Question Time, chiarimenti su zona rossa e permessi per lavoratrici e lavoratori con figli

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BOLOGNA – L’assessora Susanna Zaccaria ha risposto, in seduta di Question Time, alla domanda d’attualità del consigliere Federico Martelloni (Coalizione civica), su zona rossa e permessi per lavoratrici e lavoratori con figli.

La domanda del consigliere Martelloni
“Vista l’istituzione della zona rossa per tutta la città metropolitana di Bologna a causa l’aggravarsi della situazione sanitaria; viste le notizie relative ai permessi che verranno messi in campo a sostegno dei lavoratori e delle lavoratrici con figli e in attesa dei relativi decreti; considerato che, come è noto, l’impatto della crisi economica dovuta alla crisi sanitaria ha riflessi molto più marcati sulla popolazione femminile per lo sbilanciamento dei compiti di cura che gravano ancora in gran parte sulle donne; visto l’impegno del Comune di Bologna ad adottare l’analisi dell’impatto di genere dei propri atti e vista la prevalenza femminile tra gli impiegati del Comune di Bologna; pone la seguente domanda di attualità per sapere se nella gestione del personale in questa delicata fase di crisi verrà dato peso alla valutazione dell’impatto di genere; per avere una valutazione politico amministrativa dal Sindaco e dalla Giunta sul tema”.

La risposta dell’assessora Zaccaria
Consigliere Martelloni, cercherò di risponderle nel miglior modo possibile, la sua è una domanda complicata e mi riservo di approfondire anche successivamente il tema.

Qualche considerazione innanzitutto all’utilizzo del lavoro agile e al potenziamento che è avvenuto a fronte dell’emergenza sanitaria. Come noto, è una sperimentazione che il Comune aveva messo in campo sin dal 2018. È stata di fatto una nuova modalità di lavoro che si è inserita nel processo di innovazione dell’organizzazione del lavoro a livello di sperimentazione come stimolo per un cambiamento strutturale del funzionamento della pubblica amministrazione, dopo di che è un forte strumento di conciliazione, ma sappiamo che non è solo questo, per come sono organizzate le nostre famiglie, qualunque strumento di conciliazione va a maggior beneficio delle donne che hanno ancora i compiti di cura, piuttosto che degli uomini, quindi è uno strumento prezioso.

Certamente sono temi che mi interessano e infatti come assessorato alle Pari opportunità condividiamo l’evoluzione degli strumenti che sono stati via via messi in campo dall’amministrazione. La Giunta nel dicembre del 2020 ha già approvato il Piano organizzativo del lavoro agile come allegato al Piano della performance che ha confermato l’estensione massima del lavoro agile per tutto il personale a esclusione di quello impegnato in servizi da rendere necessariamente in presenza e quindi per i servizi educativi e scolastici quando sono aperti, nella Polizia Locale e nel controllo degli accessi.

Il lavoro agile già da tempo rientra nel Piano delle Azioni Positive, sia in quello 2020-2022 sia in quello già approvato 2021-2023, non entro nel merito delle azioni specifiche, ma la sua domanda faceva riferimento a una valutazione di impatto di genere e tutte queste azioni mirano a potenziare tutti quegli strumenti, non solo il lavoro agile, che tengono conto sia del genere che dell’età. Faccio un esempio il potenziamento delle piattaforme tecnologiche per una corretta messa in campo del lavoro agile, con tutti i vantaggi che ne conseguono, ma anche rafforzare la comunità dei facilitatori digitali, per diminuire il divario di competenze digitali, definire la tipologia delle attività lavorative che possono essere svolte in modalità agile o da remoto e qui mi permetto di fare una valutazione sul punto che lei ha sollevato stamattina, teniamo presente il numero dei dipendenti, ma soprattutto la diversità delle attività che vengono svolte. Per cui il fatto di dire che potrebbe non essere compatibile con la propria attività, credo si riferisca alle mansioni specifiche che sono ovviamente molto diverse a seconda che si volga ad esempio l’attività in un ufficio che non ha a che fare col pubblico oppure si. Una persona che deve continuamente rispondere al telefono al pubblico difficilmente riesce anche a gestire i bambini, una persona che invece può distribuire diversamente nell’arco di ore diverse la propria attività, ragionando sull’obiettivo del risultato e non da dove e come svolgo il lavoro, lo può fare diversamente. Questa è l’unica considerazione che mi permetto di fare riservandomi di approfondire quello che lei ha sollevato.

Ci tengo però a fare un’ultima valutazione sui numeri. Lei ha già evidenziato che le donne sono più degli uomini, quindi volevo solo fare un breve accenno allo stato di attuazione con i dati al 31 dicembre 2020, per verificare quanto il Comune abbia ampliato la platea dei dipendenti che possono lavorare da remoto. A gennaio 2020 parlavamo di 202 persone, a marzo siamo arrivati a 1.929 persone, dato che si è stabilizzato nei periodi successivi, ad agosto e dicembre erano 2.078 persone, di cui il 23% uomini e il 77% donne. Il personale autorizzato a lavorare da remoto nel periodo emergenziale ammonta a oggi a 2.078 persone, che, sommate ai 103 telelavoristi portano il totale a 2.181, le donne al 72% gli uomini al 28%. Questo dato diventa estremamente rilevante se si considera che possono lavorare in remoto 2.270 dipendenti. Quindi il Comune di Bologna ha autorizzato a questa modalità di lavoro il 96% della platea potenziale. Non ho tempo per illustrarle le tabelle che molto gentilmente la Capo Area del personale mi ha inviato e la ringrazio molto, ma gliele invierò, perché sono tabelle da cui si ricavano non solo molta attenzione per gli strumenti messo in campo, ma anche molta attenzione alla rilevazione dei dati disaggregati per genere ripartiti tra i diversi settori che ritengo siano molto interessanti e che le farò avere”.