In occasione della XXXI Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, il Comune di Piacenza propone un momento pubblico di commemorazione e uno spettacolo teatrale dedicato alla figura di don Peppe Diana, sacerdote ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994.
20 marzo 2026 – Celebrazione in Piazza Cavalli
Nella mattinata di venerdì 20 marzo, in Piazza Cavalli, si svolgerà la celebrazione cittadina della Giornata della memoria e dell’impegno, appuntamento riconosciuto dal Parlamento italiano. L’iniziativa sarà aperta alla cittadinanza e vedrà la partecipazione degli studenti delle scuole piacentine coinvolti nei percorsi di educazione alla legalità attivati da Libera durante l’anno scolastico. Il programma prevede un momento di saluti istituzionali, durante il quale saranno richiamati il significato della ricorrenza e l’impegno del territorio nel contrasto alla criminalità organizzata. Seguirà la lettura dei nomi delle 1101 vittime innocenti delle mafie, gesto simbolico che rappresenta il cuore della manifestazione: un atto collettivo di memoria che restituisce dignità a ogni storia spezzata e riafferma il valore della responsabilità civile.
23 marzo 2026 – Spettacolo “Non è stata la mano di Dio”
Lunedì 23 marzo, al Teatro Filodrammatici (ore 9 e 11), andrà in scena “Non è stata la mano di Dio”, monologo di e con Corrado La Grasta, per la regia di Giulia Petruzzella, vincitore del Festival “Le Voci dell’Anima” 2025 – Teatro e Danza di Rimini. Lo spettacolo, patrocinato dal Comitato Don Peppe Diana e realizzato in collaborazione con Teatro Gioco Vita, è rivolto a tutti a partire dagli 11 anni e l’ingresso è gratuito. Attraverso la voce di Beppe, uomo della comunità di Casal di Principe segnato dagli eventi del 19 marzo 1994, il monologo ripercorre l’omicidio di don Peppe Diana e il suo impegno contro la camorra, descritta come componente endemica del territorio. Il racconto intreccia memoria personale e testimonianze di figure come don Pino Puglisi, Oscar Romero e don Tonino Bello, per ricordare il martirio di don Peppe e far conoscere alle nuove generazioni la sua testimonianza, contrastando le narrazioni distorte che la camorra tentò di diffondere per oscurarne l’esempio.
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