È bene ricordare, come esempio per le nuove generazioni, per gli studenti che si avvicinano per la prima volta al percorso di laurea in infermieristica, quanto sia stato peculiare il ruolo svolto dai nostri infermieri durante il periodo buio della Seconda Guerra Mondiale.
Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up.
«Un soldato ferito e medicato in luoghi nascosti, magari tra le montagne, magari in edifici demoliti, nel pieno anonimato, con pochissimi strumenti a disposizione, quando procurarsi una garza, un disinfettante, una siringa, non solo rappresentava una impresa titanica, ma comportava anche numerosi rischi per il nemico costantemente in agguato.
Gli infermieri, i nostri infermieri, erano chiamati a salvare vite umane, quelle dei partigiani, e a farlo clandestinamente.
La loro partecipazione attiva alla Resistenza va menzionata, è stata straordinaria, encomiabile. Parliamo di uomini e donne che svolsero un ruolo sociale davvero importante, mettendo a repentaglio la propria vita per curare i feriti e, in alcuni casi, anche per agevolarne la fuga.
La nostra, continua De Palma, vuole essere una riflessione scevra da ogni contesto politico, ma sospinta dal dovere di ricordare le competenze, lo spirito di civico servizio, le qualità umane, di operatori sanitari che con amore, devozione, senza mai lasciarsi andare alla paura, hanno dato tutto.
Il 25 Aprile sia anche la loro giornata, quella degli infermieri che hanno dato tutto sul campo, fino alla fine», conclude commosso De Palma.
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