“L’italiano è ladro” oggi a Teatri di Vita

Venerdì 29 novembre alle ore 21 il poemetto inedito di Pasolini va in scena con Anagoor a Bologna

BOLOGNA – Due amici, il borghese e il contadino, negli anni 30 e 40 di un’Italia che dal fascismo passa al dopoguerra, e dall’infanzia mitizzata approda a una maturità fatta di sofferenze, povertà, emigrazione, lotta di classe. I due amici sono protagonisti del poemetto “L’italiano è ladro”, un’opera in versi che Pier Paolo Pasolini ha scritto e riscritto per lunghi anni dal periodo friulano al suo arrivo a Roma, dal 1947 al 1955. A portarla in scena è Anagoor, compagnia di punta del teatro contemporaneo italiano, guidata da Simone Derai. L’appuntamento è a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; info: www.teatridivita.it; 333.4666333) venerdì 29 novembre alle ore 21. In scena Luca Altavilla e Marco Menegoni, e la ricercatrice Lisa Gasparotto.

Lo spettacolo “L’italiano è ladro / una transizione imperfetta” è nell’ambito della stagione “Memories are made of this” di Teatri di Vita, realizzata in convenzione con il Comune di Bologna e con il contributo della Regione Emilia Romagna, della Fondazione del Monte e della Fondazione Carisbo.

Nel 1955 viene pubblicato, in un fascicolo di “Nuova Corrente”, un frammento de L’Italiano è ladro di Pier Paolo Pasolini. Si tratta dell’unica traccia a stampa di un poema plurilingue dalla marcata connotazione politica e dall’allure sperimentale, che aveva conosciuto una lunga gestazione depositata in numerose redazioni nell’arco di un periodo compreso tra il 1947 e la seconda metà degli anni Cinquanta. Di mezzo a quegli anni, una ferita mai rimarginata: lo scandalo dell’accusa per atti osceni subita nel 1949 (ci fu l’appello nel 1952 a Pordenone, con esito favorevole). Pasolini era allora un giovane insegnante a Valvasone, l’imputazione lo costrinse alla fuga da Casarsa, in compagnia della madre, e l’approdo a Roma.

L’Italiano è ladro sembra configurarsi, specie da un punto di vista stilistico e tematico, come uno degli antecedenti, e forse il più diretto, delle esigenze rappresentative espresse dall’autore in Ragazzi di vita e per certi aspetti anche nelle Ceneri di Gramsci. Allo stesso tempo questo lavoro, che ha occupato Pasolini in un torno di anni cruciali, nonostante sia passato quasi inosservato, è senz’altro un testimone rappresentativo della stagione poetica degli anni Cinquanta, sia nel contesto dell’opera pasoliniana, sia in quello della storia politica culturale e letteraria in cui essa si inserisce (per l’apertura alla rappresentazione delle classi popolari, e la tendenza alla narratività).

Non volendo venir meno alla ricchezza che emana dalle carte recuperate del laboratorio pasoliniano, questa presentazione de L’Italiano è ladro non vuole essere una riduzione, semmai tenta di restituire il fervore e la complessità di una scrittura in ebollizione e di un pensiero e di una lingua che stavano allora diventando sistema e visione. E tenta di illuminare la virulenza teatrale che sembra pulsare sotto il verso poetico: una violenza drammatica chiamata in causa dal senso tragico dell’opera, un terremoto che separa, come la faglia le zolle contrapposte, due ragazzini, nell’estate della loro prima adolescenza; un terremoto che pur avendo le Venezie come epicentro, ha l’intera Italia come orizzonte.

Dunque, una presentazione, quella di Anagoor, che sceglie di mediare tale complessità comparando le diverse versioni del testo e illustrando il laboratorio del poeta, per facilitare una più completa comprensione storica e letteraria del contesto e dell’oggetto poetico, prima di lasciare la lingua libera di rompere gli argini, e travolgere l’orecchio come un torrente che trascina con sé trasformazioni recenti e dolore antico; una lingua capace di scavare con inarrestabile potenza il proprio inaudito Carso nel cuore e nella mente di chi ascolta.

Spostare l’attenzione sull’Italiano è ladro è un po’ come spostare l’attenzione sul principio del motore creativo. Pasolini, non letto attraverso il solito filtro dell’attaccamento a una fine straziante e dolorosissima, ma visto nella fase aurorale della sua formazione poetica, mette qui in atto una riflessione sulla poesia, sulla lingua, sull’arte, senza paura che questi aspetti diventino linguaggio di un’élite, ma tentando di superare questo pregiudizio. Allo stesso modo noi vorremmo tentare di percorrere questa stessa direzione, con la voglia di sperimentare, fiduciosi che il teatro possa ancora essere davvero un luogo libero, in cui la riflessione su ogni piano – stilistico, estetico, ideologico –, possa trovare spazio in modalità frontali.

(Simone Derai)

Anagoor, che prende il nome dal racconto di Dino Buzzati Le mura di Anagoor, nasce nel 2000 a Castelfranco Veneto. Dal 2008 Anagoor ha la sua sede nella campagna trevigiana, presso La Conigliera. Nel 2009 con Tempesta riceve una Segnalazione Speciale al Premio Scenario.
Nel 2010 entra a far parte del progetto Fies Factory di Centrale Fies e del network internazionale Apap.
Nel 2011 lo spettacolo Fortuny è invitato alla Biennale di Venezia diretta da Alex Rigola. Nel 2012 debuttano a MiTo il film-concerto Et manchi pietà sulla vita della pittrice Artemisia Gentileschi, e lo spettacolo L.I. Lingua Imperii premiato al 53mo Festival MESS di Sarajevo.
Nel 2013 Anagoor riceve il Premio Hystrio – Castel dei Mondi e debutta con la prima regia di un’opera: Il Palazzo di Atlante di Luigi Rossi.
Nel 2014 al Festival delle Colline Torinesi debutta Virgilio Brucia.
 Nel 2016 debutta L’Italiano è ladro di Pier Paolo Pasolini; Simone Derai riceve il riceve il Premio Hystrio alla regia; debutta al Festival delle Colline Torinesi Socrate il Sopravvissuto / come le foglie che riceve il Premio ReteCritica 2016 (anno in cui Anagoor riceve il premio dell’Associazione Nazionale dei Critici Teatrali per l’innovativa ricerca teatrale.

TEATRI DI VITA
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