Nota del Sindacato Infermieri Italiani Nursing Up del 9 novembre 2021

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De Palma: «A Pesaro e Fano l’azienda sanitaria costretta a istituire servizi privati di guardie armate per provare ad arginare gli episodi di violenza contro gli operatori sanitari»

ROMA – «Dopo gli scabrosi episodi avvenuti nel pronto soccorso di Pesaro, che hanno visto ben cinque infermieri aggrediti a calci e pugni mentre erano in servizio, apprendiamo, e non ci meraviglia, che l’Azienda Sanitaria interessata, e questo vale anche per il presidio di Fano, hanno deciso di istituire, di propria iniziativa, un servizio di vigilanza prolungato nelle ore notturne, tramite un’agenzia di sicurezza privata.

Ma ci rendiamo conto di quanto accade davanti ai nostri occhi?

La nostra classe politica non fa altro che tacere di fronte a fatti di cronaca che vanno ben oltre qualsiasi tollerabilità umana, e che non sono degni di un Paese Civile. Non ci sono regole efficaci in grado di prevenire i fenomeni di violenza verso gli operatori sanitari e questo spinge le aziende sanitarie, da ultimo quella di Pesaro, a ricorrere a servizi privati per tutelare i propri operatori sanitari.

Quanto accaduto, merita allora una doverosa riflessione.

Il Sindacato Nursing Up, da oltre un anno, nelle sue coraggiose campagne ed iniziative anti-violenza, chiede il ripristino dei presidi delle forze di pubblica sicurezza negli ospedali italiani oppure, in subordine, la creazione di strutture aziendali dedicate alla protezione e sicurezza degli ambienti ed operatori sanitari. Parliamo di un sistema di protezione generalizzato, che interessi tutte le aziende sanitarie italiane con la solida regia del Ministero degli Interni, affinché si mettano in atto azioni organizzative concrete per stroncare sul nascere questi vergognosi fenomeni.

Possibile che la classe politica si ostini a non agire, di fronte al sacrosanto diritto alla tutela dell’incolumità psico fisica dei professionisti della sanità?

È possibile che non ci si renda conto che questo diritto dovrebbe essere garantito, secondo l’articolo 2087 del Codice Civile, dal datore di lavoro, nel nostro caso lo Stato, le Regioni e le aziende sanitarie?

Certo è che, dopo quanto accaduto, assumono sempre più senso le battaglie che portiamo avanti da mesi e mesi. Insomma, quello che noi chiediamo è talmente necessario, ovvio e concludente che le aziende sanitarie, in carenza di disposizioni organizzative di fonte regionale o ministeriale, arrivano al punto di agire in autonomia, creando servizi dedicati alla protezione del personale dipendente contro l’odioso fenomeno delle aggressioni. Il paradosso è che di fronte a cotanta emergenza, legata alla bieca violenza perpetrata a danno degli operatori sanitari, si debba fare affidamento solo sulla sagacia e capacità di iniziativa sporadica di una o più aziende sanitarie.

E tutte le altre strutture del SSN?

Gli infermieri di Pesaro hanno di certo diritto a questa forma di tutela, ma ne hanno diritto anche i colleghi di Milano, Roma e Canicattì.

L’amara realtà è che l’unica strada che ha trovato l’azienda sanitaria in questione è stata quella di agire in autonomia, dal momento che non esiste una normativa forte, quella che parte da un Governo centrale, o da una periziosa attività di coordinamento tra le regioni, che consenta di costruire un progetto solido di tutela dell’incolumità psico-fisica degli infermieri e del restante personale, da Azienda Sanitaria ad Azienda Sanitaria.

L’obiettivo sul quale tutte le istituzioni dovrebbero focalizzare i propri sforzi, è quello di non assurgere al triste ruolo di passivi testimoni di episodi di violenza come quello che si è verificato nella ASL di Pesaro.

Per noi del Nursing Up, bisognerebbe modificare con ogni urgenza quella legge approvata da un anno circa, rivelatasi inefficace perché si è concentrata sull’inasprimento delle pene senza introdurre concreti strumenti di prevenzione delle aggressioni. Ve la ricordate?

Ce l’hanno presentata in pompa magna, ma certo è che fin qui, e ce lo raccontano i fatti di cronaca, non ha di certo fatto da deterrente agli episodi delle aggressioni, come invece si sperava, e che invece continuano ad affollare le pagine dei giornali.

Occorrono regole certe, e la politica deve smettere di fare orecchie da mercante. Parliamo di regole organizzative condivise e generalizzate, valide per tutte le strutture del SSN, che permettano di ricollocare presidi di pubblica sicurezza in ogni ospedale, come accadeva in passato oppure, in alternativa, che diano precise indicazioni alle aziende sanitarie locali per la creazione di servizi “dedicati”, come ha fatto da ultimo la ASL di Pesaro.

Insomma, lo Stato, le Regioni e le aziende sanitarie hanno la responsabilità di assumere ogni provvedimento necessario per ristabilire la serenità all’interno delle realtà ospedaliere, dove gli infermieri, medici ed altri operatori sanitari sembrano più che mai i protagonisti involontari di duelli rusticani, nei quali però recitano sistematicamente la parte delle vittime sacrificali.»