
BOLOGNA – A proposito di Iran…
Afshin Varjavandi racconta la speranza
nello spettacolo di danza “Mohábbat”
A Teatri di Vita, 3 novembre 2026
L’Iran è protagonista in scena con “Mohábbat (Sull’Iran)” del coreografo Afshin Varjavandi, che sulla parola persiana che significa “affetto, cura” costruisce uno spettacolo di danza che racconta la vitalità e le speranze di una “famiglia” che si allarga all’intera umanità. L’opera vede in scena Jenny Mattaioli, Chiara Morelli e Elia Pangaro e va in scena a Teatri di Vita (piazzetta Sergio Secci 1, ex via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 333.4666333; teatridivita.it), martedì 3 novembre alle ore 21.
“Mohábbat (Sull’Iran)” è presentato nell’ambito della stagione del Centro di Produzione Teatrale Teatri di Vita “L’allegria”, realizzata con il contributo di Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna | Settore Cultura e Creatività.
Mohábbat (sull’Iran) – coreografia e regia Afshin Varjavandi – con INC Innprogress Collective, Jenny Mattaioli, Chiara Morelli, Elia Pangaro – sound editing Francesco Fiorucci Chiskee / Dromo Studio / Jacopo Cerolini POME – costumi Sara Lanzi, Afshin Varjavandi – prodotto e supportato da Astràgali Teatro • LaMaMa Umbria • LaMaMa etc. experimental theater ny, con il contributo di CentroDanza spazio performativo Perugia
Mohábbat è una parola persiana che significa “affetto, cura” e che Afshin Varjavandi identifica come fulcro della cultura da cui proviene, quella persiana , fino a rappresentare lo spirito della gente dell’Iran. Da questo fulcro parte l’indagine condotta dal coreografo e dai danzatori, che insieme diventano il simbolo di una “famiglia”, una delle tante, fuggite dal loro paese di origine, alla ricerca di nuove speranze e di un orizzonte libero e vitale.
In Iran e altrove nel mondo vengono da decenni istituzionalmente proibiti credi, diritti di espressione, di uguaglianza di genere, il progresso, l’emancipazione. Qual prezzo si paga quando si abbandona la propria terra di origine? Cosa si prova nell’iniziare un viaggio senza ritorno? I danzatori costruiscono in una danza eclettica, mista, fusione di gesto contemporaneo, movement research e tecnica urban, uno spazio sacro immaginario, una fortezza, o un rifugio, dove non esiste alcun tipo di prevaricazione e di crudeltà e nel quale, con affetto, invitano il pubblico a entrare.
Afshin Varjavandi inizia lo studio della danza a 14 anni, avvicinandosi in principio alla tecnica hip hop e agli stili urbani con i più grandi maestri internazionali, per poi esplorare le tecniche classica, contemporanea, modern jazz, body contact, floor contact. Astràgali Teatro nasce nel 1981 a Lecce, ha realizzato progetti artistici, spettacoli, attività in circa 30 paesi in tutto il mondo, anche in zone di conflitto.







