Nota del Sindacato Infermieri Italiani Nursing Up del 10 febbraio 2021

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De Palma: «Nostra indagine sindacale: ecco perché il piano Bertolaso in Lombardia ci appare come un K2 da scalare a mani nude»

ROMA  – «Conti alla mano, il piano Bertolaso, che prevede di vaccinare più di 6 milioni e mezzo di cittadini lombardi entro la fine di giugno, se non appare come pura utopia, poco ci manca! Ci sembra una missione davvero difficile da raggiungere, una sorta di k2 da scalare a mani nude. E proviamo a spiegarvi perché nella nostra nuova indagine sindacale».

A parlare è Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up, Sindacato Infermieri Italiani, che da settimane continua la sua battaglia per chiedere una totale revisione del piano Arcuri con la creazione di un nuovo bando dedicato agli infermieri dipendenti, dal momento che esistono anche i fondi per le  prestazioni aggiuntive e dal momento che sembra impossibile reperire 12mila infermieri tra i liberi professionisti (appena 3900 domande pervenute, ma da quello che i colleghi interessati ci riferiscono, potrebbero essere davvero poche quelle che andranno a buon fine). Eppure anche questa prospettiva potrebbe non bastare, dal momento che guardando con attenzione al piano Bertolaso, per la sola Lombardia, ci si rende conto che senza nuove assunzioni di professionisti, oppure senza coinvolgere gli infermieri dipendenti, chiedendo loro di operare a regime di prestazioni aggiuntive, si rischia di sbattere a 100 chilometri orari contro un muro di cemento armato. In parole povere, le rosee ipotesi di ottenere l’immunità di massa entro fine anno corrono il rischio di restare tali . Con il rischio reale di impiegare dai tre ai quattro anni per vaccinare gli italiani, mentre le varianti del virus pendono sulle nostre teste come una pericolosa spada di Damocle.

«Senza alcuna presunzione di certezza, Abbiamo provato a fare dei calcoli e ciò che ne viene fuori rispecchia palesemente quanto andiamo dicendo da settimane, continua De Palma.

Ipotizziamo che Bertolaso, nell’ex area Fiera al Portello, volesse iniziare il prossimo 15 febbraio il suo ambizioso piano. Sostiene apertamente che l’obiettivo è quello di vaccinare 6 milioni di lombardi entro il 30 giugno: mancano perciò 135 giorni.

Prima di tutto abbiamo ipotizzato in 15 minuti, visione ottimistica ma realizzabile, traendo spunto da modelli già adottati dai tedeschi, il tempo minimo di ogni singola somministrazione, includendo le procedure funzionali alla stessa, ma escludendo tutti gli altri passaggi precedenti e successivi (raccolta dell’anamnesi prevaccinale e del ritiro dei moduli firmati relativi all’informativa del consenso informato, attività propedeutiche alla gestione della seduta vaccinale, es. controllo frigo, controllo lotti, controllo carrello, trattamento presidi utilizzati, etc. nel rispetto delle buone pratiche vaccinali e delle procedure della struttura, e ancora osservazione  delle possibili reazioni avverse e sinergie con il medico per quanto di specifica competenza di ognuno ). 

Per tanto, come emerge dal rapporto tra la cifra di 6milioni (i cittadini da vaccinare), e i 135 giorni che mancano alla fine di giugno, occorrerà una media (calcolata al ribasso) di circa 44.444 vaccinazioni al giorno per stare nei tempi!

Ed ancora, posto che ogni infermiere impiegato in turni contrattuali da 6 ore (360 minuti) riesca in base al tempo di 15 minuti a iniezione, ripetiamo visione ottimistica, a trattare 24 vaccinandi, abbiamo rapportato  la cifra di 44.444 a tale valore di 24,  ed abbiamo poi considerato, a mero scopo didattico, che per coprire quello che chiede Bertolaso: 24 ore di lavoro, 7 giorni su 7, occorreranno 4 turni da 6 ore al giorno (mattina, pomeriggio, sera, notte) in cui si alternerà almeno un infermiere per punto vaccinale. 

Orbene, proporzionando il numero complessivo delle somministrazioni giornaliere attese nel periodo considerato, pari a circa 44.444 al giorno, con il valore mediano o numero delle somministrazioni per singolo professionista nel medesimo periodo di tempo, e cioè 24, otterremo il numero complessivo di infermieri da occupare per questo obiettivo, ogni giorno, nella regione Lombardia.

A tale cifra, pari a 1851 unità, va aggiunto un ulteriore 20% per coprire congedi ordinari, straordinari, permessi e malattia ai quali i professionisti hanno diritto nei 135 giorni presi in considerazione, più un ulteriore 25% per riposi e per organizzare il ciclo compensativo del personale turnante, cioè la prevista rotazione p/m/n secondo i modelli organizzativi in uso. 

Insomma, arriviamo, numero più numero meno, a circa 2680 infermieri che occorrono alla causa.

Ma se in Lombardia già prima del Covid mancavano 4700 infermieri dove recupereremo tutti questi ulteriori professionisti senza nuove assunzioni?

Certo, si potrà sempre pensare di fare come accadde mesi or sono, con l’apertura del mega ospedale Covid presso la fiera di Milano, e quindi utilizzare il già poco personale in servizio negli ospedali e nelle aziende sanitarie lombarde, ma a quale costo?

E quali e quanti reparti o servizi saranno chiamati a ridurre o addirittura sospendere ulteriormente le loro attività ordinarie per “prestare il personale” necessario per le vaccinazioni?

Forse e dico forse, con simili sacrifici, arriveremo pure a vaccinare più si 6 milioni di cittadini lombardi, ma in questo modo chi ci penserà alle già critiche condizioni organizzative della sanità ordinaria? E cosa accadrà nelle altre Regioni? Vogliamo proprio dimenticare i già gravi ritardi accumulati per gli screening tumorali, per le attività ordinarie legate al trattamento dei diabetici, dei malati cronici etc etc.?

Insomma, quanti cittadini sono già stati costretti a rinviare il proprio ricovero ordinario o l’intervento di routine perché gli ospedali sono stati costretti a ridurre drasticamente questo tipo di attività per potersi dedicare ai pazienti Covid da più di un anno ormai? Vogliamo davvero continuare in questo modo?». chiosa De Palma perplesso.