Question Time, chiarimenti sui Portici di Bologna patrimonio dell’umanità Unesco

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BOLOGNA – La vicesindaca Valentina Orioli ha risposto questa mattina, in sede di Question Time, alle domande d’attualità del consigliere Marco Piazza (Movimento 5 stelle) e della consigliera Graziella Tisselli (Fratelli d’Italia) sui Portici di Bologna patrimonio dell’umanità Unesco.

La domanda del consigliere Piazza
“Visti gli articoli di stampa in merito ai Portici di Bologna che sono stati nominati patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Un reticolo di 62 chilometri, di cui 42 solo nel centro storico, che caratterizzano il centro di Bologna e ne fanno da sempre un segno distintivo della città che nei portici che costeggiano le sue vie e le sue piazze trova – da sempre – tracce della sua identità più intima e vera. Bologna lavorava da anni alla candidatura, avendo presentato i portici come il simbolo di “uno stile di vita urbano sostenibile, in cui gli spazi religiosi e civili e le abitazioni di tutte le classi sociali sono perfettamente integrate”. I portici, a Bologna, sono infatti allo stesso tempo un modello architettonico e sociale, portato avanti con coerenza nel corso dei secoli. Una specie di congiunzione tra lo spazio pubblico e lo spazio privato. I fiori all’occhiello della candidatura, in particolare, erano il portico dei Servi e quello di San Luca, il più lungo del mondo, che collega la città con il Colle della Guardia dove si trova il santuario mariano. Ma anche le sue declinazioni più moderne, come quelle del quartiere periferico della Barca. Pone la seguente domanda d’attualità: per sapere dal Sindaco e la Giunta se intendono promuovere un momento di celebrazione cittadina per rendere tutti i bolognesi pienamente consapevoli e orgogliosi della grande importanza di questa nomina e magari anche più rispettosi. Se non ritengano si debba rendere annuale la celebrazione ogni 28 luglio”.

La domanda della consigliera Tisselli
“Alla luce del prestigioso riconoscimento dell’ Unesco che ha decretato I Portici di Bologna patrimonio dell’Umanità, un riconoscimento atteso da anni ed ottenuto grazie alla collaborazione di tutti, chiede al Sindaco ed alla Giunta quali iniziative ed azioni concrete intendano porre in essere, a livello di manutenzione e pulizia, affinché Bologna si mantenga all’altezza del titolo ottenuto”.

La risposta della vicesindaca Orioli
“Vi ringrazio per queste domande che mi permettono di parlare dei portici e recuperare un po’ delle cose che è necessario dire in questi giorni, anche se non ho ancora smaltito del tutto l’adrenalina del risultato raggiunto.

Cominciamo dalla questione della sorpresa. Mi rendo conto che è stata una sorpresa per tutta la città e anche per il Consiglio comunale, per noi non lo è stata perché ci stavamo lavorando da un po’ di tempo. Diciamo che abbiamo preso molto sul serio il giudizio tecnico di Icomos e le osservazioni che ci sono state fatte, tanto che già negli scorsi mesi avevamo chiesto delle audizioni supplementari, avevamo proposto delle modifiche parziali ai perimetri, insomma, abbiamo cercato in tutti i modi di confrontarci e di fornire spiegazioni.
Avevamo già di fatto iniziato a lavorare ad un nuovo dossier, nel merito tecnico, ma contemporaneamente, siamo sempre stati consapevoli del fatto che il giudizio che avevamo ricevuto era, per alcuni aspetti, un giudizio molto duro, ma che in realtà condivideva un punto di fondo, e cioè il valore universale dei portici, mentre non condivideva dei punti di metodo, soprattutto perché l’oggetto che noi abbiamo posto come oggetto della candidatura, i portici, è molto complesso e rappresenta una candidatura innovativa nel panorama dei siti Unesco. Questo è stato rimarcato anche dal Console brasiliano presso l’Unesco, che è la persona che ha presentato l’emendamento dell’Italia e la richiesta di iscrizione del sito di Bologna. Vi leggo velocemente alcune delle parole del discorso del console, traducendo a braccio dall’inglese: “Ringrazio l’Italia per aver proposto questa candidatura e siamo grati a Icomos per la sua valutazione. Questa è una candidatura innovativa, che presenta un concetto unico di sviluppo urbano che ha mantenuto gli stessi standard attraverso i secoli, plasmando l’identità della città di Bologna. Come molte delle cose innovative, questa candidatura ha dovuto affrontare molte sfide dal momento in cui è stata concepita. Diversi approcci metodologici sarebbero accoglibili, ma lo stato parte, l’Italia, ha preferito l’idea di una candidatura seriale, focalizzata sui portici di Bologna, che sono stati costruiti fin dal XIII secolo e si sono evoluti come sistema urbano insieme alle trasformazioni della città. Questo non è l’approccio favorito da Icomos, che nel suo rapporto ha raccomandato l’estensione del perimetro del sito per incorporare un’area urbana più ampia. In questo non vediamo una divergenza tra Icomos e lo stato parte per quanto riguarda l’aspetto sostanziale della candidatura, poiché il potenziale valore universale è stato riconosciuto da Icomos, ma vediamo una questione più formale, forse accademica, di come descrivere questo sito”. Questa è la valutazione che è stata condivisa dalla gran parte degli stati membri della commissione che giudica le candidature e che ha portato a un rovesciamento di un giudizio inizialmente piuttosto negativo, ma mai negativo nella sostanza, cioè nella condivisione dell’eccezionale valore universale dei portici. Diciamo pure che questa caratteristica, che il consigliere Piazza riassumeva nella bolognesità, nell’identità cittadina che è la caratteristica dei portici, ha dato luogo alla formulazione di una candidatura molto difficile dal punto di vista tecnico.

