Piacenza

Piacenza conferisce la Benemerenza civica al giornalista Pierluigi Magnaschi

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PIACENZA – Autorità,   Ministro   Foti,   gentili   ospiti,   signore   e   signori, oggi Piacenza rende omaggio a un suo figlio che, partendo da qui, è arrivato ai vertici del giornalismo italiano senza mai perdere il legame con la propria terra.

E credo che questo sia uno degli aspetti più belli della storia di Pierluigi Magnaschi. Perché ci sono persone che, quando raggiungono traguardi importanti, finiscono quasi per allontanarsi dalle proprie origini. E poi ce ne sono altre che, invece, continuano a portarle dentro di sé. Magnaschi appartiene a questa seconda categoria.

La sua è stata una carriera straordinaria, costruita con intelligenza, determinazione, sacrificio e anche coraggio.

Un percorso che lo ha portato a dirigere alcune tra le più importanti testate italiane, attraversando decenni complessi della vita del nostro Paese, raccontandone i cambiamenti, le tensioni, le trasformazioni.

Nel corso della sua carriera ha ricevuto riconoscimenti importanti, a partire dal Premio nazionale Walter Tobagi. Ma forse il riconoscimento più grande è un altro: l’autorevolezza conquistata in decenni di lavoro e il rispetto trasversale che ancora oggi il suo nome suscita nel mondo dell’informazione.

Ma credo che oggi non siamo qui soltanto per celebrare il direttore, il professionista, il giornalista autorevole conosciuto a livello nazionale. Siamo qui anche per riconoscere una qualità umana e civile che, in tempi come questi, ha un valore ancora più grande. Pierluigi Magnaschi ha sempre difeso un’idea di giornalismo fatta di libertà, approfondimento, curiosità intellettuale. Un giornalismo che non si accontenta degli slogan, che non rincorre la polemica facile, che prova invece a capire la complessità delle cose.

E penso che questo sia un messaggio importante per tutti noi, indipendentemente dalle idee politiche, dalle appartenenze o dalle sensibilità personali. Perché una democrazia ha bisogno di informazione seria. Ha bisogno di persone che abbiano il coraggio di studiare, verificare, approfondire. Ha bisogno di voci indipendenti, non di tifoserie.

Nelle tante interviste rilasciate nel corso degli anni, Magnaschi ha spesso parlato dei suoi “maestri” piacentini, della formazione ricevuta qui, del valore di una provincia che non è mai stata per lui un limite, ma una scuola di rigore, concretezza e serietà. E forse è proprio questo il punto che oggi ci rende particolarmente orgogliosi. Sapere che un pezzo di quella cultura piacentina — fatta di lavoro, sobrietà, capacità critica e voglia di capire il mondo — abbia accompagnato il suo cammino fino ai più alti livelli del giornalismo italiano.

C’è poi un altro aspetto che personalmente colpisce molto: la passione. Perché basta ascoltarlo parlare ancora oggi per capire che dentro c’è rimasta la curiosità del cronista. Quella voglia autentica di comprendere ciò che accade, di leggere la realtà senza pregiudizi, senza conformismi e senza scorciatoie. Ed è una qualità rara.

Devo dire che, sentendolo nei giorni scorsi, ho percepito anche un’altra cosa: quanto questo riconoscimento abbia per lui un significato speciale. Non soltanto per il valore istituzionale della Benemerenza civica, ma perché arriva dalla sua città. Dalla comunità in cui è cresciuto. Dalle sue radici. E credo che, in fondo, questo sia il riconoscimento più bello: quello che nasce dall’affetto, dalla stima sincera e dal senso di appartenenza.

Ci sono figure che riescono a unire mondi diversi perché vengono riconosciute prima di tutto per la loro credibilità. Credo che Pierluigi Magnaschi sia una di queste. Ed è anche per questo che la Benemerenza civica che conferiamo oggi non premia soltanto una carriera brillante. Premia uno stile. Un modo di stare nel dibattito pubblico con indipendenza, serietà e responsabilità.

E credo che Piacenza possa dire, con affetto e con orgoglio, grazie. Grazie direttore, per il suo lavoro. Grazie per il prestigio che ha dato al giornalismo italiano. E grazie perché, anche arrivando così lontano, non ha mai smesso di portare con sé un pezzo della sua Piacenza.

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Pubblicato da
Roberto Di Biase

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