’Europa”

logo regione emilia romagnaBOLOGNA – Una sanatoria sui debiti pregressi relativi al payback che non ricada sulle imprese e sul Servizio sanitario regionale e, contestualmente, il definitivo superamento dell’intero meccanismo che stabilisce un tetto alla spesa pubblica sui dispositivi medici, a livello sia nazionale, che locale.

È quanto chiede la Regione Emilia-Romagna. La posizione, discussa in un recente incontro che si è tenuto a Bologna, sarà ribadita formalmente anche al Governo. A questa si uniscono anche la richiesta formale della Regione di porre in Conferenza delle Regioni il tema di un adeguato finanziamento al Fondo sanitario nazionale per i prossimi tre anni e la proposta di mettere in campo una soluzione nuova, strutturale, di governo della spesa pubblica per garantire l’accesso alle tecnologie più innovative ed efficaci in grado di migliorare la qualità delle cure.

“Non possiamo perdere ulteriore tempo, bisogna agire subito, perché questo sistema non può reggere con queste norme: il payback era nato come strumento di contenimento della spesa, ma si è progressivamente trasformato in un modello che la aumenta, scaricando i conti in maniera insostenibile sulle imprese e sui bilanci sanitari regionali- sottolineano il vicepresidente della Regione con delega allo Sviluppo economico, Vincenzo Colla, e l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi-. Per questo è necessaria, subito, una sanatoria sostenibile riguardo la copertura dei pagamenti relativi al periodo 2019-2025, ma soprattutto va definitivamente archiviato l’intero meccanismo del payback dei dispositivi medici. Sono anni che ne chiediamo l’abrogazione a salvaguardia della tenuta del Sistema sanitario nazionale, del diritto universale della salute e a fronte della sempre più crescente situazione di incertezza che sta attraversando il distretto biomedicale dell’Emilia-Romagna, tra i più importanti in Europa”.

“L’eliminazione del payback- spiegano ancora Colla e Fabi– non rappresenta tuttavia una rinuncia al controllo della spesa, bensì il passaggio a una governance preventiva, fondata su dati, programmazione e valutazione dell’appropriatezza e del valore generato. Non sarebbe responsabile chiedere nuove risorse pubbliche senza rafforzare contemporaneamente gli strumenti con cui quelle risorse vengono programmate e utilizzate. La Regione Emilia-Romagna, le sue imprese e i sindacati- proseguono– sono disponibili a un confronto responsabile nel merito per mettere in campo una riforma di carattere strutturale che tenga conto della necessità di finanziare adeguatamente il servizio sanitario pubblico e della priorità di ridurre gli sprechi, analizzando le cause degli eventuali scostamenti distinguendo tra crescita dei bisogni, dinamiche dei prezzi e inefficienze”.

Il payback dei dispositivi medici: un meccanismo superato e inefficace

Il payback prevede che il 50% dello sforamento dei tetti regionali di spesa per dispositivi medici venga posto a carico delle imprese fornitrici e la sua applicazione prevede un recupero successivo rispetto a forniture già effettuate sulla base di gare pubbliche, prezzi definiti e fabbisogni individuati dalle amministrazioni sanitarie. Ma le dimensioni assunte a partire dal 2018 dimostrano come l’intero meccanismo abbia perso la capacità di rappresentare uno strumento sostenibile di governo della spesa: per la sola Emilia-Romagna, la stima relativa al periodo 2019-2024 (escluso l’anno 2020) è di 428 milioni di euro (e se si include l’anno 2025 si arriva a complessivamente a oltre 564 milioni), una cifra insostenibile sia se posta a carico delle imprese, sia se trasferita sul bilancio della sanità regionale. A livello nazionale lo scostamento 2019-2024 ammonta, invece, a oltre 5 miliardi di euro, escludendo il 2020 per l’eccezionalità legata alla pandemia. La metà sarebbe a carico delle imprese. Dunque, di fronte ad accumuli annuali che continuano a crescere, non modificare il sistema significherebbe solamente aumentare progressivamente l’esposizione economica e rinviare un problema destinato a ripresentarsi con dimensioni sempre maggiori.

Una sanatoria nazionale per chiudere il pregresso

La richiesta avanzata dall’Emilia-Romagna rappresenta il superamento di quella che è oggi la prima urgenza. A due condizioni imprescindibili: che non siano solo le imprese a sostenere l’onere delle annualità accumulate e che lo stesso peso economico non ricada sui bilanci dei Servizi sanitari regionali. Nel primo caso il rischio è di produrre pesantissime conseguenze sugli investimenti, sull’occupazione e sulla capacità di operare sul mercato delle realtà economiche, a maggior ragione in una Regione che ospita uno dei distretti del biomedicale più importanti d’Europa. Nel secondo, trasferire il costo sulle Regioni metterebbe a rischio la garanzia dei livelli essenziali di assistenza e il diritto universale alle cure di cittadine e cittadini. Dunque, la copertura della sanatoria dovrà essere aggiuntiva e distinta rispetto alle risorse necessarie al finanziamento ordinario del Servizio sanitario nazionale.

Un adeguato finanziamento al Servizio sanitario nazionale e costruire il ‘dopo payback’

Il definitivo superamento del payback deve essere accompagnato da un incremento adeguato, programmato e strutturale del Fondo sanitario nazionale. A questo scopo, il presidente della Regione, Michele de Pascale, ha inviato nei giorni scorsi una lettera alla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome per porre questo aspetto tra le priorità di discussione. Obiettivo: finanziamento e fabbisogni devono tornare a essere coerenti. Per questo è necessario mettere in campo un nuovo sistema che permetta alle istituzioni pubbliche di conoscere con maggiore tempestività l’evoluzione dei fabbisogni e della spesa, valutare l’impatto dell’innovazione tecnologica e intervenire sulle eventuali inefficienze prima che si producano squilibri difficilmente recuperabili.

Un coordinamento nazionale stabile

Una riforma di questa portata necessita di un confronto stabile tra Regione, Agenas e ministeri della Salute e dell’Economia e delle Finanze. Le Regioni devono essere coinvolte in modo strutturale, perché sono responsabili dell’organizzazione dei servizi sanitari e dispongono delle conoscenze necessarie per valutare l’evoluzione dei fabbisogni. Allo stesso tempo, deve essere previsto un confronto trasparente con il sistema produttivo, i professionisti sanitari e gli altri soggetti interessati, mantenendo chiaramente in capo al pubblico la responsabilità delle decisioni.