Quindi, non siamo sorpresi, avevamo già iniziato a lavorare per riformulare meglio la candidatura, ma siamo molto più contenti di non doverlo fare.

In effetti questa difficoltà di descrizione è anche racchiusa nel tema delle fotografie. Prima il consigliere Piazza diceva che cerca di fotografare i portici specialmente la mattina presto, d’estate, quando sono deserti e ci sono meno macchine perché si coglie meglio l’essenza di questi luoghi. Lo stesso hanno fatto fotografi illustri come Paolo Monti che fotografò il centro storico di Bologna in occasione del primo Piano per il centro storico nel 1969, quando si fecero togliere le macchine dai vigili urbani, per mostrare ai bolognesi le potenzialità del centro storico senza auto. Molti lo hanno fatto durante la pandemia, lo ha fatto anche l’assessore Davide Conte che è il fotografo dello sfondo che sta alle mie spalle. Sicuramente la bellezza architettonica dei portici si percepisce così, ma i portici sono un dispositivo urbano e la sfida è fotografarli con la vita dentro, che è un po’ la sfida che abbiamo cercato di cogliere nel costruire questa candidatura e questo dossier. Non sempre siamo stati capiti, ma siamo molto contenti di come è andata a finire.

Per rispondere sul tema della festa, ci stiamo lavorando, sicuramente festeggeremo. Non ho delle anticipazioni da darvi su questo, perché come tutte le cose che per scaramanzia non abbiamo detto a nessuno, c’è un pò di preparazione da fare.

Per quanto riguarda il tema sollevato dalla consigliera Tisselli, colgo l’occasione per rimarcare la differenza fondamentale che corre tra conservazione e manutenzione. Un aspetto che ci è stato contestato da Icomos impropriamente, sul quale ci siamo difesi tantissimo, perché veramente è frutto di incomprensioni, riguarda il sistema di conservazione, con cui si intende il sistema attraverso cui gli enti preposti esercitano protezione e conservazione. È evidente che qui ci sono stati dei misunderstanding, perché l’Italia e Bologna non hanno certo problemi da questo punto di vista, il nostro sistema di conservazione è molto evoluto e profondamente intrecciato con la pianificazione urbanistica. Quindi, questo aspetto che ci è stato contestato nel dossier è completamente superato. L’aspetto manutenzione è emerso molto poco, anche perché dobbiamo distinguere i dodici tratti candidati che sono oggi sito Unesco, anche se con un perimetro un po’ più largo rispetto a quello iniziale, che sono soggetti già ora a progetti e attività di manutenzione molto specifiche. Quello che dobbiamo essere capaci di fare, ma è già oggetto del Piano di gestione, è trasferire questo stesso livello di cura e manutenzione dai dodici tratti verso tutta la città, cioè fare in modo che questo successo diventi l’occasione di riappropriarsi di questi spazi e di fare in maniera sempre più sistematica delle azioni di cura di questi spazi che sono di fatto l’identità urbana di Bologna. Per questo ci sono azioni descritte nel Piano di gestione, azioni che stiamo già sviluppando, perché una buona parte del Piano di gestione che avevamo presentato nel 2020 e preparato nel 2019 è già implementata. Si tratta quindi di proseguire su questa strada, sia con investimenti diretti del Comune, sia facilitando al massimo l’intervento dei privati, rinnovando i protocolli che nel tempo si sono susseguiti, ma anche lavorando in maniera sempre più puntuale per rendere più efficace il sistema di dialogo fra tutti i soggetti che sono deputati alla manutenzione. Su questo stiamo già lavorando, non posso darvi tutti i dettagli, perché è uno dei punti che oggi rende più difficili gli interventi più rapidi, efficaci e in tempo reale che molte volte serve fare. Si tratta di una grandissima sfida, ne siamo consapevoli, ma sicuramente l’essere sito Unesco ci darà più strumenti, a partire dai finanziamenti che ogni anno lo stato riserva ai suoi 58 siti Unesco. E con grande orgoglio posso dire che noi siamo il 58°”.